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Le pagelle del festival

Sanremo 2024, ecco i pronostici e le canzoni più belle per gli artisti reggini

Abbiamo chiesto a musicisti e cantautori per chi tifano in questa 74esima di festival appena iniziato e chi pensano vincerà

Che piaccia o no, tutti ne parlano, e anche chi è caparbiamente anti-Sanremo e ieri sera non ha visto il festival, ascolterà suo malgrado le 30 canzoni in gara, già virali sui social e in radio. Dopo la prima serata e la classifica parziale della critica, abbiamo chiesto ad artisti e professionisti della musica reggini la loro personale pagella dei più bravi, i bocciati e soprattutto i papabili vincitori.

Il cantautore Domenico Barreca tifa decisamente Loredana Berté. "Il suo brano mi ha emozionato - dice l'artista reggino - perché racconta la sua vita. Credo che la vittoria al festival sarebbe il giusto riconoscimento per una carriera importante e anche una soddisfazione meritata, un modo per ripagare la sua storia personale molto travagliata e che ha voluto rappresentare in questa canzone". Barreca ha apprezzato anche altri grandi protagonisti di questa edizione come Fiorella Mannoia e Negramaro: "Mannoia mi ha riportato alla memoria De André, oltre ad aver espresso grande presenza scenica. La canzone dei Negramaro, bella, non la vedo da podio... mi piacciono molto ma ho bisogno di più ascolti per farmela entrare dentro". 

Promossi anche Diodato ("si conferma una bella sorpresa nel panorama della nostra canzone d'autore, ha stile e ascoltarlo è sempre piacevole") e Angelina Mango: "Ha una padronanza del palco e un'immagine pazzesche. Personalmente l'avevo sottovalutata, ma ha dimostrato di essere all'altezza dell'Ariston, è stata bravissima con una canzone non facile". 

Barreca non ama criticare i colleghi, e su chi e cosa non gli è piaciuto preferisce evitare riferimenti diretti: "Penso che negli ultimi anni il festival si stia caratterizzando soprattutto come show televisivo e molti brani sono chiaramente da hype radiofonico. Non vorrei sembrare snob, ma alcuni artisti sono un copia e incolla di lavori e stili già visti... la tendenza è un po' plastificata verso il basso. Ma poi non riescono ad avere continuità, dopo Sanremo scompaiono rapidamente". Il cantautore, che sta preparando un nuovo progetto artistico legato anche a iniziative itineranti fa una riflessione: "Mi sento di dire che quest'anno non sono stati ammessi artisti storici come Ermal Meta e Subsonica che avrebbero avuto pieno titolo ad essere sul palco, ma si ragiona per quote di pubblico da raggiungere. Io di Sanremo cambierei questo: sono d'accordo che si affianchino le novità alla tradizione ma facendolo nel modo giusto". 

Loredana Berté a Sanremo (foto pagina Fb)

Chi vincerà Sanremo 2024? "Stavolta - commenta Barreca - è molto diverso dall'anno scorso quando appena ascoltato Mengoni abbiamo pensato 'il festival è finito, vince lui'. La sensazione è che non ci sia una canzone che spicca subito ma due-tre alla pari. Io sarei davvero felice se vincesse Loredana Berté. Una vittoria assicurata la avranno ugualmente fuori dal palco Annalisa e The Kolors: i loro brani saranno tormentone in radio, li sentiremo ovunque".

Michelangelo Giordano sta seguendo Sanremo da nomade. Appena rientrato dall'estero, lo raggiungiamo durante gli ultimi preparativi mentre è in partenza proprio per la città dei fiori, dove parteciperà ad eventi collaterali al festival. "Le canzoni che non sono riuscito ad ascoltare ieri - dice - le ho recuperate dai video usciti stamattina. Penso che a dominare sia Loredana Bertè, e anche Fiorella Mannoia per musica e testi". 

A Sanremo Giordano presenterà un omaggio a Toto Cutugno, che il festival sta celebrando a pochi mesi dalla morte. L'artista reggino si sente legato al grande compositore e interprete: "Nel mio percorso mi sembra un po' di ricalcare le sue orme. Mi esibisco in tanti paesi stranieri e soprattutto nell'Europa dell'Est se sei italiano e hai una chitarra è sicuro che il pubblico ti chiederà 'L'italiano', canzone famosa e amata oltre i nostri confini. Io faccio concerti di soli miei brani - continua - ma questo titolo è fisso nel mio repertorio, già prima della scomparsa di Cutugno e adesso a maggior ragione per ricordarlo. Devo dire che alle prime note, sentendo la gente battere le mani e tenere il ritmo, in qualunque posto io mi trovi mi sento a casa".

Collaboratore e fonte dell'inchiesta di Report sulle selezioni di Area Sanremo e i dubbi di irregolarità attorno all'esclusione di alcuni aspiranti, chiediamo a Michelangelo Giordano se con il festival sia pace fatta. "Mi fa piacere questa domanda, perché io ho consentito di aprire un'indagine che è ancora in corso ma la mia battaglia non è contro Sanremo. Al contrario, io lotto a favore di un simbolo culturale che ci rappresenta in tutto il mondo e non deve essere sporcato dall'interesse di singoli e le manovre per favorire qualcuno". Sfumata (per superati limiti di età) la possibilità di entrare nella gara canora nella categoria giovani, Giordano non abbandona il sogno di calcare l'agognato palcoscenico dell'Ariston. "In alcuni casi - spiega - sono state fatte eccezioni per progetti musicali che sono stati notati. Oppure chissà, potrei partecipare in duetto con qualche big. Io Io vado avanti per la mia strada e nella musica in cui credo e sono fiducioso che anche senza santi in paradiso si possano raggiungere traguardi e soddisfazioni". 

Il maestro Alessandro Calcaramo, fondatore della band Corde Libere, ha vissuto l'emozione dell'Ariston portando i suoi giovani artisti al quarto posto nella finalissima del concorso Sanremo Rock. Dei cantanti in gara quest'anno al festival dà il suo gradimento agli interpreti più classici. "Forse per motivi anagrafici - afferma - mi sono piaciuti molto Renga e Nek, e poi Diodato, che esalta la melodia e la bella voce. Mi ha deluso Mahmood: di solito coinvolgente, l'ho trovato fiacco. Sono felice di notare che la prima classifica ha premiato gli artisti che hanno mantenuto un pathos da tempo carente nelle canzoni di Sanremo. Si è persa l'emozione, tratto distintivo della canzone italiana - continua - a vantaggio dell'impronta commerciale. Molti artisti anche di esperienza si stanno adattando, ad esempio la stessa Loredana Berté che negli arrangiamenti del suo brano si avvicina a quell'ostentazione ritmica che oggi si predilige". Ma Calcaramo non condivide certe polemiche puriste. "E' naturale che la canzone italiana si aggiorni e cambi - spiega - e non c'è nulla di male. Ma questo non dovrebbe penalizzare la capacità di suscitare sentimenti, e credo che un equilibrio sia possibile. Ad esempio, mi è molto piaciuta l'esecuzione dell'orchestra sulla voce di Toto Cutugno, è stata emozionante e carica di pathos".  

A dettare legge sono i gusti giovanili, cosa ne pensa il maestro, che con Corde Libere propone ai ragazzi contaminazioni musicali folk e multietniche? "La formazione del gusto dipende anche dall'educazione e i mass media che divulgano solo alcuni tipi di musica sicuramente condizionano chi riceve sempre questi messaggi. Il festival - conclude - dovrebbe trovare una via di mezzo. Le canzoni del passato risultavano pesanti e tristi per l'aspetto emotivo in eccesso, bisognerebbe salvare il pathos mitigandolo con un'ambientazione musicale contemporanea". 

Non solo canzoni con gli influencer e content creator nostrani in trasferta

Salvatore Borzacchiello, ovvero Borzac, fondatore della community Igers Reggio Calabria, ammette di aver bigiato la maratona televisiva della prima serata di Sanremo. Lavorando con i social ha comunque ascoltato le canzoni che oggi hanno invaso la rete ma nessuna lo entusiasma. "Se devo sceglierne una al momento dico quella dei Negramaro - commenta - tra gli altri ci sono molte delusioni, ad esempio The Kolors". Borzac non condivide l'ovazione per la regina del rock Berté né per il fenomeno Angelina Mango, della quale dice: "Sono troppo legato a Pino Mango e ho un po' un pregiudizio, non riesce a piacermi". 

Impossibile non chiedergli degli outfit dei cantanti, subito tra i trend della rete. E tra cacciatori di cinghiali e una Emma sobria che apprezza più della sexy Annalisa in giarrettiera, incorona i Ricchi e Poveri: "Sono i più instagrammabili". Scherzando si dice "allergico a Sanremo" nonostante la sempre più forte connotazione social del festival. "Da qualche anno è in atto un cambiamento che giudico positivo. La presenza di cantanti arrivati dai talent, l'autotune, gli influencer stanno avvicinando i giovani a una manifestazione che era diventata vecchia. E il festival approfitta dei social per monopolizzare l'attenzione durante la settimana della trasmissione. Sanremo è ovunque... anche se io non mi faccio coinvolgere". 

Catalizzatore dell'attenzione è il geniale gioco del FantaSanremo, fucina di amenità nei nomi e le formazioni, tra cui quelle della lega locale di The Calabreser, che ha raggiunto il numero record di 203 squadre: in testa dopo la prima serata è la Squadra Stanca di Pipi&Patati con 408 punti. E ovviamente ci sono pure le riunioni social per commentare le serate in modo colorito e a suon di meme. Da Borzac riceviamo indicazioni sulla mappa del cazzeggio sanremese degli influencer oriundi ma anche delle trasferte dei content creator calabresi in quel di Sanremo: "C'è lì il gruppo di Calabria Food Porn con Vladimiro Nigro e il suo Pizza Festival, ed è molto divertente la cronaca sulla pagina dello Statale Jonico. Ma soprattutto - conclude - all'Ariston abbiamo un conterraneo doc, il musicista Cristiano Micalizzi, batterista ufficiale dell'orchestra del festival di Sanremo, legato alla città di Reggio Calabria come docente della rete nazionale della scuola di musica reggina SymphonyCity".

Aspettando la seconda serata, ad alzare il vessillo dell'orgoglio reggino è proprio lo Statale Jonico con un dilemma che potrebbe stravolgere classifiche, impugnare regolamenti e cambiare le sorti del festival: "La vera domanda che ci ronza in testa stamattina è: perché Geolier sì e Mimmo Cavallaro no?"

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