rotate-mobile
Domenica, 3 Marzo 2024
I dati

Lotta alla 'ndrangheta, Bombardieri: "L'economia criminale rende evanescente il confine tra mondo del crimine e società civile”

E’ quanto si evince dalla relazione presentata dal procuratore capo alla cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario

“La ‘ndrangheta e’ un ampio e diffuso sistema di potere in continua evoluzione. La ‘ndrangheta articolata in decine di ‘locali’, è unanimemente riconosciuta come la più potente e ricca tra e organizzazioni criminali attive oggi in Italia e in Europa e coinvolge territori in Canada e in Australia, mantenendo il “Crimine” nella provincia di Reggio Calabria, a cui fanno riferimento tutti i ‘locali’ del mondo”. E’ quanto si evince dalla relazione presentata dal procuratore capo Giovanni Bombardieri, nell’ambito della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario che si è tenuta, ieri mattina, presso la scuola allievi carabinieri “Fava e Garofalo”.

Bombardieri, inoltre, ha posto l’attenzione sulla “capacita’ di interagire della ‘ndrangheta con il sistema legale nelle sue molteplici espressioni, in particolare, con quello economico e istituzionale. Le risultanze investigative, hanno fatto emergere figure di imprenditori – ha spiegato – che, sfruttando l’appoggio di temibilissime cosche sono riusciti ad accumulare enormi profitti, prontamente riciclati in attività industriali e commerciali in ogni parte d’Italia e del mondo.

Una commistione di interessi che si rafforzano e si alimentano vicendevolmente, creando un connubio di formidabile capacità intrusiva nel tessuto sociale ed economico”.

Per il capo della Dda di Reggio Calabria, “purtroppo, l’economia criminale crea aree di consenso sociale e determina una sorta di condivisione di interessi che, in certi casi, sembrano rendere evanescente il confine tra mondo del crimine e società civile”.

Sul rapporto tra 'ndrangheta e politica, Giovanni Bombardieri ha ricordato che “importanti procedimenti penali hanno consentito di confermare come sia sempre attuale la ricerca di sostegno da parte di alcuni uomini politici ed esponenti delle istituzioni verso organizzazioni ‘ndranghetistiche.

Per come documentato, la ‘ndrangheta – ha aggiunto – dispone di un’allarmante capacità di diventare soggetto incluso e inclusivo nella classe dirigente reggina, coltivando relazioni funzionali ad un ruolo di compartecipe alla gestione politica, sociale ed economica della città e dell’intera provincia”.

Il ruolo del porto di Gioia Tauro e il traffico di droga

"La crescita esponenziale della ricchezza e, quindi, del potere criminale della ‘ndrangheta  - scrive Bombardieri nella lunga relazione - sono inscindibilmente collegati all’ingentissimo e lucroso business del narcotraffico, che vede tale organizzazione protagonista assoluta a livello intercontinentale, anche (ma non solo) in ragione della capacità di condizionare per fini illeciti le attività che avvengono nelle aree portuali.

In tale contesto, una rilevanza essenziale ha assunto l’attività di indagine presso il Porto di Gioia Tauro, la cui centralità nelle rotte internazionali è inequivocabilmente documentata dagli enormi quantitativi di sostanza stupefacente di tipo cocaina sequestrata anche nell’ultimo anno".

Per il procuratore della Repubblica, infine, “la risposta istituzionale a fenomeni di cosi’ imponente portata deve essere la più seria ed efficace possibile, replicando la risposta che lo Stato seppe mettere in campo all’indomani di Capaci con un maggiore investimento nelle forze di polizia giudiziaria che consenta di dare seguito sistematico, senza soste e interruzioni, alle operazioni che pure continuano a indebolire e minare la forza della ‘ndrangheta”.

L'operazione Tre Croci e gli operatori portuali infedeli

"L'operazione Tre Croci ha consentito, per la prima volta, andando oltre la singola operazione di esfiltrazione dello stupefacente ad opera di singoli soggetti, di ricostruire una vera e propria organizzazione criminale di operatori portuali infedeli - evidenzia Bombardieri -  che operavano di volta in volta, al soldo di soggetti legati alle varie cosche di ‘Ndrangheta, anche in alcuni casi, in accordo con appartenenti alla Agenzia delle Dogane preposti al controllo, per l’esfiltrazione dello stupefacente dal Porto con modalità organizzative. 

Il procedimento consentiva di disvelare l’esistenza di vere e proprie “squadre” di portuali infedeli, operanti all’interno dello scalo portuale di Gioia Tauro, i quali venivano retribuiti da varie associazioni di criminalità organizzata, che gestivano il traffico di sostanza stupefacente all’interno del Porto per procedere all’ “esfiltrazione” della cocaina dai container provenienti dal Sud America ed allo spostamento della stessa in container “puliti”, i quali potevano pertanto lasciare lo scalo, consentendo di immettere la sostanza sul mercato. Complessivamente sono state ricostruite 17 importazioni, avvenute in un arco temporale estremamente ristretto (meno di 3 mesi) per un totale di circa 7 tonnellate di cocaina sbarcate al Porto di Gioia Tauro (di cui 4 sottoposte a sequestro)".

Interventi strutturali e l'inadeguatezza della pianta organica

"Eppure - in assenza di modifiche sostanziali alla situazione negli ultimi anni sempre denunciata - anche quest’anno non resta che ribadire quanto già rilevato nelle precedenti relazioni, risultando purtroppo “che gli organismi investigativi a disposizione per le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria siano numericamente limitati nei loro organici a quasi la metà rispetto ad altri territori, e tra questi la Sicilia, in cui la minaccia mafiosa sicuramente non ha la stessa pericolosità e pervasività dimostrata dalla ‘ndrangheta. Sicuramente è importante e lodevole lo sforzo che il capo della polizia, il comandante generale dei carabinieri, il comandante generale della guardia di finanza sostengono attualmente, guardando con attenzione a questi territori, ma è, ormai, tempo di mettere mano ad interventi strutturali, risolutivi, che non si limitino ad affrontare l’emergenza, che, peraltro, in questi territori è quotidiana”.

Va ribadita con forza, ancora una volta, l’inadeguatezza della pianta organica dei magistrati del Tribunale di Reggio Calabria che, per la sua dotazione numerica e nonostante il notevole e lodevole sforzo di ciascun Giudice di quell’Ufficio e della sua Dirigenza, non riesce a far fronte agli impegni di una Procura della Repubblica – ed in particolare della sua Direzione Distrettuale Antimafia - come quella di Reggio Calabria, vero e proprio avamposto dello Stato, unitamente agli altri Uffici Giudiziari del Distretto, a cominciare dal Tribunale, nella lotta alla più pericolosa forma di criminalità organizzata. Non v’è chi non veda come il fenomeno criminale ndranghetistico, più di ogni altro, imponga, in ragione della sua impressionante, subdola e tentacolare capacità di penetrazione transnazionale nel tessuto socioeconomico, sforzi non solo investigativi, ma anche processuali, di straordinaria portata".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Lotta alla 'ndrangheta, Bombardieri: "L'economia criminale rende evanescente il confine tra mondo del crimine e società civile”

ReggioToday è in caricamento