Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Processo "Ghota", spazio all'accusa per l'avvio della requisitoria finale

Ai pubblici ministeri Giuseppe Lombardo, Stefano Musolino, Walter Ignazitto e Sara Amerio spetterà il compito di ricostruire in aula gli intrecci politico mafiosi reggini

Giuseppe Lombardo

Inizierà oggi, presso l'aula bunker di Reggio Calabria, la requisitoria dei pubblici ministeri Giuseppe Lombardo, Stefano Musolino, Walter Ignazitto e Sara Amerio nell’ambito del processo “Ghota” celebrato con il rito ordinario, in cui sono imputati, a vario titolo - associazione mafiosa, concorso esterno, turbativa d'asta, violazione della legge Anselmi sulle società segrete, attentato a corpo dello Stato - una trentina di persone. Il Tribunale collegiale, presieduto da Silvia Capone, ha da tempo fissato la tabella di marcia per consentire alle parti di intervenire, indicando la metà del prossimo luglio come data d'inizio della camera di consiglio.

Ex politici e professionisti figurano in questo troncone del dibattimento, tra i quali l'ex parlamentare del Psdi, l'avvocato Paolo Romeo, al quale la Procura distrettuale di Reggio Calabria contesta il ruolo di “capo e promotore” di un'associazione segreta, una sorta di “camera di compensazione” per salvaguardare gli interessi masso-mafiosi e per influenzare la politica. Sono, tra gli altri, imputati l'ex assessore regionale alle riforme della giunta guidata da Giuseppe Scopelliti, l'avvocato Alberto Sarra; l'ex senatore del PdL Antonio Caridi; il sacerdote Giuseppe Strangio; l'ex presidente della Provincia Giuseppe Raffa; l'avvocato Antonio Marra; l'ex dirigente comunale, l'architetto Marcello Cammera e i sanitari Rocco Zoccali e Vincenzo Amodeo. 

Nel corso del dibattimento sono state raccolte e depositate dall'accusa le testimonianze di nuovi collaboratori di giustizia, come l'ex ispettore di Polizia Seby Vecchio, con un passato di amministratore del Comune di Reggio Calabria. Stando alle conclusioni della Dda, diretta da Giovanni Bombardieri, e riconfermate in massima parte dalla sentenza della Corte d'Appello di Reggio Calabria per il troncone celebrato con il rito abbreviato, come ricorda l’Agi, "grazie alla struttura degli invisibili, la 'ndrangheta avrebbe accresciuto il proprio potere accaparrandosi tutte le risorse pubbliche destinate allo sviluppo della città di Reggio Calabria, in un processo di osmotico interscambio di uomini e mezzi in cui convivono elementi di vertice del sodalizio criminale ed esponenti della società civile, dell'associazionismo, delle istituzioni, delle forze dell'ordine, della magistratura". 

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