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Il personaggio

Santo Versace racconta Gianni nella città delle radici

L'imprenditore ha presentato il libro autobiografico "Fratelli" insieme all'amata moglie Francesca De Stefano, anche lei reggina

E' un Santo Versace intimo, sereno e soprattutto innamorato quello che oggi pomeriggio a Palazzo Alvaro ha presentato "Fratelli una famiglia italiana", libro autobiografico in forma romanzata edito da Rizzoli dedicato alla sua famiglia e al legame con il grande stilista Gianni. Accanto a lui la moglie Francesca De Stefano, dichiaratamente sua musa ispiratrice nella vita, nel lavoro e nell'impegno sociale, culminato nella fondazione che la coppia ha creato per aiutare i fragili, soprattutto minori. Nella saletta Perri affollata di ammiratori e amici dei Versace, Santo è orgoglioso di parlare del sentimento per Francesca, "che ha guarito le mie cicatrici sanguinanti", e dell'effetto dell'amore, conosciuto per la prima volta con lei: "Mi dà forza, mi ha fatto tornare giovane e pieno di energia, adesso vedo ogni cosa con positività". In una parola, un uomo felice. Il loro è stato un incontro imprevisto (come nei film avvenuto per un cambiamento di rotta del destino), che sembra aver riacceso in Santo Versace anche l'appartenenza a Reggio, città che i due coniugi hanno in comune. E che era impressa nel talento di Gianni. "Mio fratello - ha detto l'imprenditore ed ex parlamentare - ha sempre dichiarato che le sue radici erano il sole e il mare della Magna Grecia, e se noi figli siamo partiti i nostri genitori non hanno mai voluto andarsene". Reggio è anche il luogo dove Gianni Versace si formò, tiene a precisare Santo: "Rimase nella nostra città fino a 25 anni, quando arrivò a Milano aveva imparato qui tutto quello che sapeva".

Ad ispirarlo e fargli amare la moda fu la madre Franca Olandese Versace, mitica sarta e titolare dell'atelier le cui stoffe e i tagli pregiati attiravano clienti anche dall'altra sponda dello Stretto. Dialogando con Francesca e il giornalista Giusva Branca, Santo Versace l'ha ricordata così: "Mia madre non poté studiare, a quei tempi era difficile per una donna, ma lei dimostrò di poter essere autonoma, diventando un'ottima artigiana. Nella nostra famiglia la condizione femminile non era subalterna, lei era molto avanti rispetto alla società del tempo, da bambino guardando lei ero certo che le donne fossero più forti degli uomini e questa idea non è cambiata. Sono convinto - ha aggiunto - che se nel parlamento italiano oggi ci fossero soltanto donne, riuscirebbero a risolvere tutti i problemi del paese".

Il libro, che si avvicina al genere dell'autofiction, ripercorre la storia dei ragazzi Versace, punteggiata da personaggi avventurosi come il nonno anarchico Giovanni Battista Olandese (Gianni prese il nome da lui), deportato in carcere a Lipari per aver fischiato il generale Morra, autore dell'ordine di sparare sui contadini siciliani in rivolta; o deliziosamente d'epoca come Vittoria Ramirez, braccio destro della signora Franca e sua continuatrice nel primo negozio Versace di Reggio, nato per iniziativa del futuro, geniale stilista.

La tragica morte di Gianni fu uno choc dolorosissimo per Santo, che nel romanzo nota come non esista una parola del nostro vocabolo capace di nominare la perdita di un fratello - il lessico si ferma, ha un limite oggettivo. Un trauma che aveva già provato, con la sorella maggiore Fortunata, morta all'età di 10 anni: "Nella stessa stanza - ha raccontato - anni dopo sarebbe nato Gianni". I due fratelli erano uniti come metà della stessa mela. "Per anni - confida Santo - nei fine settimane tornai nella nostra casa sul lago di Como, e lì dormivo nel suo letto, era come se lo cercassi ancora, se volessi comunicare con lui". 

E l'imprenditore scrive che se Gianni avesse voluto vendere gelati al Polo Nord, lo avrebbe seguito fin lì: "Impegnarmi nella moda è stato il mio atto d'amore verso di lui, perché sapevo che era il suo sogno. A Reggio avevo cambiato molti lavori, in banca, nell'insegnamento. Senza di lui avrei fatto sicuramente il commercialista". Invece, come li definì Francesco Alberoni, Gianni e Santo si trasformano nei "principi di Calabria", celebrati nella severissima Milano (dove Gianni era così stimato che Genny e Callaghan investirono su di lui ponendo però come condizione che si trasferisse nel capoluogo lombardo perché si fidavano solo di lui, in persona e sul posto). 

Oggi, venticinque anni dopo il delitto che spezzò la vita e la creatività di Gianni Versace, Santo parla di questo libro come di un'iniziativa doverosa. "Ho capito - ci dice a margine della presentazione - che era necessario raccontare la nostra storia e soprattutto quello che è stato e che il mondo non dimenticherà mai. Scriverlo mi ha aiutato a liberarmi del peso del passato". Da Reggio Santo Versace attende qualche passaggio concreto per onorare la figura del fratello: "Sarebbe giusto dedicargli un museo o una scuola di moda, spero che lo facciano perché ovunque ogni anno la memoria di Gianni è celebrata sempre di più". Esiste tra l'altro una proposta della commissione toponomastica già approvata con delibera per intitolargli la strada che collega la città all’aeroporto, che si chiamerà viale Gianni Versace. "Devono intitolargli la strada principale della città, è quella che deve portare il suo nome", replica Santo. 

La presentazione del libro si è chiusa con un firmacopie da star, durante il quale Versace non si è sottratto all'affetto del pubblico. Una prova tangibile di quanto i reggini siano legati a questa famiglia talentuosa, complessa e orgogliosamente evocativa di una pagina di costume della nostra città. 

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