Zona rossa e rabbia dei commercianti, Muro: "Costretto a fare prestito per pagare i debiti"

L'esercente reggino non è convinto delle scelte del Governo e se la prende con la politica: "Loro si mangiano i soldi e a noi ci chiudono. Altro che zona rossa, qui è zona gialla anzi verde", le stime negative di Coldiretti

Gianfranco Muro

“Sono arrabbiato con la politica che ci ha abbandonato. Qui da noi non esiste la zona rossa, siamo zona gialla anzi zona verde”. Gianfranco Muro, proprietario di un bar sul centralissimo Corso Garibaldi, si sfoga ai nostri microfoni e, nel rappresentare le problematiche di tutta la categoria, scarica le proprie frustrazioni su un ceto politico incapace di far pesare le ragioni del proprio territorio davanti alle scelte non condivise del Governo Conte sull’applicazione della zona rossa in Calabria.

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Il peso degli affitti e delle tasse, il pagamento dei fornitori, gli impegni con i dipendenti, con una nuova chiusura totale, diventano macigni sulle spalle dei commercianti reggini, macigni dal peso insostenibile. Il rischio è quello di un sovra indebitamento insopportabile e per questo, insieme ai suoi colleghi, ieri era in piazza per manifestare pacificamente contro le decisioni del premier Conte e del ministro Speranza.

Il peso dei costi da sostenere

“Io pago 2100 euro solo di affitto - dice Gianfranco Muro - lo stato me ne ha riconosciuti solo 600, io ho dovuto fare un prestito per coprire i miei debiti e la politica si è mangiata anche i soldi che lo Stato aveva mandato per l’emergenza sanitaria”.

Sono circa 128mila i bar, i ristoranti, le pizzerie e gli agriturismi chiusi nelle 6 regioni arancioni e rosse con una perdita di fatturato mensile di almeno 2,7 miliardi ed un drammatico effetto a valanga sull'intera filiera per il mancato acquisto di alimenti e vino. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulle conseguenze dell'entrata in vigore del nuovo Dpcm. 

Le stime di Coldiretti

La serrata imposta dalle misure anti contagio riguarda regioni dove molto diffuso è il consumo alimentare fuori casa e colpisce quasi 4 locali su 10 (38%) di quelli esistenti in Italia compresi - evidenzia la Coldiretti - oltre 5mila agriturismi. Lombardia, Piemonte rappresentano oltre la metà (58%) delle strutture colpite dalle misure più restrittive sul fronte dei consumi fuori casa, mentre il resto è concentrato fra Puglia, Sicilia, Calabria e Valle d'Aosta. Limitazioni permangono però anche nel resto del territorio nazionale non compreso nelle due fasce più critiche dove - evidenzia la Coldiretti - le attività di ristorazione (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite solo dalle ore 5,00 alle 18,00 con la possibilità sempre della consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 della ristorazione con asporto. Invece nelle regioni dove si registrano scenari di elevata o massima gravità - sottolinea la Coldiretti - sono sospese tutte le attività di ristorazione e, quindi, anche la somministrazione di pasti e bevande da parte degli agriturismi.

Gli effetti del Dpcm

Nelle zone critiche - continua la Coldiretti - è consentita la sola consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle vicinanze dei locali. Nelle regioni rosse e arancioni - evidenzia la Coldiretti - la ristorazione viene praticamente azzerata dalle limitazioni imposte dall'ultimo Dpcm per frenare l'ondata di contagi. Gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione - continua la Coldiretti - si fanno sentire a cascata sull'intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all'olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione - precisa la Coldiretti - rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Le limitazioni alle attività di impresa - conclude la Coldiretti - devono dunque prevedere un adeguato e immediato sostegno economico lungo tutta la filiera per salvare l'economia e l'occupazione in un settore chiave del Made in Italy.

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