Cronaca

"Ammazzano Di Matteo", attivata la Procura dopo le parole del boss

Gregorio Bellocco dal carcere di Opera svela l'ipotesi di morte del giudice di Palermo sotto scorta dal 1993

La procura di Reggio Calabria, così come quella di Palermo, sono state subito attivate per capire cosa si sta muovendo negli ambienti delle mafie, dopo le parole del boss di 'ndrangheta Gregorio Bellocco, capo della cosca di Rosarno.

Da quanto si apprende, infatti, da “Il Fatto Quotidiano”, Gregorio Bellocco dal carcere di Opera dove è rinchiuso, parlando con un altro boss Francesco Cammarata, durante l'ora di socialità, avrebbe detto: “Anche il giudice Di Matteo lo ammazzano. Gli hanno già dato la sentenza”. La conversazione è stata sentita da un agente del Gom che ha subito fatto una relazione al Dipartimento amministrazione penitenziaria. I due boss stavano commentando, da quanto si apprende, la scarcerazione di Giovanni Brusca.

Gregorio Bellocco è un capo che anche dal carcere ha continuato a comandare la sua ndrina. Un “uomo geniale” viene definito e allora ci si domanda perchè adesso Gregorio Bellocco fa queste dichiarazioni, come ha saputo – eventualmente – di cosa accade fuori dal carcere.

C'è da dire che la sfida tra Stato e antistato è tutta giocata sul territorio, sulla percezione del potere da parte della gente. Perché capire la Calabria, capire cosa è la ‘ndrangheta vuol dire capire il complesso sistema sociale che tiene sotto scacco tutti, giovani e donne. Comprendere cosa vuol dire vivere in questo Sud vuol dire, dunque, scoprire cosa accade il giorno dopo l’arresto di un boss.

La ballata sull'arresto di Bellocco

Quando fu arrestato Gregorio Bellocco il 16 febbraio del 2005, infatti, i carabinieri lo trovarono in un bunker nelle campagne solitarie ed era inserito nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi. Il  "Lupo solitario" così era soprannominato Bellocco, continuava ad esercitare il controllo delle attività della cosca durante la latitanza, estendendo la sua influenza criminale in Lombardia ed in particolare nella zona di Varese, dove negli anni '90, insieme con i fratelli Antonio e Vincenzo Zagari ed Antonio Ierinò aveva conquistato il controllo del traffico di droga. 

Quell’arresto, però, ha provocato dolore, forte, acuto non solo nella moglie di Bellocco, accanto al superlatitante nel bunker costruito sotto un maestoso ulivo, ma anche tra i suoi affiliati, tra i suoi uomini. Un dolore che doveva essere condiviso, e così è nata una ballata. Chitarra e voce raccontano cosa fu quel 16 febbraio, una musica popolare raccolta in un cd che i carabinieri hanno trovato nelle case di molti abitanti a Gioia Tauro. E’ una voce maschile che canta il dolore, in dialetto reggino: “Sedici febbraio giorno fatale. Ci fu la cattura di un uomo geniale, fu una giornata triste e maledetta, tutta la famiglia ha avuto un gran dolore, o sbirri maledetti “mi avi focu, e ad uno ad uno i peni dell’inferno aiti a passari”.

"Un uomo geniale", Gregorio Bellocco, viene definito e quest’uomo dal carcere dove era costretto al 41 bis, scrisse una lettera al magistrato Di Palma che lo fece arrestare. 

Adesso c'è davvero da capire perchè Gregorio Bellocco, dal carcere, fa arrivare questa notizia sul giudice Antonino Di Matteo e sulla volontà di ammazzarlo da parte della mafia. Di Matteo, a causa della sua attività, è già sotto scorta dal 1993,  e continua il suo lavoro nella magistratura con amore e passione essendo anche presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati di Palermo.

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