Il caso

Santo Versace blocca il film di Calopresti a Roma, ma i reggini sono tutti con il regista

Il docufilm sul grande stilista era in programma al festival ma è stato ritirato dopo l'uscita dell'imprenditore dal progetto, di cui era produttore

Si era detto che fosse il primo progetto cinematografico su Gianni Versace ad avere il placet della famiglia, ma qualcosa è cambiato e il docufilm di Mimmo Calopresti dedicato al grande stilista reggino non convince più Santo, che oltre ad essere uno dei protagonisti della storia, ne è produttore al 50% con la sua Minerva Pictures. O meglio lo era, perché il marchio è stato ritirato dalla società presieduta dall’imprenditore, che adesso si occuperà soltanto della distribuzione. Ed ha davvero contorni misteriosi questo improvviso dietrofront, che ha causato l’annullamento dell’invito del film alla Festa di Roma e di cui non conosce i motivi neanche il regista di Polistena.

Sarebbe stato l’evento di chiusura del festival capitolino, che inizierà la prossima settimana, e si stavano già organizzando un red carpet stellare e un party esclusivo con la presenza di alcune mitiche top model degli anni Ottanta rese celebri da Versace, tra cui Naomi Campbell e Carla Bruni, invece il film di Calopresti è stato messo alla porta, e alla Festa di Roma non ci sarà.

Il dietrofront di Santo Versace su un'opera in cui credeva e aveva voluto produrre

Il regista lo ha appreso bruscamente dalla direttrice artistica del festival Paola Malanga, la stessa che (afferma Calopresti) aveva già inserito il docufilm nella sezione Special Screenings e dopo poche ore lo ha freddato giudicandolo “non idoneo” a una proiezione ufficiale (questo Malanga ha dichiarato a The Hollywood Reporter). Si tratterebbe di una valutazione emersa dopo un confronto con la produzione, e precisamente Minerva perché l’altro produttore Quality Film si dichiara invece danneggiato da questo comportamento ed era pronto a portare il film a Roma anche in solitaria – tanto più che quando fu proposto ai selezionatori del festival (anche con la presenza della Calabria film commission, che sostiene il progetto) aveva convinto tutti i soggetti coinvolti. Nei giorni scorsi, però, all'evento pubblico per festeggiare i 70 anni di Minerva, tra i cineasti invitati Mimmo Calopresti non c'era, e il film non è mai stato citato nell'ambito delle novità in arrivo.

La versione di Gianluca Curti, ad di Minerva, è che il film va migliorato prima di presentarlo al pubblico, soprattutto in una sede come la Festa di Roma, eppure nella vicenda c’è un piccolo ma essenziale dettaglio, i rapporti personali tra Santo Versace e Paola Malanga, che forse proprio per questo si sarebbe affrettata a defenestrare dal suo festival l’opera sgradita all'amico che le aveva comunicato la sua assenza al festival. Calopresti, sfogandosi in varie interviste, riporta frasi della direttrice artistica che proverebbero questa volontà di rispettare i desiderata di Versace e fa allusioni su una censura preventiva esercitata dall'imprenditore, ma questa teoria è poco credibile.

Santo Versace è infatti entrato successivamente nel progetto per sua espressa volontà e chi lo conosce personalmente ha sempre parlato di quanto tenesse a questo film, per il quale pensava a una promozione in grande. Santo aveva avuto voce in capitolo pure nella scelta degli attori (dal protagonista Leonardo Maltese a Vera Dragone, che interpreta la madre dei Versace) e la decisione di impiegare artisti quasi esclusivamente calabresi, le location tra Reggio Calabria, Milano e Miami, e soprattutto la formula a metà tra fiction e documentario, che prevede l’inserimento di testimonianze e interviste girate in gran parte sul set nella città natale di Gianni e i suoi fratelli.

Il rapporto controverso dei Versace con Reggio e i progetti di Santo per il suo libro

Potrebbe esserci proprio qui qualcosa che ha infastidito Santo Versace? Molte delle persone contattate per la parte documentaristica del lavoro raccontano degli anni in cui Gianni viveva a Reggio prima di partire per Milano, dove avrebbe costruito il suo sfavillante regno rivoluzionando la moda internazionale. L’amarezza di Santo Versace verso la città di origine e le amministrazioni locali e calabresi, colpevoli di non aver mai celebrato degnamente il genio di Gianni (né in vita né dopo la tragica morte) è nota, così come il suo malumore per la mancata intitolazione al fratello di una strada reggina – dovrebbe essere il viale che porta all’aeroporto, come stabilito in un atto che la commissione toponomastica non ha mai approvata; al momento porta il suo nome soltanto l’auditorium del Cedir. Un po’ poco per un artista esaltato in tutto il mondo, e nella presentazione a Reggio del libro autobiografico “Fratelli - Una storia italiana”, Santo aveva parlato del sogno di un museo o una scuola di moda da far nascere in città in memoria di Gianni. A tramandare la sua eredità artistica e culturale sarà certamente la fondazione che, secondo quanto appreso da amici, Santo intende istituire con il nome dell’amato fratello. Ma la sede difficilmente sarà Reggio, così come tra i progetti finanziati da quella che ha già creato con la moglie Francesca De Stefano per fini sociali e umanitari, non ci sono beneficiari calabresi. Un peccato, l'ennesimo treno perso per la scarsa intuizione dei nostri amministratori.

Il giovane Gianni Versace a Reggio si presentava senza ipocrisie e vestiva in modo sui generis (come anche la sorella Donatella) ma non manifestò mai apertamente la sua omosessualità, usando anche il paravento di finte fidanzate.  Non furono però presunte discriminazioni a farlo emigrare bensì un ambiente di vedute troppo limitate per la sua mente geniale. Insomma, tutti sapevano ma non si poteva dire - e ancora non si può, perché chi in quegli anni frequentò lo stilista afferma di non voler parlare di certi argomenti, quasi fossero una colpa. Di certo quelli non erano tempi da coming out, in particolare in una città meridionale e poco progressista come Reggio. La stessa dove oggi - e se Gianni ci guarda da lassù, sorriderà - si gira un documentario sulle drag queen e il corso Garibaldi ospita la sfilata del gay pride.

Tutti dalla parte del regista e a Reggio riemerge il malanimo verso la famiglia dello stilista

Ma se nel docufilm di Calopresti c'è anche questo, Santo Versace non lo avrà certo scoperto ora, alla vigilia della presentazione del programma della Festa di Roma, da dove l’opera è scomparsa in modo repentino, quasi frettoloso. Eppure sembra che sia andata proprio così: il produttore avrebbe conosciuto i contenuti del docufilm solo dopo averlo visto, circa un mesa fa. E sarebbe rimasto in qualche modo scontento del risultato di un lavoro nel quale aveva creduto. 

Per il regista, notoriamente riservato, è stato un brutto colpo e sui suoi social ha manifestato grande dispiacere e sotto il post i commenti sono tutti di apprezzamento e solidarietà. In tanti attaccano i Versace facendo riemergere dal passato cittadino malanimo e diffidenze, fomentati da qualche hater. Ranieri Calopresti, fratello di Mimmo, sbotta: "Censura alla Festa del cinema di Roma. Mai sentita una cosa del genere! Il pregiudizio dei reggini nei confronti della famiglia Versace è verità!" Al momento non pervenuta la reazione della Calabria Film Commission, che è tra i finanziatori del docufilm.

Calopresti andrà avanti senza Minerva, ma dal titolo è sparito il nome dei Versace

Sarebbe la seconda volta che la famiglia Versace si dissocia da un progetto cinematografico su Gianni, dopo la puntata della serie tv American Crime Story su "The assassination of Gianni Versace”, che mandò i fratelli su tutte le furie per una ricostruzione a loro dire poco veritiera del delitto. In un’intervista al Fatto Quotidiano, tra mille dubbi e la percezione di aver subito un torto, Mimmo Calopresti ipotizza però che l’imprenditore e politico stia tentando di frenare questo film perché interessato a trarne uno dal proprio libro, di cui Santo Versace è molto fiero e che considera terapeutico nel superamento dello choc per la morte di Gianni. Nella presentazione a Reggio l'imprenditore aveva persino annunciato di avere ulteriore materiale per una vera e propria saga letteraria, con episodi e retroscena inediti sul fratello.

La promozione di "Fratelli" va avanti a pieno ritmo da un anno, l'ultima iniziativa due settimane fa è stata un'intervista nel programma tv Verissimo. Secondo Calopresti, Minerva preferirà finanziare lui e non farlo bruciare da un film gemello presentato in un festival così importante.

A Calopresti sarebbe stato chiesto pure di fare qualche ritocco al docufilm e lasciarlo in caldo per il festival di Berlino o addirittura Venezia, cioè tra un anno. Ma il regista di Polistena e Quality Film hanno già fatto sapere che andranno avanti e il film uscirà. Nuovo titolo (finora il terzo) “L’imperatore della moda”. Senza il nome dello stilista, perché Santo Versace ha preteso e ottenuto che fosse tolto.

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