Giovedì, 18 Luglio 2024
L'intervista

"Incarno tutto ciò che è la Calabria", De Luca il migrante del Sud che ha salvato Notre Dame

Allievo di Antonio Quistelli, l’architetto, originario di Amantea, che ha contribuito alla ricostruzione della Cattedrale parigina distrutta in un incendio nel 2019, si racconta a ReggioToday

“La mia identità di calabrese e il rapporto che i calabresi hanno con la modernità, che è un modo sfaccettato e ricco, mi ha fatto capire che era necessario non creare una rottura tra il vecchio e il nuovo, tra il moderno e l’antico, ma era quello di cercare la continuità e questo, è quello che la Calabria e la mia vita in Calabria mi ha dato per costruire degli strumenti digitali, che certo sono innovativi, ma rispettano la cultura, rispettano la storia e le pratiche di quelli che lavorano sul patrimonio e che lo conservano;  questa sensibilità, secondo me, se fossi vissuto in altri luoghi non l’avrei mai avuta”.

A dirlo è l’architetto Livio De Luca, direttore di ricerca al Cnrs (l'equivalente francese del nostro Cnr) e a capo del gruppo di lavoro chiamato a ricostruire la bellissima Cattedrale di Notre Dame dopo l'incendio che la distrusse il 15 aprile 2019.

Originario di Amantea, reggino per formazione, De Luca, vive e lavora nel sud della Francia da vent’anni; il suo fu il primo numero che il ministero della cultura e quello della ricerca chiamarono un secondo dopo che si sparse la notizia che le fiamme avevano avvolto la cattedrale gotica resa immortale dalla penna di Victor Hugo. La domanda che gli fu posta fu una sola: “Quanto possiamo sapere di com’era la cattedrale prima dell’incendio?".

Un momento cruciale che dimostrò a De Luca e al suo intero gruppo di lavoro che gli anni di ricerca e di studio non erano stati vani. De Luca, specializzato in digitalizzazione del Patrimonio ha rappresentato per il governo francese la speranza di ricostruire l’irricostruibile.

Gli era stato assegnato un compito importantissimo: portare Notre Dame agli antichi splendori. E c’è riuscito, l’8 dicembre, finalmente Notre Dame sarà fruibile, anche se proseguono ancora i lavori di restauro all’esterno della chiesa, il lavoro di Livio comunque proseguirà sino al 2027 perché, ci annuncia, l’apertura di un museo, proprio a lato della cattedrale dove sarà esposto tutto il lavoro fatto per ricostruire l’edificio e, quindi, tutto il lavoro di “ricerca e ricostruzione digitale programmato da me e dal mio staff. Un lavoro che sarà utile, in futuro, per tutelare il patrimonio culturale e non”.

Ma chi è, Livio De Luca? Chi è l’uomo che la Francia stima e deve ringraziar e per aver salvato uno dei simboli del Paese? Anche se ormai è marsigliese d’adozione, De Luca rivendica sempre con grande orgoglio di essere calabrese e aver potuto passare parte della sua vita qui.

Laureatosi in architettura presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, De Luca ricorda che “gli anni di studio qui, furono tra i più spensierati e i più formativi”.

Allievo di Antonio Quistelli, rettore per tanti anni dell’UniRC, l'architetto ricorda il suo maestro come colui il quale gli fece capire, “che non esistono formule magiche, non esiste un sapere che arrivi dall’alto, è tutto frutto del confronto con le realtà circostanti”, lavorando “gomito a gomito con Antonio Quistelli, che ho sempre considerato come un vero maestro di bottega che non dava nozioni, lui si poneva come modello di fronte alle situazioni che noi tutti vivevamo, ho imparato tanto.

Mi ha accolto nel suo staff in un periodo in cui c’era un vero dibattito critico sui saperi consolidati e la tecnologia innovativa che per me rappresentava un’ennesima transizione. Io parlavo sempre di progetti, non mi ero mai occupato di patrimonio. L’unica esperienza l’ho fatta per l’esame di restauro nella chiesa Santa Maria dei Tridetti di Staiti, in cui per la prima volta mi sono confrontato con il reale”.

Figlio d’arte, il padre era architetto, De Luca non volova solo fare architettura ma la viveva; la casa nella quale è cresciuto, ad Amantea, fu progetta dal suo papà. Sembra quasi un predestinato Livio. Affrontare il difficile compito di far coincidere e combaciare l’antico con il moderno era scritto nel suo destino. Suo padre rappresentava la spinta verso il futuro, verso il progresso, mentre sua madre Pina insegnante, seppur aperta al mondo, lo invitava sempre tenere ben presenti le questioni di cuore.

E queste spinte, questa dialettica interna tra la proiezione verso il futuro e uno sguardo attento verso il passato, lo hanno sempre accompagnato in tutte le fasi della sua vita. “La relazione tra passato e futuro sono oggetto delle mie riflessioni recenti, degli ultimi anni. Probabilmente questa specie di contrasto tra modernità e passato è proprio il pane quotidiano di chi vive in Calabria, al Sud in generale. Se io avessi inseguito solo la modernità, credo che non avrei concluso niente nella vita. Sono proprio un calabrese. Incarno tutto ciò che è la mia regione. Se avessi vissuto in un altro posto, non avrei potuto vivere questa transizione, perché in altri luoghi la modernità era già arrivata.  Attenzione, non intendo dire che i calabresi non amino l’innovazione, al contrario. Loro la guardano con distacco, prima riflettono, vedono come va e poi la fanno loro”. 

Dopo aver terminato il suo percorso di studi e ricerca qui a Reggio Calabria, l'architetto ebbe la possibilità di scegliere se proseguire i suoi studi al Mlt di Boston o all' Aix-en-Provecne a Marsiglia dove erano pionieri dell’uso del computer in architettura. Alla fine scelse di rimanere in Europa. E, da migrante del Sud, decise di trasferirsi in un altro Sud. Nel Sud d’oltralpe ha trovato la sua seconda casa.

Gli abbiamo chiesto se ha mai pensato di ritornare, con un grande sorriso risponde: "Tantissime volte. Ho pensato di tornare per vedere come potrebbe andare, ma ancora i miei figli sono piccoli e non vorrei stravolgere il loro percorso, magari appena saranno più indipendenti ci penserò seriamente".

Certo è che Livio De Luca non vuole assolutamente 'tagliare il cordone ombelicale' che lo lega alla sua terra. Infatti, è in stretto contatto con l'Università reggina, con la quale collabora, e dalla quale, attinge per trovare nuovi talenti.

"È rimasto un continuo lavoro di scambio con la Mediterranea; infatti, una dottoranda, sarà ospite nel mio laboratorio per un circa sei mesi per un percorso di formazione e studio; inoltre, proprio Reggio Calabria è la sede centrale della federazione italiana dei ricercatori in disegno, l'Unione Italiana del disegno guidata da Francesca Fatta".

Livio De Luca, possiamo considerarlo come uno dei tanti cervelli in fuga, ma forse, potremmo invertire la rotta e pensare che sia un talento, un'eccellenza calabrese che ha deciso di studiare qui e con le competenze acquisite si è fatto strada in un altro paese, portando alto il nome della Calabria e del mondo accademico reggino. 
 

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