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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca

Coronavirus e dpi, per gli imprenditori reggini bisogna riaprire il canale asiatico

Per il presidente della sezione sanità di Confidustria, Nino Cuzzucoli, l'ipotesi di riconvertire le aziende non risolve i problemi a breve termine, sarebbe più opportuno e veloce approvvigionarsi di mascherine e supporti medicali dalle aziende dell'est asiatico

“La situazione drammatica che ha investito l'Italia, inevitabilmente trascina con sé anche la consapevolezza di una realtà che dovrebbe far riflettere a lungo su come, negli anni, sono state gestire le politiche economiche sociali e sanitarie  del nostro Paese ed in particolare la nostra Regione”. Il portatore di questa riflessione è Nino Cuzzucoli, imprenditore reggino e presidente della sezione sanità territoriale di confindustria per la provincia di Reggio Calabria. 

Imprenditore settore biomedicale

Nino Cuzzucoli, come rappresentante istituzionale ma soprattutto come imprenditore e produttore del settore biomedicale, in questa delicata fase storica si sente “mortificato dalla difficoltà che tutte le aziende del settore incontrano, in questo momento, nel far fronte alle e numerose richieste di aiuto, per la carenza di ausili e presidi medici, da parte degli operatori sanitari delle varie strutture impegnati in questa fase emergenziale”.

Niente polemiche

La sua analisi è puntuale e vuole tenere lontane le polemiche che, in questo periodo, sarebbe sterili. Però, per Nino Cuzzucoli non si può “restare inermi a leggere direttive o proposte lanciate sul Web o sui media sulla necessità/opportunità di attivare con urgenza conversioni di produzione a favore di mascherine protettive, camici, calzari, occhiali protettivi o ventilatori, a fronte di fiumi di contributi agevolati o addirittura a fondo perduto da parte dello stato, o addirittura di riaprire lo stabilimento di Torre lupo (ex ApsiaMed), lasciato morire circa 30 anni addietro”.

Nel 2019 scelta errata del governo

Per il presidente della sezione sanità di confindustria, invece, “bisognerebbe chiedersi come mai sul nostro territorio regionale tutti i fornitori di beni e servizi del settore sanitario (circa un centinaio di aziende) si sono ritrovate con i propri magazzini vuoti e dunque senza poter far fronte, quantomeno, alle prime necessità presentate”. L’imprenditore reggino, poi, ricorda come “scellerata” la scelta del governo che nel 2019 “estrometteva di fatto tutte quelle aziende calabresi dalle forniture di beni e servizi al servizio sanitario nazionale per appalti sopra soglia, costringendo le stesse, precauzionalmente, ad un ridimensionamento delle attività e di conseguenza ad un drastico ridimensionamento nell'approvvigionamento di scorte di materiale sanitario nei propri depositi”.

Le scelte di Conte e i dubbi

La decisione dell’attuale governo, poi, porta Cuzzucoli ad avanzare una serie di quesiti. “Oggi lo Stato ci chiede di produrre mascherine protettive e altri dpi per l’emergenza covid-19 perché i soldi ci sono! Ma questi manager e tecnici delegati dal governo hanno vagamente l'idea di cosa significa convertire una produzione in ambito medicale? Hanno vagamente contezza di quanti mesi siano necessari per mettere a punto una macchina produttiva, che sia nuova o da convertire? E poi ancora, passata questa emergenza, speriamo presto, queste aziende a chi potrebbero dispensare tali dispositivi?”.

Est asiatico più forte

Per Cuzzucoli, poi, pesa molto la capacità produttiva del canale dell’est asiatico: una parte del mondo che è diventato “il più grande produttore di presidi sanitari a bassa tecnologia, con migliaia di aziende attive”. “Questo è il motivo - spiega Cuzzucoli - per il quale la quasi totalità dei produttori italiani di dispositivi medici a basso contenuto tecnologico ne hanno dismesso completamente la produzione o, in qualche caso, delocalizzato in quei paesi”. 

Riaprire canale estero

Per l’imprenditore reggino, però, in questo momento questo canale potrebbe essere utile a risolvere le insufficienze acclarate in Italia. “In questo momento emergenziale - dice - quello che ci preme di più  è attivare i canali più veloci con i paesi asiatici per assicurare gli approvvigionamenti al servizio sanitario regionale e ridurre il più possibile i tempi di sdoganamento. Questo è l'impegno che gli imprenditori calabresi  si sono dati, con responsabilità, senso civico e abnegazione mantenendo aperte le loro aziende e lavorando senza sosta per assicurare quanto più possibile il servizio sul territorio”.

"E' il momento del fare"

Questo perché, infine, per Nino Cuzzucoli: “questo è il momento del fare, ma sono certo che una volta finito l'incubo che tutti stiamo vivendo, si possa aprire un tavolo di confronto con le istituzioni governative per discutere di tutte quelle problematiche che purtroppo, per troppo tempo, si sono scontrati con il muro dell’indifferenza".

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