Lunedì, 15 Luglio 2024
Le intercettazioni

Il protocollo Golfig e quei pazienti "trattati come numeri"

Dalle carte dell'indagine dei carabinieri sul Nas emergono i particolari sulla gestione del reparto di oncologia del Gom da parte dell'ex primario

Il protocollo Golfig: quello che potrebbe sembrare il titolo di un film di 007, è diventato la pietra dello scandalo esploso al Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria dopo che i carabinieri del Nas hanno notificato un’ordinanza di sospensione dalla professione, per dodici mesi, all’ex primario dell’Unità operativa complessa di oncologia.

Un protocollo che, nella tesi accusatoria della procura della Repubblica reggina, non veniva correttamente seguito perché l’ex primario di oncologia, Pierpaolo Correale, usava quella che è stata definita, da alcune delle persone interrogate dai carabinieri del Nas, una “sperimentazione fraudolenta”.

Sono le intercettazioni, anche in questo caso, ad offrire spunti di indagine importanti agli investigatori dell’Arma. “Non è giusto - questo il contenuto di una delle intercettazioni agli atti dell’inchiesta - vedere pazienti trattati come numeri, gente agonizzante che pure di fare figurare prescrizioni viene chemiotrattata e poi muore tre giorni dopo, una settimana dopo, dieci giorni dopo. Ma dove siamo arrivati?”. 

Una condotta che gli inquirenti non esitano a definire “criminosa”, il cui fulcro parrebbe “ravvisarsi nel perseguimento, in via preminente e principale rispetto a qualsiasi altro interesse”, di un "accrescimento del peso” della figura professionale.

Una condotta che, per gli investigatori del Nas sarebbe stata perseguita anche da Rocco Giannicola (l’altro professionista raggiunto dal divieto temporaneo di esercizio della professione medica emesso dal gip Caterina Catalano).

Questo obiettivo, come si legge nelle carte dell’inchiesta, sarebbe stato perseguito “in dispregio delle normative di settore, nonché delle linee guida terapeutiche applicabili ai singoli casi trattati, per favorire, di contro, l’applicazione di protocolli terapeutici di loro elaborazione, oggetto dell’interesse scientifico contingente dei due”.

Nell’inchiesta, infine, risultano indagati anche: Maria Altomonte (1964); Antonio Nesci (1955); Domenico Azzarello (1972); Francesco Provenzano (1962)  e Mariangela Polifrone (1973).

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