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Il dibattito

Ponte, lo scontro su ambiente e terremoti che vede le associazioni divise

Si è riacceso il dibattito sugli effetti inquinanti della grande opera e la sua collocazione su una zona sismica, ma gli stessi attivisti non sono tutti d'accordo

Sul Ponte dello Stretto il Governo Meloni sembra davvero aver messo il turbo. Ed ecco che il fronte del no si risveglia da un lungo ritardo sulla denuncia delle criticità ambientaliste. Quelle che negli ultimi anni della telenovela ponte si erano spente, covando sotto la cenere ma in modo intermittente e poco convinto. Nonostante le posizioni su inquinamento e rischio sismico siano sempre state nette, l'argomento è stato infatti progressivamente derubricato, lasciando in piedi solo l'opposizione politica al progetto, che ruota attorno a soldi e priorità di cantieri. 

Adesso però il Mit di Salvini fa sul serio: l'ultimo degli annunci che si susseguono dall'insediamento del nuovo esecutivo elevano ufficialmente l'opera al rango di prioritaria e parlano di lavori in partenza entro due anni. Si riaccende così anche lo scontro sull'impatto ambientale e i terremoti, nel quale però le associazioni non hanno le idee chiare. Il Ponte sullo Stretto inquina o no? Su due fronti inconciliabili si sono espresse in questi giorni Legambiente e Fare Ambiente - la prima contraria da anni all'infrastruttura, la seconda con una teoria che ribalta tutto, affermando che il ponte avrà persino effetti ecologici.  

Fare Ambiente contro Legambiente: inquina o no?

All'inizio di novembre Legambiente aveva giocato d'anticipo. Note le posizioni del centrodestra sulla realizzazione del ponte, in vista del vertice convocato dal governo con i governatori di Calabria e Sicilia, l'associazione aveva presentato un pacchetto di quattro proposte alternative, lanciando un appello deciso contro "inutili retoriche sulle grandi opere". Ai due territori - e pure all'Europa - serve altro, e le risorse del Pnrr (se stanziati per il ponte "soldi pubblici buttati al vento" insieme a quelli spesi nei decenni per consulenze e studi tecnici) vanno investiti in altri interventi realmente concreti. La premessa dei presidenti calabrese e siciliano dell'associazione, Gianfranco Zanna e Anna Parretta, è che il ponte si posizionerebbe in una zona ad alto rischio geotettonico e sismico mettendo a rischio la conservazione di ambienti marini e costieri protetti. Inoltre, se l'obiettivo è far uscire le due regioni da una condizione di mobilità surreale e anacronistica, il primo atto dovrebbe essere mettere finalmente mano a ferrovie e strade da incubo. Le quattro idee di Legambiente per i collegamenti di Calabria e Sicilia sono estrapolate dal documento "La transizione ecologica che serve all'Italia": usare i fondi già previsti nel Pnrr per la riqualificazione delle stazioni ferroviarie e dei terminali marittimi dotando i due territori, attraverso una vera e propria "cura del ferro", di mezzi nuovi, veloci e frequenti e coordinando i servizi delle numerose società coinvolte in modo da semplificare gli spostamenti e gli scambi tra treni, autobus locali e regionali, traghetti; portare le Frecce nei collegamenti da Catania e Palermo a Roma riducendo i tempi sulla tratta tra Reggio e la capitale; potenziare il trasporto via mare acquistando moderni traghetti roll-on/roll-off capaci di ospitare le Frecce senza scomporle, facendole uscire direttamente nella direzione opposta una volta arrivati a Messina o Villa San Giovanni, dimezzando i tempi di attraversamento, e contestualmente ammodernando terminal e stazioni; rafforzare la tratta ferroviaria (per passeggeri e merci) da Reggio a Taranto con investimenti sull'elettrificazione delle linee e la sicurezza del materiale rotabile. 

Di parere completamente diverso è invece Fare Ambiente, che ha risposto a queste osservazioni durante l'ultimo incontro della scuola di alta formazione in transizione ecologica, tenuto oggi. Il presidente Vincenzo Pepe, ospite della conferenza finale, ha ribadito che il ponte "è osteggiato per ragioni ideologiche e non certo perché l'opera non sia utile, anzi necessaria in un'aria isolata". E non solo non sarà nocivo all'ambiente ma avrà ripercussioni positive sull'emissione di Co2 provenienti da navi e traghetti, che sarebbe ridotta. In una nota, Fare Ambiente aveva già ufficializzato questa posizione dichiarandosi "favorevole al Ponte sullo Stretto, opera che sa coniugare lo sviluppo con la sostenibilità”. Concludendo con un invito al ministro Salvini perché "mostri determinazione nel portare avanti questo progetto e far sì che questo Paese sia moderno e non vittima di quell’ambientalismo fondamentalista dei no"

Il controdossier del 2021 e i dubbi irrisolti sul rischio sismico

Lo scorso anno Legambiente insieme a Kyoto Club e Wwf aveva stilato un contro-dossier contro il progetto preliminare del ponte e le osservazioni tecniche del gruppo di lavoro incaricato di valutare le alternative per l’attraversamento stabile dello Stretto. Secondo le associazioni, nella relazione del Gdl il sistema del traghettamento non era considerato perché, così come funziona oggi, ritenuto non valido, nè veniva analizzata l'esigenza di implementare i collegamenti ferroviari sul territorio meridionale. 

Per le associazioni ambientaliste il traghettamento resta la soluzione migliore per collegare le due sponde dello Stretto in termini di tempo, sostenibilità e oneri finanziari. E nel controdossier ricordavano dove sorgerà il ponte, ovvero su una zona sismica 1, chiedendo una valutazione geologica più approfondita. Riecheggiano le parole di Mario Tozzi che ha più volte evocato uno scenario macabro, affermando che "costruire il ponte sullo Stretto antisismico con denaro pubblico significa scegliere di unire due cimiteri in caso di terremoto, visto che solo il 25% della popolazione di Reggio Calabria e Messina risiede in case adeguate. E non è questione di se, ma di quando". Il geologo e divulgatore è stato smentito dal Comitato Ponte Subito, che ha ricordato i ponti costruiti in Giappone e sulla faglia di Sant'Andrea - siti altrettanto sismici, dove però l'adeguamento degli edifici circostanti è molto diverso da quelle delle abitazioni delle due città dello Stretto.

Lo stesso allarme è stato lanciato ieri pomeriggio durante la trasmissione Tagadà su La7, dove Piero Idone del Wwf ha mostrato la forte erosione della costa di Cannitello: qui sorgerà il pilastro calabrese del Ponte e "anche le case sono a rischio", ha detto l'ambientalista. Luciano Scarfì, sismologo dell'Ingv di Catania che è tra gli autori di un recente studio per individuare l'origine esatta del terremoto del 1908, ha aggiunto un'informazione inquietante. E' in atto un fenomeno di estensione dello Stretto, le cui sponde si stanno allontanando a causa dei movimenti della terra e in cento anni saranno più distanti di venti centimetri rispetto ad oggi. Il Ponte però non è elastico.

Il posizionamento di una temibile faglia sismica non è mai stato preso in considerazione nel progetto dell'infrastruttura. La segnalazione in merito del gruppo No Ponte al premier Mario Monti portò nel 2013 allo smantellamento e messa in liquidazione della spa pubblica Stretto di Messina, che è stata appena riattivata dal Governo. Che sia quanto meno azzardato costruire l'opera proprio qui è convinto pure il sottosegretario Vittorio Sgarbi, che su Sky Tg24, ha detto, da profano ma con saggezza: "Questo ponte è una specie di miraggio, di visione che sembra essere positiva e poi non lo è rispetto all’ambiente e sl fatto che è l’area di un terremoto terribile quale fu quello del 1908 a Messina e che è difficile immaginare che possa non tornare”. E ha frenato i sogni del ministro: “Quindi quella direi che è una visione di Salvini. Non si farà”.

Sull'argomento, in occasione dell'esercitazione della Protezione Civile "Sisma dello Stretto" avevamo interpellato l’assessore regionale Mauro Dolce, già capo dell’ufficio rischio sismico e vulcanico ProCiv, e ci aveva rassicurati. Per Dolce “il progetto di ponte sospeso a una campata è poco sensibile alle vibrazioni del terremoto, potrebbe avere piccoli problemi di spostamento facilmente assorbiti sulla lunghezza, ma rimarrebbe in piedi durante e dopo il sisma. Potrebbe invece diventare, in situazioni di calamità, una struttura fondamentale per raggiungere i luoghi colpiti tra Calabria e Sicilia”.

Salvini e la gag sugli uccelli in volo sopra il Ponte

L'ennesimo timore, in ordine di tempo è il Ponte sia dannoso pure per la fauna, minacciando i volatili. Tra annunci trionfalistici e progetti mirabolanti, Matteo Salvini, nel salotto di Bruno Vespa ha voluto replicare con una battuta da cabarettista: "Adesso qualcuno ha detto che il ponte sullo stretto potrebbe causare problemi agli uccelli che ci andrebbero a sbattere, ma gli uccelli non sono scemi, voleranno evitandolo”. Una gag che gli è piaciuta tanto da rilanciarla su Twitter. 

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