Mercoledì, 17 Luglio 2024
L'appello

"Dimenticati dal mondo": la replica e l'appello ai cittadini dell'assessora Nucera

Dopo la segnalazione di una cittadina sul gruppo social "Città Di Reggio Calabria: alla Vs. cortese attenzione", le parole della rappresentante dell'esecutivo comunale

Dopo la segnalazione di degrado in cui vivono due persone nel quartiere Sbarre, riportata da una cittadina con un post sul gruppo Facebook "Città Di Reggio Calabria: alla Vs. cortese attenzione", pubblichiamo integralmente la replica di Lucia Anita Nucera, assessora comunale alla "Città inclusiva e solidale":

"C’è una denuncia che corre sui social di due persone abbandonate al loro destino. Loro non corrono, anzi per loro la vita scorre dentro un'inesorabile lentezza e tristezza. Chi corre siamo noi, pubblico e privato. Il pubblico che pensa di affannarsi per risolvere i problemi, il privato che pensa che denunciando produce buoni frutti.

Ed è così, perché la denuncia è d’obbligo e doverosa in questi in casi. Ma forse avremmo tutti bisogno di più dialogo, magari fondato sul dubbio. Forse avremmo tutti bisogno di nuovi e diversi modi di stabilire le relazioni, fuori da quel livore gratuito e robotizzato che sembra non poterne fare a meno il post social, senza il quale sarebbe privo dell’anima della presunta denuncia e anche del dovuto sarcasmo nei riguardi di chi, impropriamente, è additato non a svolgere un pubblico servizio, ma a ricercare i suoi interessi sulle spalle dei cittadini.

Perché un conto è l’indignazione, quella sana, quella che spinge all’azione e produce buoni frutti, un conto è il livore e il sarcasmo, inutile e sterile. E, a questo punto, dovrebbe partire la mia filippica a difesa dell’operato dell’Amministrazione e del Settore Welfare. Ma a cosa servirebbe? Ad allontanarci? Ad aumentare la divisione? La distinzione del noi da una parte e voi dall’altra? Si tratterebbe di una insopportabile cantilena, di una fastidiosa lungagnata sull’impegno profuso, sullo sforzo in atto, sulla volontà di fronteggiare tutte le fragilità della nostra comunità. 

Scelgo una strada diversa e mi appello al vostro buon senso. Perché “tra i tanti riscatti sociali millantati, nastri tagliati, pipponi umanitari, fondi sganciati dei quali non si è capito l'uso concreto, etc. vi era anche il riscatto sociale grazie ad una struttura per clochard in un bene”, sì, vi era nelle previsioni e vi è nella realizzazione.

Esiste, è presente e accoglie ogni notte e ogni giorno persone ferite, sole, abbandonate e scartate dal cinismo dell’indifferenza comune. Esiste il pronto intervento sociale e la casa dei senza fissa dimora, ma è inutile ribadirlo all’interno di quella dovuta, ma non necessaria, filippica, perché l’intento non sembra quello di porsi il “dubbio” e stabilire un “dialogo”, quanto quello di attaccare. A prescindere.

E perché alla domanda se “c’è una Struttura che si occupa di questi casi? Pensavo Assistenti Sociali nei Comuni?”, avrei sempre dovuto inserire nella stessa filippica tutto il lavoro pazzesco di rafforzamento del LEPS (Livello essenziale delle prestazioni sociali) sul Servizio Sociale Professionale, che nel giro dell’ultimo triennio ci ha permesso di passare da quattro assistenti sociali di ruolo a servizio dell’intera città, a ventisette adesso e a quaranta tra pochissimi mesi (uno solo, secondo le formali previsioni). Un lavoro di programmazione, di gestione dei fondi, di collaborazione con gli altri Settori del Comune, di progressiva riorganizzazione dei servizi territoriali…ma anche qui, forse, sarebbe inutile approfondire e rimarcare.

Facciamo così allora, torniamo al mio desiderato appello. Per troppo tempo ci siamo abituati e assuefatti a un welfare assistenziale e di sussidi. Abbiamo poi prodotto sforzi titanici a favore di un welfare dei servizi. Ma dobbiamo ancora lavorare per un altro passo, quello del welfare di comunità.

L’Amministrazione da sola non può farlo. Può impegnarsi sui servizi, ma rimane sempre un welfare monco, dove è impossibile raggiungere tutte le povertà e dove si producono queste denunce, che preferisco abbiano il sapore dell’indignazione e non del livore e del sarcasmo.

Dentro questo welfare monco si produce e si genera il pensiero che le risorse stanno nel pubblico e i problemi da risolvere sono fuori, negli altri contesti. Welfare di comunità, invece, significa che pubblico e privato insieme camminano verso un modello in cui la comunità e i cittadini sono portatori di risorse e di competenze anche nei momenti di vulnerabilità e debolezza.

Significa che l’Amministrazione crede nei cittadini, li ascolta e diventa più forte nel pensiero e nell’azione di welfare da realizzare. Significa non imputare agli altri la responsabilità, chiedersi il perché, interloquire e agire con determinazione. Significa non accusarci a vicenda, ma parlarsi e da una sana e indignata denuncia attivarci, insieme, dentro un arsenale di dialogo, magari fondato sul dubbio.

E significa non allontanarci, non aumentare la divisione, ma sentirci parte della stessa comunità, sentire lo stesso dolore per le ferite sulla carne delle persone che la vivono, e operare con le risorse e le competenze del pubblico e con le risorse e le competenze dei cittadini. Corriamo insieme, nella stessa direzione, perché la nostra intenzione è quella di non scendere i piedi dai pedali e magari, con il vostro aiuto, di riuscire anche ad alzarci sugli stessi".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Dimenticati dal mondo": la replica e l'appello ai cittadini dell'assessora Nucera
ReggioToday è in caricamento