"Scavi di piazza Garibaldi? Potrebbe esserci molto di più": parola di Daniele Castrizio

Dopo il via libera da parte della Soprintendenza allo sblocco degli scavi, il docente all'Università di Messina parla in esclusiva a ReggioToday

Il professore Castrizio e una panoramica sugli scavi prima della copertura (foto Adriana Sapone)

Quella degli scavi di Piazza Garibaldi sembra essere una storia ancora tutta da scrivere. La città sotterranea e le costruzioni che si "diramano in tutte le direzioni" potrebbero svelare dunque l’evoluzione urbana dell’antica Rhegion. A poche settimane dal via libera alla riapertura del cantiere, abbiamo chiesto a Daniele Castrizio, docente di numismatica presso l'Università degli Studi di Messina, ed esperto di archeologia, un parere scientifico sull'inestimabile patrimonio, custodito nel ventre della città.

Secondo il professore, ciò che ancora, deve essere svelato si appresta ad essere "una delle scoperte più straordinarie, per l’unicità del reperto. Ciò che si intuisce sia dal punto di vista della tecnica di muratura utilizzata e altri dettagli è qualcosa di mai visto a Reggio. Qualcosa di unico nella storia delle scoperte per la città". Rinvenuto casualmente nel maggio del 2016 nel corso di lavori per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo, le prime operazioni di scavo, secondo il professor Castrizio, “non furono condotte in modo corretto. Chi allora gestiva la soprintendenza (all'epoca in carica vi era Annamaria Guiducci) non era qualificato, non aveva idea di come si conducesse una campagna di scavi archeologici e, infatti, affidò l’incarico a chi non aveva assolutamente esperienza in tal senso”.

Il sito divenne ben presto protagonista di accese discussioni, attese bibliche sul loro futuro incerto, poi lo stato di abbandono e nel luglio del 2018, a scopo conservativo la decisione di ricoprirli per tutelare l'immenso patrimonio archeologico. I reperti sono stati rivestiti con diversi strati di tessuto geotessile e ghiaia pe comprimere  l’area e assicurare la compattezza del terreno. Dopo un anno finalmente la buona notizia che tutti attendevano: il via libera della Soprintendenza, allo sblocco degli scavi propedeutici come ci aveva spiegato l’assessore ai beni culturali del comune Irene Calabrò.

E proprio su questa nuova fase, il professore Castrizio è "particolarmente tranquillo, perché alla guida della Soprintendenza, questa volta c’è una persona competente in materia. Finalmente un archeologo, un esperto come Fabrizio Sodano. Per questo sono assolutamente certo che le indagini saranno condotte nel rispetto sia delle norme che del sito. E sono altresì convinto che, appena inizieranno i primi scavi, immagino che l'area interessata sarà molto più vasta e che nasconda molto più di quello che è emerso".

Al momento del rinvenimento, la confusione sulla natura della scoperta fatta era molta. "Nell'immediato, si era ipotizzato si potesse trattare di una tomba romana risalente al I secolo d.C, ma già molti studiosi che si sono interessati allo scavo - spiega Castrizio - oltre l’università di Messina, hanno ipotizzano addirittura che quella sia la parte di un mausoleo".

La relazione ministeriale sugli scavi

Nei tre saggi di scavo aperti, secondo la relazione ministeriale, sono stati individuati: la porzione meridionale di un edificio su alto podio di epoca romana costituita da uno stereobate in arenaria, su cui poggia la modanatura di base in calcare o pietre di Lazzaro. Il podio costituito da un nucleo in cementizio foderato da laterizi, verosimilmente rivestito in marmo bianco o colorato come testimoniano i rinvenimenti di altri indicativi elementi architettonici. Per quanto riguarda la datazione dell’edificio, il ministero confermò l’arco temporale che va dal I sec. a.C. e il I sec. d.C.

I saggi due e tre

I saggi due e tre, hanno invece messo in evidenza l’importanza architettonica dell’edificio nella sua complessità. Compaiono infatti muri con lo stesso orientamento e canalette per il deflusso delle acque da mettere in relazione con una più ampia area di pertinenza dell’edificio. Qui infatti, la relazione dei tecnici ministeriali, conferma l’ipotesi sostenuta dal professor Castrizio che immagina che, l’area d’interesse dello scavo sia molto più ampia. Infatti, sempre nel corso di questi tre saggi, sotto l’edificio di epoca romana, spunta una porzione di costruzione tardo ellenica con corridoio e due ambienti. Proprio questi ultimi dettagli si trovano molto vicine alla statua di Garibaldi e sono il motivo per il quale fu posto il veto alla realizzazione del parcheggio sotterraneo. 

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