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La presentazione

"Io non muoio", un messaggio di rinascita per dare voce a tutte le donne

L'abbraccio della città a Maria Antonietta Rositani ed Emilia Condarelli per la presentazione reggina del volume scritto a quattro mani

Prima presentazione affollatissima a Reggio per "Io non muoio", libro scritto a quattro mani dalla giornalista Emilia Condarelli e Maria Antonietta Rositani, sopravvissuta a una terribile violenza diventata caso nazionale e oggi raccontata nel volume edito da Laruffa. Dopo l'anteprima nella prestigiosa cornice del Salone internazionale del libro di Torino, l'evento nella città delle due autrici è stato un vero bagno di calore e affetto, sottolineato dagli applausi di amici, rappresentanti di istituzioni e associazioni, semplici concittadini. Ognuno conosce la storia di Maria Antonietta e la battaglia combattuta per due anni in ospedale tra atroci dolori - una leonessa devastata dal fuoco appiccatole addosso dall'ex marito, riconosciuto colpevole di tentato omicidio fini all'ultimo grado di giudizio.

L'incontro nella sala dei lampadari di Palazzo San Giorgio è stato moderato da Riccardo Giacoia, caporedattore Tgr Rai Calabria, nella cui memoria l'agguato e poi il calvario vissuto da Maria Antonietta Rositani sono impressi in modo indelebile. "Nella mia carriera - ha detto - ho visto scene tremende, orrori e morti ammazzati e credevo di aver ormai allenato il cuore e la mente, ma le immagini drammatiche di quella violenza, che abbiamo trasmesso tante volte, restano per me le più forti. E' stato molto difficile - ha spiegato - raccontare quella storia, ascoltare Maria Antonietta e accogliere il suo dolore, sono entrato nella sua vita in punta di piedi".

Giacoia ha coinvolto gli ospiti della presentazione in un dibattito sul tema della violenza di genere, che continua a generare grandi numeri nonostante le misure di prevenzione messe in atto dalla legge e la repressione della giustizia. Se n'è parlato con la prefetta Clara Vaccaro, il procuratore Giovanni Bombardieri, il presidente del Rhegium Julii Giuseppe Bova, l'assessore alla cultura della città metropolitana, Filippo Quartuccio e il garante regionale dell'infanzia e l'adolescenza, Antonio Marziale.

Tutti hanno concordato sulla necessità di una sensibilizzazione su un fenomeno che potrà essere eradicato dalla società soltanto con la conoscenza, l'educazione delle giovani generazioni e la denuncia delle violenze da parte di donne che però non è un percorso uguale per tutte. Bombardieri ha citato la situazione dei piccoli centri dell'hinterland calabrese, paesi isolati e con pochi residenti, in cui mancano le figure specializzate nell'accompagnamento e sostegno delle vittime di violenza: "In molte zone non ci sono assistenti sociali e mancano luoghi sicuri dove offrire riparo a chi ha bisogno di scappare e nascondersi. In quelle situazioni si deve ricorrere al coinvolgimento di privati solidali o istituti religiosi e la rete prevista dalla legge concretamente non esiste". La prefetta ha tenuto a ribadire la pericolosità dell'attribuzione generalizzata di disturbi mentali agli abusanti; un pensiero condiviso da Marziale, che su questo argomento insiste contro quello che considera un salvagente di impunità anche per i pedofili.  

Orgoglioso l'editore Roberto Laruffa, che dopo l'esordio a Torino ha espresso l'impegno a portare ancora il libro di Condarelli e Rositani fuori dai confini regionali: "E' una storia italiana, e ho voluto pubblicarla perché non si tratta di una cronaca dei fatti ma trasmette un messaggio di speranza e rinascita, che parla a tutte le donne che stanno subendo un contesto di violenza".

In un incontro all'insegna delle emozioni, il pensiero è andato a chi sarebbe stato in prima fila, Carlo Rositani. Per lui il pubblico si alza in piedi ad applaudire il ricordo di un grande padre, l'esatto contraltare del maschile violento e disumano, simbolo di quanto amore possa essere capace un vero Uomo. Maria Antonietta, senza trattenere le lacrime, dedica al papà il suo libro: "Oggi sarebbe qui e insieme a me vi ringrazierebbe per l'affetto che mi avete dimostrato". Tanti gli occhi lucidi, ed è commossa Emilia Condarelli quando Maria Antonietta l'abbraccia e parla della loro amicizia, iniziata nei giorni atroci in ospedale.

"Questo libro - dice - è nato da una stretta di mano, dalle confidenze che ho fatto a questa grande donna e amica. Le ho chiesto aiuto e mi è stata accanto dandomi fiducia, ci siamo fatte una promessa oggi mantenuta. Se mi fossi sentita di raccontare quello che mi era successo, lei sarebbe stata la mia mano mettendo la mia storia nero su bianco". Quel giorno è arrivato dopo anni in cui Emilia e Maria Antonietta hanno condiviso un progetto comune contro la violenza sulle donne. "La storia di Maria Antonietta è un esempio - ha dichiarato la giornalista - perché lei non solo ha lottato e resistito, ma con coraggio ha voluto offrire la sua esperienza per contrastare un fenomeno che è trasversale e non ha sesso né età. La frase con cui apriamo il libro afferma che la violenza è insita in ciascuno di noi, questo è un piccolo contributo per dire che occorre contrastarla tutti insieme, uomini e donne senza barricate".

In sala ci sono anche i figli di Rositani e la nipotina da poco arrivata ad allietare la famiglia, nata da Annie, la figlia di Maria Antonietta che ebbe un ruolo cruciale nella ribellione all'inferno domestico: "Quando Annie, assistendo all'ennesima violenza affrontò il padre chiedendogli di andarsene e lui la colpì, fu come una scossa. Vedere il sangue su di lei mi ha fatto finalmente capire che quell'uomo non mi amava, anche se a me piaceva crederlo e farlo credere agli altri. Da allora - ha aggiunto - ho sempre parlato apertamente della violenza e non me ne sono mai vergognata, grazie anche a mio padre, che è stato dalla mia parte. La salvezza la devo a lui e ai miei figli, e la mia battaglia l'ho combattuta per loro".

"Io non muoio", titolo del libro, sono le parole che Maria Antonietta pronunciò rispondendo all'odiosa minaccia del suo aggressore, che dandole fuoco le aveva urlato di morire. "Vorrei che questo libro entrasse nelle case - ha concluso - per comunicare alle donne di non avere paura. Non sono qui solo per me, ma per dar voce a tutte quelle donne che non hanno avuto la mia stessa fortuna. Quello che mi auguro è che la mia esperienza arrivi in ogni scuola e ogni famiglia, perché dalla violenza si può uscire se ci tenderemo una mano".  

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