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Teatro

"Questioni ereditarie": sul palco la grande arguzia intellettuale di Scena Nuda

Lo spettacolo teatrale è liberamente tratto da Re Lear di Shakespeare: la recensione dello scrittore Antonio Calabrò

Il Re Lear di Shakespeare è una tragedia che attraversa tempo e spazio mantenendo identiche le caratteristiche crude, volgari e beffarde dell’umanità intera. Il tema della successione, nei secoli, si ripropone scavalcando quello della morte e del dolore, rivelando i canini della belva-uomo, mettendo a nudo avidità, gelosie e invidie, confinando negli angoli ogni sentimentalismo e demolendo affetti e legami con estrema praticità.

La rappresentazione teatrale "Questioni ereditarie", liberamente ispirata al testo shakespeariano, diretta da Andrea Collavino, con Mattia Bartoletti Stella, Alvise Camozzi, Federica Di Cesare, Filippo Gessi e Teresa Timpano, andato in scena presso il teatro dell’Istituto omnicomprensivo De Gasperi-Catanoso, lo scorso ottobre, è al centro della recensione dello scrittore Antonio Calabrò.

Scena Nuda affronta l’opera "con un linguaggio scenico che ne esaspera - giustamente - le tendenze individuali, in una serie di visioni che, come delle luci stroboscopiche, rimandano all’unità della narrazione.

Dalla filastrocca infantile e i proclami nobiliari, che sconfinano nel paradosso, alla riduzione attualizzante degli scontri interessati, con sempre, in fondo a ogni flash, la tragedia incombente della morte. Tornano in mente le innumerevoli vicende legate alle eredità: teatro, romanzi, film o serie tv, cronaca e pettegolezzi di borgata: ogni storia è riscontrabile nelle performance degli attori, che, con estrema perizia, diventano ora protagonisti ora coro.

Il coordinamento delle movenze rimanda spesso a una danza macabra, con momenti di lirismo alternati a ironia feroce, e il palcoscenico si allarga e si restringe seguendoli: la storia diventa interpretazione, e l’interpretazione diventa storia.

I Sub-plot, già importanti nell’originale shakespeariano, sostituiscono in questa lettura quasi per intero il Main-plot. Storie minuscole sulle quali si accendono le grandi luci degli eventi, ed è in questo che risiede la post-modernità di “Questioni ereditarie”: la centralità delle miserie umane, riprodotte in modo cubista, dall’interno, senza giudizi, morale e millanterie eroiche".

"La canzone della Joplin, il suo crescendo drammatico, - continua lo scrittore Calabrò - diventa cuore vivo della morte incombente. Cordeilla perde la ragione, ma la ragione è già perduta, sin dalle battute iniziali. Non si tratta di suicidio, ma di sbocco logico di un ragionamento concreto.

Si centrano i fari sull’insensatezza di un vivere aggrappato al potere, si diffondono i semi della riflessione sulla morte, unica certezza, mietitrice da cui non si scampa, e che lascia dietro una scia di miserie umane, messe in scena con grande arguzia intellettuale dalla compagnia Scena Nuda". 
 

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