Lunedì, 22 Luglio 2024
L'analisi

Qualità della vita, gli indicatori relegano Reggio Calabria nelle ultime posizioni

Pubblicata la 25esima edizione del lavoro di approfondimento realizzato da ItaliaOggi e Ital Communications, in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma

Bolzano, seguita da Milano e Bologna, guadagna il podio della classifica annuale nell’indagine sulla qualità della vita del 2023 realizzata da ItaliaOggi e Ital Communications, in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma, giunta alla 25ª edizione. In fondo alla classifica, come nel 2022, c’è Crotone (107esimaa), insieme alle province siciliane Messina e Caltanissetta (105esimaa e 106esima). 

Poco meglio fa Reggio Calabria che si piazza al 95 posto, prima dell’ultima Crotone e di Cosenza che non va oltre il 97esimo piazzamento. 

Inoltre, la ricerca conferma una tendenza: la frattura tra il Centro-Nord, più performante e resiliente, e l’Italia meridionale e insulare, caratterizzata da una persistente vulnerabilità. Lo studio si articola in nove dimensioni d’analisi: affari e lavoro, ambiente, reati e sicurezza, sicurezza sociale, istruzione e formazione, popolazione, sistema salute, tempo libero e turismo, reddito e ricchezza, in 14 sotto dimensioni e 92 indicatori di base.

Province e città metropolitane del Centro-Nord sono protagoniste indiscusse della ripresa. Di riflesso, si fa più netta la separazione rispetto alle aree meno sviluppate quali Mezzogiorno e Isole, dove crescono aree di disagio sociale e personale.

Quest’anno la qualità della vita è risultata buona o accettabile in 63 su 107 province. Tradotto in termini di popolazione, significa che 21 milioni 909mila residenti (pari al 37,2% della popolazione italiana) vivono in territori caratterizzati da una qualità della vita scarsa o insufficiente, contro i 21 milioni 789mila della passata edizione, pari al 36,9% della popolazione, registrando quindi un lieve arretramento rispetto al 2022.

Anche qui Reggio Calabria, ma un poco tutta la Calabria, hanno evidenziato un rendimento insufficiente che nascondo ampie aree di disagio sociale e personale.

Se si guarda la classifica sotto l’aspetto relativo all’impatto occupazionale, poi, le cose vanno anche peggio. La città dello Stretto, infatti, nell’indicatore relativo al tasso di occupazione maschile fra i 15 e i 64 non va oltre la 102esima posizione, mentre l’indicatore relativo alle imprese cessate rispetto a quelle attive porta Reggio Calabria al secondo posto dopo Oristano. 

La città, invece, scala la classifica per quanto riguarda gli indicatori riferiti alla sicurezza, arrivando a occupare la 35esima posizione con Milano che, invece, occupa l’ultimo posto. Con una preoccupante 12esima posizione nella sotto classifica riferita alle violenze sessuali. 

Purtroppo l’indicatore torna insufficiente quando si scorrono i dati riferiti alla categoria sicurezza sociale. Il dato che spicca subito è quello relativo agli infortuni sui luoghi di lavoro, qui Reggio Calabria si piazza al sesto posto, facendo peggio di tutte le altre province calabresi. 

Non va meglio se si osservano i numeri relativi agli indicatori sull’istruzione e la formazione che fermano la città dei bronzi al 92 posto su 107.

Lo stesso si può dire se guardiamo i dati riferiti al sistema salute. In generale Reggio Calabria strappa una 51esima posizione che, però, porta con se degli indicatori negativi nei vari capitolo in cui è stata divisa e approfondita l’analisi sulla qualità della vita che intervengono, ad esempio, sul numero dei posti letto nelle varie branche ospedaliere o delle attrezzature medico sanitarie. 

Non va meglio, infine, nel capitolo relativo alla ricchezza. Con Milano irraggiungibile al primo posto, Reggio Calabria deve accontentarsi di una 94esima posizione, peggio di Catanzaro e Vibo Valentia ma meglio di Cosenza e Crotone.

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