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Psicologo e viaggiatore, Marino lavora da ogni angolo del mondo e ora parte per il Vietnam

Il professionista reggino è molto seguito sui social e spiega come gestisce il rapporto con i pazienti sul modello dei colleghi americani

Oltre 50.000 follower su Instagram e 130.000 su TikTok, ma non parliamo di un influencer. Marco Marino è psicologo, una categoria che da qualche anno anche in Italia ha scoperto una dimensione social che riguarda pure l’aspetto strettamente legato a terapie e consulenze. Per il professionista reggino questo non è però un fenomeno di tendenza, poiché Marino ha iniziato a lavorare da remoto quasi subito dopo l’iscrizione all’albo.

“Era il 2020, stavamo entrando nella pandemia – ricorda – con il lockdown e poi le varie restrizioni di sicurezza non c’era altro modo se non fare sedute on line. Va detto che questa modalità esiste già da tempo all’estero e specialmente negli Usa è diffusissima e lì la maggioranza di terapeuti opera così”.

Anche dopo la fine dell’emergenza Covid, il trentenne Marino ha mantenuto questo doppio binario, tra appuntamenti nel suo studio di Reggio Calabria e sedute a distanza. E oltre la professione è un modo per assecondare il suo animo da amante dei viaggi, un nomade digitale con la valigia pronta. “Ho sempre viaggiato, sin da bambino, è una mia grande passione. Nel lavoro seguo uno schema flessibile alternando gli incontri in presenza e quelli on line… i miei pazienti sanno già che appena ne ho l’opportunità mi sposto, perché sono attratto da nuove culture e scoperte”.

Impegnato anche nel counseling e come divulgatore, quest’anno il dottor Marino si è trasferito per due mesi a Fuerteventura, nelle Canarie, poi ha trascorso un periodo a Miami. “Il fuso orario mi ha creato qualche difficoltà ma nulla che non si possa superare”, spiega. L’importante è cambiare prospettiva: la vita affrontata da un nuovo punto di vista è diventata un vero e proprio slogan per lo psy reggino. “Ho usato questa frase in un video in cui parlavo di come percepiamo la realtà e mi è piaciuta così tanto da sceglierla come caratterizzazione del mio operato, un mantra che si ripete in ogni mio contenuto e anche nel libro ‘Proprio tu!’, che ho pubblicato su Amazon raccogliendo una serie di pensieri che scrivevo già tempo… è un po’ un manuale di sopravvivenza per scoprire se stessi”.

Il lavoro dello psicologo reggino in presenza e on line, modalità abituale negli Usa

Sui social Marino non si sente un personaggio e non indulge a post acchiappalike, che invece abbondano nelle tante pagine dedicate a tematiche psicologiche o alle relazioni, non sempre gestite da colleghi titolati. Con alcuni argomenti cliccatissimi come il narcisismo e la dipendenza affettiva. “E’ vero – dice – ne parlano in tanti, psicologi e love coach, una categoria di cui è più difficile accertare la competenza perché non esiste un albo. In questo non sono rigido e non credo che la preparazione dipenda sempre dall’avere la carta di un titolo, chiaramente se la si ha, dà una garanzia maggiore. C’è in effetti un abuso di termini usati in modo inappropriato: io sono molto cauto quando si parla di narcisismo perché è un disturbo ben preciso e invece si rischia di instillare quest’idea anche all’interno di relazioni che magari hanno problemi ma non questo. I like non mi interessano - sottolinea - i miei follower sono nella media e va bene così, resto coerente con la mia linea. Quello che voglio sviluppare è il feedback di chi mi segue, capire quali riscontri ha quello di cui mi occupo”.

Davvero non cambia nulla tra parlare con uno psicologo faccia a faccia ed essere divisi da un monitor? “E’ soggettivo – risponde il dottore -  Alcuni preferiscono il contatto visivo e anche a noi permette di osservare tanti dettagli; per altri è meglio da remoto, c’è meno imbarazzo. Personalmente non noto differenze, anzi credo che l'opportunità di sedute a distanza permetta più scelta, anche se il professionista che interessa è geograficamente lontano. Nel mio caso ho pazienti che mi hanno conosciuto e apprezzato sui social e possono mettersi in contatto con me da qualunque luogo”.

Marino con Weroad

Nel tempo libero Marco Marino coordina gruppi per WeRoad, piattaforma che organizza esperienze di viaggio mettendo insieme persone che non si conoscono. I prossimi in programma sono due, Vietnam con partenza l’11 maggio (“è già full”, dice con soddisfazione) e un itinerario nelle repubbliche baltiche a metà agosto, “saremo nel pieno del clima estivo e darà l’opportunità di staccare con temperature più fresche”. Perché consiglierebbe questo particolare tipo di vacanza, non alla portata economica di tutti e con l’incognita di compagni al buio? “Credo che sia proprio questo il bello. E’ una proposta di socialità in un’epoca in cui ce ne sono poche… spesso è complicato organizzarsi con gli amici, ognuno ha diversi impegni di lavoro o famiglia da far collimare. Posso assicurare che nei gruppi si crea sempre una bella coesione, anche perché si aderisce a viaggi con mood specifici – avventuroso, culturale, mondano – e quindi ci si ritrova con persone che condividono gli stessi interessi. Poi ci sono target di spesa diversi e nel pacchetto è compresa una totale organizzazione… quando ho partecipato da viaggiatore mi sono abbandonato alla leggerezza di non dover pensare a nulla se non divertirmi!”

La passione per i viaggi e l'esperienza come coordinatore per WeRoad

WeRoad si rivolge molto al target dei single che auspicano anche di incontrare, tra un tour e l’altro, la persona giusta: tornando nei panni dello psicologo e divulgatore, come descriverebbe Marino l’attuale mondo delle relazioni sentimentali cercate soprattutto sulle varie date app? “Purtroppo o per fortuna nel 2024 conoscere gente on line è ormai nella norma, io non ho nessun pregiudizio. Sicuramente il fatto di interagire solo sulla base di una fotografia espone a fallimenti, infatti solo il 2 per cento dei match sfocia poi in incontri reali”. Nonostante questo, gli approcci virtuali sono più diffusi di quelli nella vita reale. “E’ inevitabile: oggi abbiamo potenziali infinite occasioni di scelta e quando vediamo così tante persone sui social miriamo alla migliore scelta possibile, non ci accontentiamo più di chi vive a pochi metri da casa”.

Capita anche che il dottore racconti qualcosa della propria personalità o di quello che pensa su amore e relazioni. Nel rapporto informale che ci crea con i follower ci sta. Qualcuno ha provato a flirtare con lui o proporsi per una frequentazione? “In realtà non ho mai detto nulla di privato. Usando i social per lavoro mi presento come uno psicologo a potenziali persone che potrebbero essere seguite da me come professionista. La riservatezza è fondamentale per mantenere il distacco con i pazienti. Ho spesso detto – aggiunge – che sono di fondo un introverso, quello sì. Ho parlato del mio cambiamento: anni fa non avrei mai pensato di mettere la faccia su uno schermo o di parlare in pubblico. I messaggi che hanno obiettivi diversi dal mio lavoro per lo più li argino, non permetto che si superino alcuni limiti. Se poi dovesse nascere un’affinità chiarisco subito che diventando amici non si potrà più essere terapeuta e paziente”.

Noi ci abbiamo provato, ma Marino è davvero timido e non ha raccontato degli ngl anonimi tra i quali, in mezzo a domande sulla psiche e consigli per vincere l’ansia, spuntano i complimenti di chi lo ritiene il fidanzato ideale e lancia vanamente ami tentando di capire se sia single o disponibile…

In questi giorni lo psicologo si trova a Reggio in attesa di partire per il Vietnam, e pur sapendo che questa stanzialità è temporanea gli domandiamo quale sia il suo rapporto con la sua città d’origine. Soprattutto dopo essere stato in luoghi molto diversi per mentalità e stile di vita, che effetto fa? “Sono andato via a 18 anni per studiare a Roma – commenta – e ammetto che in quel periodo Reggio per me era frustrante. Vedevo (e vedo ancora) tanto potenziale inespresso per colpa di comportamenti e abitudini delle persone. Poi però vivendo fuori ho rivalutato tanto questa città: mi sono reso conto di essere molto legato alla famiglia, gli affetti e anche di aver bisogno di questo clima, del mare, del cibo. Sono meteropatico e diciamo che in inverno cerco stimoli maggiori ma da maggio a ottobre qui sto benissimo”.

Il lavoro in città non manca, sebbene in misura minore rispetto all’utenza che a Marino arriva dai social (e quindi extracalabrese). Ma non dipende da motivi di percezione dei bisogni, anzi. “La gavetta l’ho fatta qui – precisa – lavorando anche in consultorio e lì vedevo tantissime persone. Questo mi ha fatto capire che non è come sembrerebbe e il pregiudizio di rivolgersi a un psicologo a Reggio gioca un ruolo minimo. Al contrario, tanta gente riconosce di avere problemi e vorrebbe iniziare una terapia che purtroppo poi non è alla portata economica della maggior parte degli utenti”. 

Nel futuro di Marco Marino, oltre a lavoro e viaggi, c’è anche un nuovo libro che stavolta sarà pubblicato da una casa editrice autorevole. Un progetto mantenuto top secret per scaramanzia, ma i follower del dinamico doc saranno i primi a saperlo.

  

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