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Domenica, 23 Giugno 2024
La storia / Caulonia

L'eremo di Sant'Ilarione chiude per restauro ma padre Vermorel resterà nel luogo che cura da vent'anni

L'antica costruzione sarà interessata da un intervento Pnrr e dopo un appello virale il religioso francese ha trovato casa a San Nicola

Presto dovrà lasciare l'eremo nel quale da quasi ventun anni accoglie chi vuole pregare, leggere le sacre scritture, ricevere parole di pace e conforto. Dopo tanti viaggi e ricerche, Frédéric Vermorel ha scelto di vivere in questo lembo naturale, ma in autunno inizierà la ristrutturazione del santuario di Sant'Ilarione, a Caulonia, dove risiede e opera come eremita diocesano. Costretto a trasferirsi durante i lavori di cantiere, non ha mai pensato di abbandonare questo territorio e ha trovato una nuova casa nella stessa frazione di San Nicola. Nel frattempo, appena si è diffusa la notizia del trasloco obbligato, erano stati in tanti a preoccuparsi del suo futuro.

L'appello social e la solidarietà attorno all'eremita francese di Sant'Ilarione 

A lanciare un appello per consentire all’anacoreta francese di restare in una terra che gli appartiene e nella quale ha fatto fiorire germogli di bene e bellezza, era stato fa l'archeologo Francesco Cuteri. Innescando un appassionato passaparola social, aveva portato a conoscenza questa situazione di bisogno, che il riservato Vermorel non avrebbe mai reso pubblica. "Ho un amico eremita - scrive - che è in cerca di una nuova casa. Sente però il bisogno di continuare a vivere in questi luoghi, nelle terre di quella che un tempo era chiamata Castelvetere e che oggi si chiama Caulonia. Il suo sogno, che condivido, sarebbe trovare una casetta in campagna nella zona di San Nicola o Calatrìa, in modo da attrezzarla per poter vivere con decoro e continuare a praticare l'accoglienza". Altrettanto necessario è stato individuare uno spazio da adibire a deposito temporaneo del materiale che si trova all'interno dell'eremo - dai mobili agli oggetti - e che sarà sgomberato per consentire l'esecuzione dei lavori di restauro. Tra questi il vangelo posto su un grande leggio di legno, le icone bizantine, le croci artigianali.  

Sebbene Cuteri non ne faccia il nome, è subito chiaro di chi si parli. Il post è stato rapidamente condiviso dalle tantissime persone che hanno conosciuto padre Frédéric e trascorso nell'eremo momenti intensi, occupandosi di piante e animali, condividendo i pasti e immergendosi nel paesaggio che circonda l'edificio di culto del XVII secolo dedicato al patriarca dei monaci di Palestina.

L'eremo affidato dalla diocesi nel 2003, per volontà di Bregantini

Originario della Loira, il sessantenne Vermorel è studioso e fervido viaggiatore: laureato a Parigi in lingue orientali, ha un diploma di studi teologici ed è autore del libro-diario "Una solitudine ospitale"; prima di arrivare a Caulonia ha esplorato a lungo le terre del Mediterraneo. Vive nell'eremo di Sant'Ilarione dal 2003 e fu monsignor Bregantini ad affidargli la cura dell'antico complesso monastico, nel quale l'ascetico forestiero ha pronunciato i voti monastici temporanei. 

Da allora sono trascorsi quasi vent'anni, durante i quali ha reso agibili molti locali della storica costruzione con il proprio lavoro manuale ma soprattutto facendole un luogo di pellegrinaggio e spiritualità. Tanti sono stati i visitatori attratti dalle parole all'ingresso dell'eremo: silenzio orante. C'è l'orario di veglie e preghiere, e l'anacoreta invita a non chiacchierare in chiesa ed immergersi in un'atmosfera che fonde natura e fede, che accoglie chi vuole condividere la parola di Dio. Vermorel lo fa anche attraverso la musica e i canti orientali che spesso ha intonato suonando la cetra. 

L'ingresso dell'eremo (foto Fb Francesco Cuteri)-2

Un altro cartello avvisa che "il soffitto è pericolante e chi entra lo fa sotto la propria responsabilità". Anche la muratura della chiesa presenta crepe profonde, e oltre all'aspetto di conservazione del bene esistono reali problemi di sicurezza. Per questo l'edificio che si erge su una rocca e sovrasta il torrente Allaro, ormai fatiscente, dovrà essere chiuso: non si tratterà di interventi minimi, ma subirà lavori strutturali significativi, anche perché l'ultimo vero e proprio restauro risale agli anni Trenta. L’intervento finanziato con una somma di 4.660.000 euro del Pnrr già approvata dal precedente governo, rientra nel programma di riqualificazione degli edifici religiosi di proprietà della diocesi di Locri Gerace, che interessa altri sette luoghi di culto con risorse complessive di quasi 22 milioni.

Il Pnrr dovrebbe offrire qualche garanzia sul cronoprogramma del cantiere, con consegna a dicembre 2025, ma è una prospettiva poco ottimistica per Cuteri, che nel post afferma: "Probabilmente da settembre, con l'inizio dei lavori di restauro e miglioramento statico, il mio amico dovrà lasciare l'Eremo di Sant'Ilarione. Per non farci più ritorno.  E dico questo non per 'cassandriare' ma perché è evidente che, anche se da previsione s'immagina che i lavori si possano completare entro la fine del 2025 (data a cui, sia per la complessità dell'edificio che per esperienza, non credo), non si può pensare che la meravigliosa rete di condivisione, ospitalità, preghiera, accoglienza costruita con tenacia e fatica in questi anni si possa mettere in moto, nel giro di poco tempo, in un luogo che necessariamente sarà diverso".

Conclude l’archeologo: "Sebbene sia molto addolorato per l'abbandono dell'eremo, sono fiducioso e convinto che quanto l'eremita ha seminato darà i suoi frutti comunque. Ho ancora negli occhi la festa che si fece all'eremo quando il mio amico prese i voti, tanti anni fa, e quella gioia porterò sempre nel cuore. Ho anche in mente le parole di monsignor Bregantini quando disse al commosso eremita: 'Tu darai una mano alla Chiesa e la Chiesa ti terrà sempre per mano'. Sono certo che lui troverà anche un modo per perdonare questo mio colpo di testa. Ma il fatto è che gli voglio bene, profondamente".

La nuova casa di padre Frédéric vicino all'eremo: "Non potrei mai allontarmi da qui"

Padre Vermorel è rientrato ieri da un soggiorno in Toscana, e si schermisce dal clamore sollevato dalla vicenda. “Qualcuno ha parlato di sfratto – dice – ma è un’esagerazione, io sono eremita diocesano e nessuno mi sta cacciando via. Certo avrei preferito essere stato più coinvolto e avere certezze per il futuro, che purtroppo adesso è un’incognita. Se davvero i lavori si concludessero entro il 2025 la situazione sarebbe gestibile ma sappiamo che possono esserci tanti imprevisti… si tratta di una struttura fragile ed è probabile che in corso d’opera ci saranno sorprese. Nessuno può assicurarmelo”.

Il religioso si sistemerà in un’abitazione a San Nicola, concessa a titolo gratuito, e il materiale che dovrà portare via dall’eremo sarà spostato nei locali dell’ex scuola elementare. “E’ chiaro che non mi fa piacere ma non si può fare altrimenti – sottolinea – perché sono consapevole della necessità della ristrutturazione…lo so bene per averlo chiesto io stesso da vent’anni!”

A venire in aiuto di padre Frédéric è stata la famiglia di un’amica che non c’è più. “La casa apparteneva a una persona che per me è stata molto importante, scomparsa qualche anno fa molto anziana. Sapevo che l’abitazione era vuota e ho chiesto di affittarla ma il nipote, oggi proprietario, me l’ha concessa senza chiedere nulla”.

Un locale dell'eremo-2

La vicinanza del nuovo alloggio all’eremo permetterà a Vermorel di continuare ad occuparsene anche nel periodo della ristrutturazione. “Essere proprio qui è un sollievo perché io sono ipovedente e non guido e sarebbe stato difficoltoso venire spesso. Ma non potrei farne a meno – precisa – sono legatissimo a questo luogo e ho già ottenuto un’autorizzazione per curare le piante che si trovano nell’area del cantiere”. Padre Frédéric ne parla pensando già al ritorno: “In inverno occorre fare la potatura, altrimenti poi troverò il deserto”.

Un luogo incontaminato e il dilemma tra natura e iniziative a scopo turistico

Chi si ferma a Sant'Ilarione è citato in un libro, dove l'eremita annota nomi e date di compleanni e anniversari per poter ricordare tutti. Le sue attenzioni sono ora ricambiate dalle tante persone che si sono mobilitando per scongiurare l'addio di Vermorel da Caulonia. Per qualcuno il frate francese è pure il paladino di un sito minacciato dalla contaminazione commerciale, e il riferimento è alle attività legate alla balneazione delle splendide cascate di San Nicola, che sgorgano nel letto del fiume Allaro. In passato assoluto regno naturale, da alcuni anni sono gestite da un'associazione con un lido attrezzato e un'area barbecue.

A poche centinaia di metri dall'eremo c'è il punto più alto del salto, con l'acqua che si getta da quindici metri e l'impatto con le rocce è uno dei suoni ammessi nella serena quiete del monastero. "Il padre - si legge in un commento sotto il virale post di Francesco Cuteri - dà fastidio a chi sfrutta quel magnifico luogo di bellezza, pace e spiritualità facendone una spiaggia rumorosa e volgare". Come spesso accade alle nostre latitudini, il dilemma irrisolto di questi territori selvatici è tra l'apertura alla vocazione turistica e la custodia di una purezza che paga il pegno di mantenerli sconosciuti e segreti. 

Anche l’eremo dopo il restyling cambierà e padre Frédéric se ne rammarica: “Non sono competente in materia, dunque non avrei titolo per esprimermi però avrei scelto un altro tipo di intervento, un restauro conservativo. Invece saranno rifatti solai e abbattuti muri e questo farà perdere per sempre una parte di storia, di cui non si avrà più memoria”.

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