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Martedì, 5 Luglio 2022
La sentenza / Centro / Via Castello

Processo Rositani, la Corte d'Appello conferma la condanna a 18 anni per Ciro Russo

Dopo un'attesa iniziata questa mattina alle 9, è arrivata la sentenza per l'uomo che tentò di uccidere la sua ex moglie, Maria Antonietta, bruciandola viva

Oggi è qui, in aula Maria Antonietta Rositani e ascolta la sentenza di condanna di Ciro Russo, il suo ex marito, l'uomo che tentò di ucciderla, bruciandola viva. Nell'aula della Corte d'Appello, dopo molte ore di attesa, ecco che arriva la sentenza: 18 anni di reclusione, che conferma quella di primo grado.

Maria Antonietta non è sola, c'è il suo papà Carlo che da quel 13 marzo 2019 l'ha sempre sorretta e fuori c'è tutta la sua famiglia. E' emozionata Maria Antonietta e sa bene quanto siano stati difficili questi anni: quando a luglio del 2020 nell'aula bunker di viale Calabria il giudice Valentina Fabiani ha letto la sentenza per Ciro Russo a diciotto anni e sei mesi di reclusione e tre di libertà vigilata al termine della detenzione carceraria, lei era in sala operatoria per sostenere l'ennesimo intervento chirurgico della sua lunga e travagliata degenza ospedaliera.

Adesso è in aula, e in video collegamento, dal carcere di Messina, c'è Ciro Russo. Ascoltano, parola per parola, la sentenza e nessuno è felice. C'è solo la consapevolezza che è stata fatta giustizia: a Ciro Russo non è stata riconosciuta l'infermità mentale ma secondo la corte era lucido.  Maria Antonietta Rositani e la sua famiglia hanno lottato, per questo, anche per le altre donne vittime di violenza. Lo dice chiaramente Maria Antonietta, questa donna che porta addosso, e nell'anima, le cicatrici della violenza. "Ho sempre chiesto giustizia, per me e per le donne, per quelle che non ci sono più ma anche per quelle che devono trovare la forza di denunciare. Se non c'è una giusta pena per questi uomini violenti non si dà un buon esempio e le donne che subiscono violenze non trovano la forza, il coraggio, di denunciare".

Anche la figlia Emy è qui, abbraccia la mamma e ripete: "Noi, la mia famaglia, siamo diventati simbolo della lotta alla violenza sulle donne e per questo ho sempre chiesto una pena esemplare per quest'uomo". Non lo chiama papà, Emy a Ciro Russo. Lei era in aula bunker il giorno della sentenza di primo grado e ha visto suo padre Ciro dopo quanto accaduto e ricorda lo sguardo spavaldo. 

Adesso l'uomo dovrà scontare la pena, l’impugnazione della sentenza di primo grado non ha portato gli effetti sperati per lui e dovrà passare in carcere diciotto anni, sempre che non decide di ricorrere in Cassazione. "La voce della Giustizia italia è arrivata ai nostri cuori, Confermata la sentenza di primo grado, grazie Italia. La violenza non è pazzia". 

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