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Venerdì, 2 Dicembre 2022
Cinema

Il Pannella di Mimmo Calopresti è un sognatore libero e scandaloso

Ieri in prima visione tv su Raitre "Romanzo Radicale", il docufilm del regista di Polistena che ricostruisce la vita e la carriera del controverso leader politico

Il ritratto di un sognatore che ha rivoluzionato la società italiana. Così Mimmo Calopresti ha raccontato Marco Pannella nel docufilm “Romanzo Radicale”, trasmesso ieri in prima visione televisiva (era già stato presentato al BiF&st di Bari) su Raitre.

Il regista di Polistena sceglie la formula di un’osmosi tra fiction, testimonianze e materiale d’archivio – la stessa che vedremo nel film “I Versace”, attualmente in lavorazione dopo l’intensa sessione di riprese a Reggio, città natale del grande stilista. Proprio il recupero di interviste, comizi e tribune politiche dove rivive la forte personalità del leader radicale costituiscono l’elemento più coinvolgente del lavoro di Calopresti su Pannella. Un documento storico che se nelle passate generazioni crea un effetto nostalgia, è soprattutto materia viva per chi il nome di Marco Pannella lo ha soltanto letto sui libri di storia. Nel film scopriamo la dimensione privata di Marco, giovane uomo libero e con l’ideale di finalizzare l’azione politica alla felicità della gente. Un obiettivo che passa dai desideri, le identità, la parità tra i sessi. Lo stato detta legge nelle camere da letto degli italiani, regolamenta cuori e passioni, edifica prigioni di disperazione. Marco non ci sta, per lui è esattamente il contrario. Vasco Rossi, che appare nella prima scena e nel finale del docufilm, lo definisce il suo alter ego politico. “Per questo – spiega – mi sono iscritto al partito radicale e quella tessera, che ho pagato, ce l’ho ancora, ma quando Marco mi ha chiesto di candidarmi gli ho detto no perché c’era già lui e lo consideravo un altro me stesso”.

Emozionanti documenti d'archivio, fiction poco efficace

La storia di Pannella e del suo partito combattente è un’avventura, un autentico romanzo. Che attraversa il dopoguerra e fa da apripista a cambiamenti sui quali, in un paese comandato dal Vaticano e la Democrazia Cristiana, nessuno avrebbe mai scommesso. Nel film di Calopresti, scritto con Monica Zapelli, lo interpreta Andrea Bosca, ispirato quanto occorre ma inevitabilmente sconfitto nel confronto con il veemente Pannella vero, un fiume in piena che lo alterna nel passaggio tra finzione e documentario. Nel cast anche Irene Casagrande (Mirella Parachini), Francesco Siciliano (Franco Roccella) e un irriconoscibile Marco Leonardi nel ruolo di Gianfranco Spadaccia. Alla narrazione cinematografica il regista affida il compito di spiare la vita privata del personaggio pubblico (e soprattutto le vicende amorose, tra cui un appena tratteggiato menage à trois bisessuale), sempre tenuta fuori dai riflettori – atteggiamento anomalo per uno che parlava apertamente di amore libero, droga ed eutanasia. Curiosamente proprio in questi giorni su Paramount+ una serie sulla vita di Miguel Bosè mostra il focoso flirt tra il cantante spagnolo e il leader radicale. Calopresti (e la Rai) sono invece più soft, scegliendo l’aderenza alla volontà di Pannella di riservare lo spettacolo alla politica. Non era sensazionalismo né provocazione: è questo il filo conduttore del biopic, dove il partito radicale, giovane e privo di mezzi, si impone all’attenzione mediatica inaugurando una comunicazione politica fondata sulle iniziative eclatanti. In realtà nel film mancano alcune delle uscite più choc di Pannella, limitandosi a un'idealistica immagine di personaggio scomodo e che dà scandalo, ma fa parlare di sé e delle sue battaglie. Lui un capo carismatico e donchisciottesco, i suoi radicali folletti dispettosi che non si arrendono.

Il momento è propizio, Marco lo ha intuito prima degli altri. Farlo passare per pazzo non serve più, adesso la gente inizia a guardare negli spiragli del velo squarciato. Nei filmati di repertorio, pasoliniani comizi d’amore portano alla luce idee e desideri sommersi: le cose che dice Pannella esistono, e le pensano tanti italiani e italiane degli anni Settanta. Una figlia osa contraddire il padre che rivendica l’inferiorità femminile; un giovane uomo è convinto che “con il divorzio poi ognuno può fare quello che vuole ed è sbagliato”, ma un gruppo di giovani ammette che sì, non è giusto che essere sposati sia una condanna perenne se non ci si vuole più bene. Il divorzio è una speranza inespressa, un’utopia. “Ma io non voglio divorziare, con mia moglie sto bene”, dice un uomo canuto a Pannella, e lui gli spiega che quella legge non è per lui ma per chi invece è infelice – e lo convince.

Le battaglie di un sognatore che cambiò il modo di fare politica

La legge presentata dal socialista Loris Fortuna è una vittoria conseguita allo sfinimento grazie al battage dei Radicali, Marco ha già le tempie spruzzate di bianco. Ma non si ferma: mentre pensa all’aborto, si prepara a difendere quella prima conquista dalla minaccia del referendum, che vuole cancellarla. Berlinguer, che aveva sostenuto la legge, si tira fuori. Troppo rischioso se persino le donne, che dal divorzio sono state liberate ma anche private di ogni mezzo di sostentamento, remano contro. Ma Pannella ci crede, sa che non è più possibile tornare indietro: “Anche i cattolici vogliono divorziare, voteranno no”. Bosca rifà con enfasi le arringhe di un uomo che si definiva ibrido di umanità: “Sono laico, liberale, eretico, fascista, impotente, anarchico”. Un politico da strada, tra cartelli, striscioni e invettive. Lo ricordano esattamente così Emma Bonino, Francesco Rutelli, Luciana Castellina, Giampiero Mughini, la compagna Mirella Parachini e Massimo Teodori. Amici, colleghi, compagni di lotta che sono memoria preziosa della parabola umana e pubblica di Pannella: il docufilm era nato come serie a puntate e possiamo augurarci che il materiale tagliato dalla versione unica andata in onda ieri confluisca in futuro in qualche director’s cut. (Nella foto sotto Pannella in un comizio, immagine di archivio tratta dal docufilm )

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Nell’emozionante docufilm di Mimmo Calopresti, Marco Pannella è il leone che risponde a tono a chi lo accusa di aver portato le mignotte in Parlamento. “E’ un'attrice porno – precisa lui su Ilona Staller – e comunque le mignotte in mezzo ai ladri stanno benissimo”. Ed è il corpo emaciato ed esangue consumato dal digiuno. Oggi si vede di tutto, ma chi nella politica italiana ha mai fatto una cosa così? Marco segue le orme della resistenza non violenta, di Gandhi e Martin Luther King. Per ridurre la portata scioccante del digiuno, molti dei nostri genitori e nonni lo liquidavano con fastidio: "Ah, riecco Pannella che fa lo sciopero della fame". Ma quel gesto affermava come la sua esistenza in vita fosse al servizio di un grande sogno e lui era pronto a sacrificarla per far capire che la politica ha il dovere di renderci felici, altrimenti ha fallito. Emblematico l'urlo di rabbia nel comizio per la liberalizzazione delle droghe leggere. Pannella è in giacca e cravatta tra musicisti e capelloni, l'erba a sei punte campeggia sui manifesti e occhieggia nelle fiammelle rosse degli spinelli accesi dagli spettatori, qualcuno ne ha fabbricato uno gigante come un totem sfacciato. "Due grammi di hashish, due anni di galera. Quelli che firmano il mandato di arresto tenendo in mano la bottiglia di wiskhey e una sigaretta di tabacco, lo firmino contro se stessi. I drogati e i violenti siete voi, nelle vostre case borghesi morte, nel vostro mondo morto!"

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