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Martedì, 6 Dicembre 2022
Cronaca

La sacra Effige per le vie del centro tra emozioni, sorrisi e lacrime

Nel giorno conclusivo delle festività mariane, il Quadro portato in processione dai portatori della Vara ha emozionato i migliaia di fedeli accorsi da tutta la città e dalla provincia

La processione del martedì conclude i festeggiamenti in onore della Venerata. La Patrona, esce dalla Basilica Cattedrale per un ultima volta,  prima di rientrare nuovamente in Duomo e rimanervi sino a novembre. Meno concitata, rispetto alla processione del sabato, ma non per questo meno sentita.

Pochi gli accenni storici sul perché si tenga una seconda processione in chiusura dei festeggiamenti. L’unico riferimento al riguardo risalire alla metà del 1700. Sembra, infatti, che nel 1752, la sacra congregazione dei Riti, con decreto, confermò il patrocino della Madonna della Consolazione a Reggio e l’anno successivo, la stessa congrega diede il permesso affinché la festa per la Madonna si potesse celebrare il martedì successivo alla festa della Natività di Maria.

Il quarto dei giorni dedicati ai festeggiamenti in suo onore, la sacra Effige, si concede una passeggiata nel centro cittadino per farsi ammirare, ancora una volta in tutto il suo splendore. L’uscita del quadro dalla Basilica è un momento di straordinaria bellezza. La facciata della Cattedrale con il suo stile eclettico-liberty crea una suggestiva visione ottica. Dall’interno del Duomo, il Quadro, avanza lentamente e giunta sotto la trifora si mostra alla città in tutta la sua maestosa bellezza.  

L’attesa per la sua apparizione incastonata all’interno di una straordinaria cornice in marmo, è paragonabile all’attesa del primo amore. Ti fa rimanere col fiato sospeso.

La sacra Effige attraversa l’affollata piazza Duomo e si appresta ad attraversare il Corso Garibaldi  (direzione Reggio Nord). Dopo le rituali soste previste per permettere ai devoti di ammirarla, l’Avvocata del popolo giunge a Piazza Italia.

Qui, il primo cittadino, in segno di devozione,  ‘nccodda la Vara, percorrendo il tratto di strada sino a palazzo della Prefettura, dove, ad attenderla c’è il prefetto Massimo Mariani. Questa fermata, assume particolare significato perché, è anche la prima volta di Mariani alla processione settembrina. Davanti al Palazzo di Governo, la vicaria Anna Aurora Colosimo, i funzionari e i comandanti provinciali delle forze dell'ordine. Come da tradizione il prefetto dona un fascio di fiori alla Patrona della città.

Ripreso il suo cammino, al grido di “ora e sempre, evviva Maria”, la Sacra Effige, risale sulla via principale e si dirige verso Piazza Garibaldi. Prima due soste, la prina in prossimità della Villa Comunale, per un momento di preghiera dedicato alla memoria del vigile urbano Giuseppe Marino, ucciso il 16 aprile del ’93, mentre era in servizio, proprio nei pressi della Villa, la seconda davanti la Questura, il questore Maurizio Vallone dona  un mazzo di fiori al Quadro della Madonna. 

Il dolcissimo sguardo di Maria, riprende il suo cammino e ammira quella parte della sua città che durante la processione del sabato, non è riuscita a raggiungere. Giunta a Piazza Garibaldi, la processione  subisce un piccolo e per fortuna non grave contrattempo. Una suora, durante la processione ha avvertito un malore,  immediatamente soccorsa dalla Croce Rossa è stata portata al pronto soccorso.

Rientrata la concitazione del momento, la Sacra Effige riprende il suo cammino. Saluta il suo popolo  e con l’attesa ‘volata’  fa rientro in Duomo. Il vescovo sul sagrato ringrazia tutti coloro che hanno lavorato per preparare la giornata: "Avete affollato le strade, l'uno accanto all'altro, senza conflitti. E' il miracolo della fede e della nostra devozione e ci fa abitare nella Città come fratelli e no come rivali". 

Si rivolge poi ai cittadini in vista delle elezioni regionali e comunali con un appello: "Siate uomini liberi, non svendete il vostro voto" e ai politici l'invito a "dimostrare senso di maturità e di confronto. Occorre ettere da parte le guerre personali e di sforzarsi al confronto. La città ha bisongo di questo sforzo e amore". 

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