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L'arrivederci

E' tempo di rientrare, la Patrona di Reggio sale all'Eremo (forse)

La processione è fissata per le 15.30. Intanto il maltempo imperversa in città e per tutta la giornata la Protezione civile regionale ha diramato un bollettino di allerta meteo arancione

E' tempo di far rientro al "suo" Eremo, meteo premettendo, vista l'allerta arancione diramata per oggi dalla Protezione civile regionale. Sono trascorsi ben 78 giorni dalla discesa della Madonna della Consolazione a Reggio Calabria, da quel sabato, indimenticabile, quando una fiumana di più di 80 mila fedeli, lasciandosi alle spalle restrizioni e divieti imposti dal Covid, ha accompagnato il pellegrinaggio della Patrona dall'Eremo fino alla Cattedrale.

La Signora di Reggio, dunque, si appresta a salutare il popolo, che l'ha venerata, contemplata e ringraziata, in rispettoso silenzio, tra le navate del Duomo e pregata come sempre e più di sempre, per far rientro verso casa sulle spalle dei portatori della Vara: dall'alto della Pala del Monteleone continuerà a vegliare e proteggere i reggini in attesa di un altro sabato da vivere (9 settembre 2023) perchè "oggi e sempre, Viva Maria".

Come tradizione vuole, la "risalita" è prevista per la domenica successiva del giorno della presentazione di Maria Bambina al Tempio. Questo pomeriggio, alle ore 15.30, se il maltempo non frenerà l'appuntamento religioso, nella prima di Avvento, che celebra l'inizio dell'anno liturgico e ci invita a meditare sulla venuta del Signore alla fine dei tempi, la città dopo aver festeggiato e gioito per la processione di settembre, aver partecipato ad un vero e proprio anno di grazia con la celebrazione dei 300 anni dalla prima solenne incoronazione, salutato i cinquant’anni dell’Eremo dalla proclamazione a basilica minore, ricordato i 450 anni dell’Effigie, si prepara alla solenne processione che, ammantata dal magone dell'arrivederci, attraverserà le vie del centro storico per raggiungere la Basilica dei frati cappuccini.

La processione del 27 novembre: il programma ufficiale

Intanto, con il cuore rivolto al futuro, il culto della Madonna continuerà a camminare sui pensieri e le azioni dei reggini con quella forza indistruttibile, chiamata fede, che non conosce spazi e tempi. E seguendo gli insegnamenti di chi ha divulgato la magia, il carisma spirituale della Consolatrice, si attenderà con trepidazione il nuovo abbraccio settembrino.

Legati alla storia di Reggio Calabria, alla Patrona, ai suoi miracoli di conversione, al superamento di pesanti calamità che hanno dilaniato la città nel corso dei secoli, ruotano creature, umili e silenziose, che sostenute da un infinito amore hanno divulgato, alimentato e diffuso quello che viene definito il culto indiscusso per la Madonna della Consolazione.

Frate Antonino Tripodi: il "Santo dimenticato"

Frate Antonino Tripodi

Tra queste spicca una figura, che don Ercole Lacava, nel suo "Il racconto della Madonna della Consolazione", definisce un "santo dimenticato". Il santo sconosciuto è frate Antonino Tripodi, nato a Reggio Calabria ai primi del cinquecento. Dopo essere entrato tra gli osservanti dell'"Annunziata", il frate cappuccino tornò a Reggio nel 1533. Don Ercole ricorda "in vita e in morte questo umile figlio di S. Francesco fu segno della misericordia di Dio verso i reggini. L'episodio più famoso della sua vita si ebbe nella peste del 1577".

La liberazione della città dal morbo mortale fu annunciata a frate Antonino in modo prodigioso. "Come al solito - scrive ancora il presbitero del clero reggino - il piccolo frate, ai piedi della Madonna, implorava la grazia per il popolo. Assorto in supplice preghiera, quasi trasportato dallo sguardo amabile della celeste Madre, un coro angelico lo ridesta, ed ecco il miracolo: la Vergine gli appare nel suo candore celestiale. Ha un messaggio da tramettere al popolo tramite il pio converso: "Va'!...e dì ai reggini che vengano qui a rendere lodi all'Altissimo per la grazia loro concessa".

Fratel Antonino si sente indegno di compiere questa grande missione e risponde: "Signora siano rese grazie alla vostra bontà, ma scegliete altri più degni di me perchè compiano l'opera della vostra santa volontà". Molto si può raccontare della vita di santità del fraticello, che fu "consolatore dei poveri e sostegno degli afflitti". Fra Antonino è morto, quasi novantenne, nel convento della Consolazione l'11 ottobre del 1588, "consumato dalla carità per Cristo e per i fratelli".

Padre Gesualdo Malacrinò: "Il predicatore mariano"

Padre Gesualdo Malacrinò

Fra Gesualdo Malacrinò, grande innamorato della Madre celeste, è ritenuto il vero custode del culto della Madonna della Consolazione e come scrive padre Giuseppe Sinopoli, "il più illustre figlio di San Francesco d'Assisi in Calabria, per la santità della vita, l'acutezza dell'intelligenza, per il vasto sapere teologico-biblico-scientifico, per la poderosa opera di riforma spirituale".

Le sue spoglie mortali riposano all'interno dell'Eremo che custodisce, inoltre, le preziose reliquie del venerabile: un lenzuolo, su cui è stato adagiato il corpo del frate quando morì, un bastone, il calice, lo stemma della famiglia Malacrinò, la croce che portava con sè quando si spostava in giro per la Calabria per le predicazioni e un'urna che conserva terriccio e frammenti della bara. 

"Come tutti i reggini - spiega padre Pietro Ammendola, ministro dei minori cappuccini della Calabria - fin dalla sua nascita conosce la figura della Madonna, ne diventa devoto e nel corso degli anni ne diventa anche il custode perchè padre Gesualdo è stato guardiano dell'Eremo". Custode, continua il ministro dei frati cappuccini perchè: "Ne ha custodito il culto, lo ha incrementato, ha indicato la Madonna come unica consolazione dell'anima: "Andate da Maria e le grazie sono sicure". 

Causa di beatificazione e miracoli

"Si è conclusa nel 1972 la causa della sua beatificazione, con Giovanni Paolo II che l’ha dichiarato venerabile. E' in corso l’analisi di un miracolo, di cui si attende l’esito. Si tratta di un evento straordinario su cui la congregazione sta lavorando".

L'apostolo delle Calabrie e l'immensa devozione alla Consolatrice

"Immensa - scrive il francescano cappuccino Giuseppe Sinopoli nella sua opera "La Vergine della Consolazione e i frati cappuccini" - era la sua devozione alla Vergine della Consolazione, che chiamava col dolce nome di "Mamma mia" e ne promosse il culto, nel pubblico in questa diocesi e in altre, con la recita pubblica della corona del Rosario, con continui novenari, tridui e panegirici". Padre Sinopoli ne è certo se la devozione dei reggini verso la Consolatrice è così profondamente sentita "lo di deve in gran parte al loro gran concittadino: il ven. P. Gesualdo, il quale dal pergamo, dall'altare, dal confessionale, con parole e con l'esempio della sua vita santa invogliava tutti ad amare la Vergine SS. della Consolazione, a ricorerre fidiciosi in Lei; e quante volte la Divina Consolatrice fu più pronta ad esaudire i suoi "figli" di quello che essi furono pronti e solleciti ad invocarla!".

A lui si deve, inoltre, la stesura di una tra le più belle preghiere dedicate alla Patrona di Reggio Calabria. "E' una preghera tenerissima - afferma padre Sinopoli - che prende il cuore e lo fa esultare di magnificenza divina per un dono così straordinario e prezioso". Padre Gesualdo muore, compianto da tutti, il 28 gennaio 1803, all’età di 78 anni, nel convento della Madonna della Consolazione in Reggio Calabria. 

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