Giovedì, 18 Luglio 2024
Il ricorso

Ingiusta detenzione nel carcere di Reggio Calabria, condizioni disumane per oltre 500 giorni

Parzialmente accolto il ricorso dell'avvocato Castorina con riduzione della pena per una detenuta residente ad Arghillà

Nella sua detenzione presso il carcere Panzera di Reggio Calabria sono state accertate condizioni disumane e degradanti per oltre 500 giorni e per questo il giudice ha ridotto la sua pena residua in parziale accoglimento del ricorso presentato dall'avvocato Antonino Castorina.

Si è svolta presso il Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria una camera di consiglio in relazione al reclamo presentato dall'avvocato del foro reggino e relativo alle condizioni di detenzione in carcere dal 2021 al 2023  di una donna di 52 anni, originaria di Lamezia Terme e residente nel rione di Arghillà.

La donna arrestata dai carabinieri delle stazioni di Modena e Catona si era vista revocare la misura alternativa alla detenzione in esecuzione al provvedimento di revoca dell’affidamento in prova ai servizi sociali a seguito dell'arresto per il reato di detezione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.

Dalla relazione del carcere effettivamente emergerebbe che la donna ha vissuto in condizioni contrarie a quella che è la normativa europea di riferimento tanto da mettere sotto osservazione oltre 540 giorni di detenzione. In particolare la detenuta viveva in locali di ampiezza inferiore da quanto previsto dalla legge e in un contesto ritenuto di sovraffollamento.

Il magistrato di sorveglianza, Incognito, vista la documentazione in atti, verificata la fondatezza del reclamo discusso in camera di consiglio dall’avvocato Vincenzo Melara del Foro di Palmi, ha accolto parzialmente le tesi della difesa riducendo la pena residua della detenuta di 54 giorni e riconoscendo quindi il pregiudizio che la detenuta ha subito in oltre 540 giorni di detenzione in carcere.

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