Emergenza sanitaria in Calabria, lettera aperta del presidente Aloisio al premier Conte

Il numero uno di Confesercenti Reggio Calabria ha inviato una lettera al presidente del Consiglio dei ministri sulla disastrosa situazione che ha investito la regione

Claudio Aloisio

Claudio Aloisio, presidente di Confesercenti Reggio Calabria, ha inviato una lettera aperta al premier Giuseppe Conte sulla disastrosa e preoccupante situazione sanitaria in Calabria.

"Sono ben cosciente dei problemi che il Suo Governo negli ultimi mesi ha dovuto e deve affrontare a causa della pandemia che continua a imperversare nella nostra penisola. Le sfide - scrive Aloisio - sono innumerevoli e di enorme difficoltà dato che riguardano tutti gli aspetti della vita di una comunità, anche i più delicati: quello della salute, quello economico, quello sociale e finanche quello legato alle libertà individuali. Tutto questo presuppone il
compimento di un lavoro immane e per tale motivo non esente da sbagli, com’è normale che sia.

Però, signor Presidente del Consiglio, se determinati errori erano non solo comprensibili ma fisiologici durante la prima ondata dell’epidemia, divengono difficilmente giustificabili adesso. Ci sono stati quattro mesi di relativa quiete che avrebbero dovuto essere utilizzati per risolvere le diverse criticità emerse durante la prima fase legate all’aspetto sanitario ma anche a quello economico e sociale. Mesi in cui, non dovendo affrontare l’emergenza quotidiana, si sarebbe potuto programmare, monitorare e, soprattutto, agire".

"Sotto questo profilo - continua il presidente di Confesercenti - mi permetto di dirLe che il Suo Governo per le proprie competenze e le Regioni per le loro, senza voler negare in alcun modo gli sforzi fatti e i risultati ottenuti, non hanno a mio parere fornito risposte adeguate contribuendo, anzi, a creare le premesse per il riacutizzarsi della pandemia tramite una gestione delle riaperture, e mi riferisco soprattutto alle scuole e al ritorno in presenza negli uffici, a dir poco avventata.

Ci si è concentrati sui banchi singoli e sui protocolli di sicurezza, giustamente sia chiaro, ma poco o nulla è stato
fatto per potenziare il trasporto pubblico divenuto probabilmente il maggior veicolo di contagio, intensificare i controlli all’entrata e all’uscita degli istituti e nei luoghi dove c’era maggior rischio di assembramento o prevedere uno scaglionamento degli orari che avrebbe frazionato gli spostamenti evitando il sovraffollamento
dei mezzi e dei luoghi".

"Fatta questa lunga premessa che ritengo doverosa, in quanto prodromica alla situazione per la quale ho sentito la necessità di scriverLe, vengo al punto che Le vorrei evidenziare: io opero in Calabria, a Reggio Calabria per essere precisi, la città più povera e al contempo più tassata d’Italia, come imprenditore e negli ultimi tre anni
anche come presidente provinciale di una delle associazioni datoriali più rappresentative delle piccole e piccolissime imprese, Confesercenti.

La Calabria al momento è l’unica Regione in Italia dichiarata Zona Rossa in maniera preventiva, non quindi per l’evolversi dell’epidemia o per i numeri, comunque relativamente bassi in termini percentuali e assoluti, ma per la disastrata situazione del suo Sistema Sanitario Regionale commissariato da un decennio e quindi, di fatto, gestito direttamente dallo Stato che ha avocato a sé la gran parte delle competenze proprie dell’Ente Regionale".

Intendiamoci, - incalza Aloisio - se la Sanità Calabrese è stata commissariata il motivo c’è stato e nessuno lo mette in discussione. Credo però che si possa e si debba mettere in discussione il modo in cui lo Stato ha amministrato in questi lunghi anni un comparto che avrebbe dovuto risanare e rendere efficiente e che, invece, ha gestito male, anzi, malissimo. Il debito non è rientrato, i servizi sono peggiorati, il sistema continua ad essere inceppato, scadente, insufficiente, infiltrato dalla criminalità e corrotto.

Noi, Signor Presidente del Consiglio, ci conviviamo con questa ed altre intollerabili e discriminanti condizioni ma non per questo siamo rassegnati a sopportarle, tanto più quando, grazie ad una trasmissione televisiva, abbiamo
potuto scoprire l’imbarazzante inadeguatezza di chi guidava la sanità pubblica calabrese.

Un commissario nominato dal suo primo Governo, e riconfermato pochi giorni fa dal secondo, che non aveva nemmeno contezza di essere responsabile del Piano Covid il quale, per inciso, è rimasto ancora solo sulla carta. Mi domando: ma il Ministero preposto non dovrebbe vigilare sull’operato di chi agisce per suo nome e conto
valutandone anche competenze e capacità? Non avrebbe dovuto essere a conoscenza della mancata esecuzione
di uno strumento indispensabile come il suddetto Piano che avrebbe potuto, se attuato nei tempi e nei modi
giusti, sopperire quantomeno in parte alle clamorose insufficienze del sistema sanitario calabrese?

La cosa veramente sconcertante, però, è il prosieguo della vicenda che vede, a fronte delle inevitabili conseguenze legate al contenuto della sua intervista, le dimissioni e l’immediata sostituzione del commissario Saverio Cotticelli con Giuseppe Zuccatelli, un signore che a maggio propugnava pubblicamente idee vagamente
negazioniste sul reale rischio di contagio dovuto al covid-19, le cui convinzioni sono state scoperte per caso grazie a un filmato sul web.

Per tale motivo il Ministro Speranza richiede e ottiene anche le sue dimissioni, procedendo con celerità alla terza nomina nel giro di dieci giorni, quella di Eugenio Gaudio, professionista dal curriculum impeccabile ma con un piccolo problema in dote, l’indagine che lo vede tutt’ora coinvolto in un procedimento per turbativa di concorso. Comunque anche lui, dopo meno di ventiquattro ore, rassegna le dimissioni.

Il tutto mentre continua ad aleggiare nell’aria il nome di Gino Strada prima come possibile commissario e poi in ticket con Gaudio, salvo il fatto che il summenzionato, in ben due dichiarazioni pubbliche, afferma sì di aver
dato, a seguito di una richiesta ufficiale, la sua disponibilità ad impegnarsi in Calabria, ma anche che la vicenda
non ha avuto alcun esito in quanto nessun ulteriore contatto ha fatto seguito al primo".

"Gentile Presidente del Consiglio, - conclude Aloisio - non credo che la mia comunità si meriti questo. Una vicenda più somigliante a una commedia di quart’ordine che all’agire dello Stato. I calabresi in quanto cittadini italiani hanno il diritto di pretendere maggior serietà, maggior rispetto e, soprattutto, risposte concrete e non sceneggiate degne del peggior avanspettacolo. Scusandomi per la lunghezza del mio scritto e certo di un Suo impegno personale che possa al più presto risolvere questa imbarazzante e grottesca vicenda".

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