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Infermieri in corsia al tempo del Covid

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Sanità, la rimodulazione del "Decreto Calabria" divide la politica regionale

Per Mimmo Tallini il prolungamento del commissariamento sarebbe una "colonizzazione", Anastasi chiede massima attenzione ai lavoratori precari, mentre la Minasi rincara: "Il debito è sempre lì, anzi addirittura peggiorato"

Tallini Domenico-3La rimodulazione del “Decreto Calabria” divide la politica. Se da una parte non convince la scelta di prolungare il commissariamento della sanità, dall’altra c’è chi chiede interventi mirati per la stabilizzazione dei lavoratori precari.

“Il Governo non approfitti della situazione di incertezza istituzionale della Calabria per imporre una colonizzazione della sanità attraverso una riproposizione del Decreto che non solo non ha risolto un solo problema, ma in molti casi li ha aggravati con le iniziative fallimentari e contraddittorie dei commissari nominati da Roma. Il ministro Speranza sia rispettoso del ruolo delle Regioni e degli impegni solennemente presi nell’ultimo Patto della Salute”.

E’ quanto afferma il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini per il quale “non si può, da un lato, invocare la leale collaborazione tra Governo e Regioni e, dall’altro, procedere come carri armati su una questione vitale. Se verrà prorogato il commissariamento per tre anni, nei fatti la Regione Calabria sarà privata di una competenza costituzionale per un tempo improponibile, quasi coincidente con tutta la prossima legislatura”.

“Nel nuovo ‘decreto Calabria’, a cui il Governo, stando alle indiscrezioni che circolano, starebbe lavorando in queste ore, occorre tra le altre cose affrontare con maggiore incisività la questione della stabilizzazione del personale precario e dell’assunzione di nuove figure tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari, personale tecnico-professionale e amministrativo”. È quanto afferma il capogruppo di “Io resto in Calabria”, Marcello Anastasi, in una missiva inviata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro della Salute Roberto Speranza.

Anastasi_Marcello-2“Altro aspetto di fondamentale importanza – si legge ancora nella missiva inviata a Conte e Speranza – è la questione del debito sanitario, che va azzerato, e del pagamento pregresso delle prestazioni, dei servizi e delle forniture erogate da parte dei privati. Non si può prorogare ulteriormente, dopo oltre dieci anni, la gestione commissariale in Calabria senza risolvere in maniera definitiva la problematica del disavanzo e del debito della Sanità calabrese. Rivolgo, pertanto, al Governo – conclude Anastasi – un appello affinché si inserisca nel provvedimento, di prossima emanazione, norme che vadano nella direzione della risoluzione dei punti sopra evidenziati se si vuole realmente fare uscire la Calabria dall’emergenza e dal commissariamento rilanciando così concretamente le politiche sanitarie regionali”.

Preoccupazione arriva anche dal consigliere della Lega, Tilde Minasi: "Notizie per niente rassicuranti giungono dal fronte governativo sul famoso (o meglio famigerato) decreto Calabria. Ci troviamo di nuovo a combattere contro lo spettro, invisibile ma anche incapace di produrre, di un prolungamento del commissariamento della sanità regionale con tutte le conseguenze del caso ed in un momento difficile e drammatico per l’arrivo della seconda ondata del Covid".

"Ricordiamo ancora le parole dell’allora ministro Giulia Grillo la quale, un anno e mezzo addietro, annunciando il via libera del Senato esultò dichiarando “riportiamo il diritto alla salute in Calabria”: i nostri corregionali, e coloro che ogni giorno si impegnano nel comparto, però, non si sono accorti di cotanto sbandierato cambiamento, e risulta persino difficile rintracciare qualche asset vantaggioso all’interno di un provvedimento che, palesemente, soltanto nelle intenzioni del governo giallorosso, avrebbe portato ad un progresso sanitario.

Minasi Tilde-2-2Il debito è sempre lì, anzi addirittura peggiorato, l’assistenza latita ad ogni livello, la migrazione sanitaria è ormai un triste ‘must’. Ma invece di trovare soluzioni, invece di colmare quelli che sono gap atavici, si pensa ad allungare e rafforzare la fase commissariale, e, dalla capitale,  si diffida a mezzo stampa il presidente Spirlì sulle nomine e non si supporta la regione Calabria nell’affrontare un’emergenza che, era risaputo, una volta arrivata in maniera significativa al Meridione, sarebbe stato ancor più complicato gestire proprio per le condizioni generate dai vari commissariamenti succedutesi".

Secondo il consigliere Minasi: "Si tratta di un atto di imperio, attuato esautorando le prerogative regionali sulla pelle dei calabresi, i quali, oltre alla preoccupazione di un aumento dei contagi da Covid, con tutte le difficoltà che ne conseguono, devono anche trovare il modo, ed i mezzi economici, di curare patologie, perfino quelle non molto gravi, fuori dai confini regionali.

Ovviamente ci auguriamo che tutto ciò venga risparmiato al già debole settore sanitario, sperando in un ripensamento del decreto in sé o quantomeno degli stringenti parametri sui quali dovrebbe, secondo indiscrezioni, essere redatto. Così non fosse non staremo in silenzio a subire l’ennesimo sopruso".

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