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Venerdì, 1 Luglio 2022
A spasso nella storia

Nella Reggio romana un portico marmoreo: gli studi degli Amici del Museo

"I preziosi del MAN di Reggio Calabria", organizzato dall’Associazione “Amici del Mmuseo” in collaborazione con la direzione del Museo

La sala conferenze del Museo Nazionale ha ospitato il secondo incontro del ciclo "I preziosi del MAN di Reggio Calabria", organizzato dall’associazione “Amici del Museo” in collaborazione con la direzione del Museo. Come è noto, scopo dell’iniziativa è quello di promuovere e valorizzare i più interessanti reperti archeologici ritrovati nel corso dei secoli nell’area cittadina, evidenziando anche il loro rapporto con la storia della città.

I professori Francesco Arillotta e Renato Laganà hanno illustrato caratteristiche e problemi del monumentale tratto di architrave in marmo, conservato, appunto, nel nostro Museo, e che fu scoperto attorno al 1810 là dove oggi sorge il Palazzo del Governo.

Arillotta ha introdotto l’argomento, ricordando l’occasione del ritrovamento, i momenti storici della sua conservazione prima nel Museo Civico e poi nel Museo Nazionale. Ha anche richiamato l’attenzione del folto pubblico presente sugli aspetti decorativi del manufatto, che, interessando ben tre suoi lati, si presenta come elemento a sé stante di una struttura architettonica particolarmente importante. Altro aspetto evidenziato, la presenza di una grande iscrizione frontale e di una iscrizione dedicatoria laterale, che impreziosiscono il tutto.

Mentre Renato Laganà si è ampiamente intrattenuto sugli aspetti tecnici dell’opera, che, per le sue caratteristiche, va considerata elemento centrale di una struttura architettonica aperta, osservabile da tre lati, e, quindi, riconducibile ad un significativo sistema a porticato. In proposito ha richiamato le tecniche di costruzione e le destinazioni urbanistiche di portici siffatti in età romana; datazione che è giustificata dalla forma aulica dell’iscrizione principale.

Quanto all’iscrizione dedicatoria, cita espressamente l’imperatore Flavio Giulio Valentiniano, vissuto nel IV secolo d. C., consentendone l’esatta collocazione storica. Dalla combinazione delle due iscrizioni, Laganà ha tratto la deduzione che ci si possa trovare di fronte ad un recupero ricostruttivo del manufatto dopo una sua precedente demolizione a seguito di un terremoto. A conclusione degli interventi, Arillotta ha sottolineato la suggestione prodotta da questo grande reperto, che ci fa immaginare una Reggio romana fastosa, con nobili edifici pubblici e privati, attenzionata dagli Imperatori in occasione di distruttivi eventi sismici.

In chiusura, lo storico ha annunciato che il terzo incontro avrà come argomento ‘I Bronzi di Riace’, ormai entrati a pieno titolo nella storia archeologica di Reggio Calabria. Nella circostanza, si porranno due domande: “Com’è che le due statue bronzee sono finite, l’una accanto all’altra, in quel posto in cui le ha trovate Mariottini”?, e “Dov’è la nave che trasportava le due statue?”. Arillotta annota che il suo ritrovamento, con tutto quello che essa certamente trasportava, potrebbe consentire la realizzazione di un interessante museo, ovviamente a Riace.

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