L'operazione

La droga al porto di Vado Ligure arrivava grazie all'intermediazione di un broker reggino

La Guardia di finanza ligure chiude l'inchiesta "Baluardo". Scattano diciassette arresti: 13 di nazionalità italiana e 4 di nazionalità albanese

La droga nel porto di Vado Ligure arrivava grazie all’intermediazione di Mario Palamara, il broker 54enne di origine reggina arrestato in Spagna lo scorso anno, che si trova ristretto presso il carcere di Spoleto e dovrà rispondere del reato di concorso esterno . E’ questo uno dei risvolti investigativi emersi con l’operazione “Baluardo” che è stata portata a compimento, all’alba di oggi, dalla Guardia di finanza di di Savona e di Genova, con l’ausilio di uomini e mezzi dello Scico, del Roan di Genova, del Gruppo Imperia, delle compagnie di Sanremo e di Vigevano.

I militari delle Fiamme gialle hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Genova, su richiesta della procura della Repubblica – Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo guidata dal procuratore Nicola Piacente, cui è stata applicata anche un pubblico ministero della procura della Repubblica di Savona (dove l’inchiesta si è originata prima di essere trasmessa per competenza alla Dda di Genova), nei confronti di diciassette persone, 13 di nazionalità italiana, 4 di nazionalità albanese.

Dieci degli indagati arrestati sono accusati di essere componenti di una associazione per delinquere operativa sin dal luglio 2019 ed operativa nella provincia di Savona: finalizzata all’acquisto, importazione (dal Sud America), trasporto, detenzione e vendita di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e hashish.

L’organizzazione criminale disarticolata dalla Guardia di finanza, per gli inquirenti liguri, era dotata: di magazzini al cui interno collocare carichi di sostanze stupefacenti; di mezzi per gli spostamenti e per il trasporto della sostanza stupefacente in particolare di autovetture dotate di “doppio fondo” e di strumenti per comunicare tra loro (telefoni cellulari criptati, collegati a server collocati in Francia), utilizzati da alcuni componenti della associazione anche all’interno della casa circondariale dove si trovavano detenuti per comunicare con l’esterno (in particolare uno di questi si faceva latore di messaggi finalizzati a dissuadere gli altri associati che venissero arrestati dal collaborare con la giustizia).

In base a quanto accertato nel corso delle indagini svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Savona e dal Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Genova, con il supporto del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata (Scico) della Guardia di finanza e con il coordinamento della Direzione centrale per i servizi antidroga, poi, l’associazione criminale oggetto di indagine avrebbe fornito ad altre organizzazioni criminali che acquistavano ingenti quantitativi di stupefacenti e li spedivano via nave in Italia, con destinazione il Porto di Vado Ligure, un servizio di recupero e distribuzione dei carichi di drogale assicurava il pagamento delle spese legali dei componenti della associazione o di quanti lavoravano per questa tratti in arresto e al sostentamento delle famiglie di questi;

Per portare a compimento i lucrosi traffici, ancora, il gruppo per gli investigatori delle Fiamme gialle si sarebbe avvalso di un sodale, dipendente di una società di Trasporto di merci e pacchi operante all’interno del porto di Vado Ligure (risultata totalmente estranea alle vicende oggetto della presente indagine) con mansioni di gruista, che forniva informazioni sulla posizione dei container in cui erano occultati i carichi di cocaina provenienti dal Sud-America sbarcati al Porto di Vado Ligure, anche spostandoli all’interno dell’area portuale in caso di necessità, allo scopo di agevolare le fasi di recupero dello stupefacente dai container per conto dell’organizzazione.

Ma anche di un concorrente esterno (Mario Palamara), che durante la sua latitanza procurava ingenti carichi di cocaina provenienti dal Sudamerica ed approdati presso il porto di Vado Ligure: in particolare agevolava la spedizione di 84 panetti di cocaina di cui 69 venivano recuperati all’interno di un container frigo presso l’area portuale di Vado Ligure il 17 marzo 2020.

Il gruppo criminale, poi, si sarebbe attivato per avviare una ditta di importazione di frutta dal Sud America da utilizzare per la spedizione di cocaina all’interno di carichi di copertura.

Agli indagati sono altresì contestati altri 42 episodi di acquisto, detenzione e cessione, nonché di importazione dal Sud America di ingenti quantitativi di cocaina (oltre 180 kg), hashish (oltre 40 kg), marijuana (oltre 70 kg) e due tentativi di importare ed acquistare oltre 200 kg di cocaina e 300 kg di hashish.

Le indagini sono state avviate in seguito ad una serie di recuperi intervenuti tra il 2019 e il 2020, di quantitativi di stupefacente pari a oltre 180 kg di cocaina nel porto di Vado Ligure (rivelatosi essere stato individuato dai componenti della organizzazione come struttura di approdo e smistamento dello stupefacente), occultati in container trasportati dalle navi provenienti dal Sud America e destinati ad essere ridistribuiti in varie località.

In considerazione del numero dei sequestri effettuati e dei quantitativi di stupefacente rinvenuti, le indagini si sono focalizzate (attraverso la disamina delle telecamere di videosorveglianza collocate all’interno del porto) per individuare chi, tra quanti lavorassero all’interno del porto potesse consentire agli odierni indagati di individuare ed aprire i containers dove lo stupefacente era stato occultato e recuperarlo. Le prove sono state acquisite attraverso intercettazioni delle comunicazioni (anche tra presenti, all’interno di autovetture) e la acquisizione ed analisi delle comunicazioni tra gli indagati (avvenute per lo più sulle piattaforme Encrochat e SkyEcc), grazie alla collaborazione di Eurojust e delle Autorità francesi destinatarie di ordini di indagine europei.

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