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Comunità musulmana

Il Ramadan a Reggio Calabria raccontato dai più giovani: "Digiunare e pregare ci avvicina a Dio"

Il mese del precetto islamico è osservato da molti ragazzi, e nelle scuole della città c'è un ambiente di rispetto di tutte le religioni

Nella scuola milanese di Pioltello è stato concesso un giorno di sospensione delle lezioni per consentire agli allievi di religione musulmana di celebrare la fine del Ramadan, atto che ha ottenuto il plauso del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Con meno scalpore, anche per gli studenti islamici di Reggio Calabria il clima attorno al mese del digiuno è di rispetto e dialogo culturale. 

Il Ramadan si concluderà il 10 aprile, e in città la comunità islamica che lo osserva (circa 4500 persone, prevalentemente marocchini) è composta in parte da ragazzini e adolescenti. Durante il nono mese che commemora la rivelazione del Corano a Maometto, i fedeli si riuniscono ogni sera per pregare insieme nella sede del centro di cultura islamica AlHilal La Luna, sito nella zona sud di Reggio. Tra loro ci sono una quarantina di giovani di età compresa tra gli 11 e i 17 anni, che già frequentano la moschea ogni venerdì e in questo periodo osservano il rito di preghiera che segue, in serata, uno dei due pasti della giornata (ci si nutre prima e dopo il periodo di digiuno che dura dall'alba al tramonto). A praticare la rinuncia al cibo sono gli adulti, con poche eccezioni legate a condizioni particolari o di salute, ma molti ragazzi iniziano precocemente a seguire il precetto religioso. Ne parlano come di un'esperienza che diventa subito abituale, una devozione che rende più unite le famiglie e rafforza la fede. 

Il Ramadan dei più giovani: "Non ci pesa digiunare uniti alle nostre famiglie"

Il digiuno quotidiano termina verso le ore 18, e dopo aver mangiato (di tutto, sono esclusi, come sempre, soltanto gli alcolici e la carne di maiale), i ragazzi iniziano a raggiungere la moschea - alcuni con i genitori o fratelli, altri in gruppi di amici coetanei. Parlano e scherzano tra loro, e dall'esterno non sembra si stiano preparando a una lunga ora di preghiera. Mentre si avvicinano all'ingresso, acquisiscono la solennità della preghiera smorzando la naturale irruenza dell'età, e qualcuno degli uomini della comunità li invita ad affrettarsi, per non far ritardare il rito. Le ragazze, come le donne, sono poche e più silenziose; le madri portano con sé i figli piccoli, che non hanno digiunato e trascorreranno l'ora del raduno giocando, ma sanno di dover stare tranquilli e non disturbare. Lo hanno appreso dagli adulti, capaci nel tempo di instaurare un rapporto sereno con i residenti nel quartiere: nella traversa del viale Aldo Moro dove si trova il centro islamico, il via vai di persone e lo svolgimento dei raduni di preghiera sono diventati una routine di vicinato, e nessuno ha mai creato problemi. 

Due giovanissimi Mohammed, entrambi di 10 anni, tengono in modo particolare a raccontare la loro partecipazione al Ramadan. Per uno è la prima volta, l'altro l'ha sperimentato lo scorso anno. "E' un momento bello per noi islamici, perché crediamo in quello che facciamo", dice uno dei due ragazzini. "Io mi sono abituato subito e sono felice di digiunare e pregare insieme ai più grandi". A scuola l'argomento è affrontato con naturalezza con i compagni di religione cattolica: "Le maestre ci chiedono spesso di spiegare cosa è il Ramadan e si creano momenti di condivisione della nostra cultura". Quando arriva la ricreazione però tra i banchi girano brioche e patatine, e in queste giornate pre-pasquali anche un'anticipazione delle uova di cioccolato. Ma gli allievi islamici non la percepiscono come una restrizione gravosa da sopportare. "Sapendo che c'è il digiuno, gli amici e le maestre sono molto sensibili verso di noi - dice l'altro bambino - e sono attenti quando in classe si fa merenda... se c'è da portare cibo per feste, in questo mese non lo fanno". 

Nelle scuole reggine rispetto e integrazione per il precetto degli allievi islamici

Praticare le regole del Ramadan per i piccoli è un'attestazione di maturità, sentirsi sulla stessa riga dei grandi. Dire di no ai dolci è in fondo un sacrificio minore rispetto a quello degli adulti, che continuano ad andare al lavoro nel periodo di digiuno, anche chi svolge mestieri che richiedono forza fisica e mansioni pesanti.

Jazir, 16 anni, studente del tecnico commerciale Piria, nel Ramadan si astiene dal cibo da quando aveva 7 anni. Si definisce molto osservante e gli chiedo se può dire la stessa cosa dei suoi compagni di scuola italiani. "No - ammette - ci sono quelli praticanti ma anche tanti che non vanno a messa. Noi siamo educati così sin da piccoli dai nostri genitori, e anche se da fuori questo digiuno può sembrare una cosa difficile, davvero per noi non è così". Salah, 15 anni, aggiunge: "Il digiuno e la preghiera ci avvicina a Dio e ci rende migliori nel nostro comportamento e i nostri valori". Un elemento molto forte per i giovani è la coesione con la famiglia e la comunità islamica. Il pasto che precede la preghiera in moschea per molti si svolge aggregandosi in una casa con amici e parenti. Riti poco conosciuti dagli adolescenti non musulmani, e il quattordicenne Mohammed, allievo della scuola media Montalbetti, spiega: "I compagni e gli insegnanti hanno tante curiosità e ci chiedono di raccontare cosa accade durante il Ramadan e cosa significa quello che si fa. Parlarne diventa un mezzo di scambio e incontro tra le religioni".

Il 10 aprile festa della fine del digiuno sognando di un evento aperto a tutta la città

Hassan Elmazi, presidente del centro culturale islamico, conferma l'ambiente rispettoso e accogliente nelle scuole di Reggio sempre più multiculturali: "Nelle classi la rappresentanza delle religioni è varia. Non ci sono solo islamici ma anche indu e cinesi, ma i docenti sono aperti al dialogo e la convivenza tra culture, mettendo tutti a proprio agio e in una posizione paritaria. Con il nostro centro culturale siamo spesso presenti nelle scuole con iniziative di sensibilizzazione di questo tipo".

Orgoglioso dei ragazzi della comunità, Elmazi commenta: "Tranne per i bambini troppo piccoli, sollecitiamo molto presto i nostri figli per farli partecipare alla preghiera del venerdì e al digiuno del Ramadan. Vogliamo che seguano la religione e non la abbandonino". 

Le preghiere del Ramadan private e collettive, come quelle del venerdì, chiedono aiuto per le persone bisognose e soprattutto la pace e la fine di tutte le guerre. La conclusione del mese di digiuno, il 10 aprile, sarà festeggiata con una cena corale della comunità, che si terrà nel campetto alla spalle della moschea. Una somma con offerte dei fedeli sarà devoluta per i poveri, assolvendo al precetto islamico dell'elemosina. "Il mio sogno - confida Elmazi - è poter fare prima o poi una grande festa all'aperto aperta a tutti, magari chiudendo questa strada e sistemando qui tavole e cibo. Sarebbe un bellissimo evento di integrazione civica e dei popoli per l'intera città"

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