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Venerdì, 30 Settembre 2022
La ripartenza

Scuola, è finita l'emergenza ma non c'è chiarezza su Did e risparmio energetico

Pollidori (Anp): "Ora la parola d'ordine è normalità ma le scuole vanno tenute aperte perché sono luoghi di relazione"

Non era una profezia difficile da fare e infatti a due settimane dalla prima campanella (in Calabria il 14 settembre) per le scuole è iniziato il valzer di indicazioni ministeriali su come gestire quello che si annuncia come il primo vero anno scolastico fuori dall’emergenza Covid. Ma tutti, dal ministro ai presidi e i professori e studenti in trincea, sanno che il virus non è scomparso e bisognerà prepararsi a fisiologici nuovi picchi di contagio. A rincarare la dose ci sarà la crisi energetica, che inaugurerà un’austerity da incubo per chi deve trascorrere gran parte della giornata dentro le aule.

Mistero Did: scompare o si potrà richiedere anche per i fragili?

Nelle scuole l’emergenza è tecnicamente finita oggi. A dirlo è la nota ministeriale 1998 del 19 agosto, stabilendo che le misure di prevenzione sono decadute ieri, 31 agosto 2022, e non sono valide per l’anno scolastico 2022/23. Parliamo degli obblighi di indossare la mascherina e di quello vaccinale per il personale docente e Ata. I fragili continueranno a usare i dispositivi di protezione individuale e un'altra novità è la scomparsa dell'organico Covid che aveva creato l'anno scorso un ampio serbatoio di lavoro (e precariato).

Non cambia invece la normativa sanitaria per i soggetti contagiati dal virus: i positivi non potranno andare a scuola e dovranno rispettare il periodo di isolamento (attualmente 7 giorni per vaccinati e guariti da non oltre 120 giorni e 10 per gli altri). Le notizie contraddittorie riguardano la didattica a distanza – precisamente did, cioè integrata – che con la fine dell’emergenza dovrebbe ufficialmente scomparire.

L’orientamento più probabile è però che gli allievi positivi potranno chiederne l’attivazione durante il periodo di quarantena, con discrezionalità delle scuole sull’accoglimento della richiesta. Le attuali faq ministeriali lo escludono ma si è in attesa di una circolare operativa che farà chiarezza senza equivoci.

Un’ipotesi circolante e che sta facendo discutere, è poi la possibilità, sempre al vaglio delle singole scuole, di acconsentire che studino da remoto anche soggetti con fragilità. Ovviamente il chi, il quando e il come dovranno essere indicati dal ministero.

E’ evidente che si tratta di un tema più ampio, che tocca anche il contesto di aule dove ora saranno “liberi tutti” (compreso il virus), ma con situazioni personali diverse. La Calabria, insieme alla Puglia, durante il lockdown era diventata caso nazionale per lo scontro aperto tra famiglie pro e contro la did, la costituzione di gruppi a favore dello studio sicuro tra le mura domestiche e una raffica di ricorsi avverso i sindaci che adottavano la misura precauzionale.

Una guerra privata che divenne pubblica per la presa di posizione del governatore facente funzioni Nino Spirlì, che decise di chiudere le scuole (fermato due volte dal Tar) e poi perseguì lo stesso risultato dando ai genitori la facoltà di scegliere. Una commedia calabrese dove i leoni da tastiera ruggirono con hate speech sessisti, cyberbullismo e minacce e l’anno successivo la soddisfazione di uno Spirlì non più alla guida della giunta, in attesa sul fiume a vedere che nei comuni che lo avevano attaccato erano decise chiusure durante le ondate delle nuove varianti Covid.

Pollidori Mafalda-2Mafalda Pollidori, docente del liceo scientifico reggino Leonardo da Vinci, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Presidi oltre che referente calabrese, (nella foto), preferisce essere ottimista. “Sarà un anno migliore – dice – perché siamo fuori dall’emergenza. E poi siamo molto più preparati ad affrontare eventuali criticità, che stavolta faremo in autonomia, perché in base all’andamento della curva di contagio le scuole adottano le misure necessarie per la loro situazione, in accordo con gli enti territoriali”.

Su did e mascherine, Pollidori commenta: “La parola d’ordine ora è normalità. Ma non vuol dire poter tornare a prima del Covid, quello è ormai uno spartiacque. Personalmente ho perplessità sulla Ffp2 per i fragili, credo che sia discriminante perché renderebbe identificabile un aspetto che dovrebbe essere tutelato dalla privacy”. Sulla did per i fragili spiega che “la scuola deve garantire il principio di equità e la pandemia ci ha insegnato che il digitale è una risorsa per gli studenti con impedimenti specifici, ad esempio chi segue cure domiciliari, o anche per qualche ragazzo con disabilità. Ma dev’esserci sempre un’alternanza equilibrata con le lezioni a scuola”.

In classe, per la gioia dei ragazzi, i compagni di banco non saranno più divisi. Ma i presidi seguiranno le raccomandazioni dell’Istituto superiore di sanità arieggiando i locali scolastici ed organizzando con misure di sicurezza le situazioni di assembramento, come le assemblee. “Il nostro timore è un altro – continua Mafalda Pollidori – abbiamo finalmente i fondi Pnrr e vogliamo usarli per intervenire sui problemi strutturali delle scuole, quasi tutte ospitate in edifici vecchi. In Calabria il panorama è ancora più critico, al riammodernamento e la manutenzione si aggiunge l’adeguamento al rischio sismico. Ci auguriamo che il cambio di governo non rallenti questo percorso”.

Scuola al risparmio, un anno freddo e buio

Fuori il virus, ora bisogna fronteggiare gli effetti della guerra. Iniziato settembre a mettere ansia più che il Covid è la crisi energetica, con i presagi di un durissimo anno di austerity. Il risparmio obbligato potrebbe richiedere un utilizzo minimo di elettricità con classi che nei mesi invernali sarebbero spesso al buio e riscaldamenti spenti. Inoltre si continueranno a tenere spesso le finestre aperte per il ricambio d’aria.

Altre indiscrezioni riguardano l’orario scolastico, che potrebbe essere anticipato per sfruttare ore di luce, mentre le lezioni pomeridiane verrebbero limitate alle situazioni di assoluta necessità ed era stata avanzata una proposta di settimana corta anche alle superiori con i sabati non liberi ma in Did (già bocciata oggi dal Cdm). “Lo considero un falso problema – dichiara Mafalda Pollidori – perché le nostre scuole hanno sempre avuto disservizi con i riscaldamenti e bisognava intervenire molto prima. Certamente farà freddo, anche perché occorre tenere le finestre ed è incomprensibile che invece non si investa nei sistemi di purificazione”.   

E se in campagna elettorale il nuovo eroe degli studenti è Vittorio Sgarbi con le astruse idee di mattine scolastiche che iniziano alle 10, ci si chiede che fine faranno i progetti extracurriculari in caso di lezioni compresse nelle ore che non richiedono elettricità. Qualcuno ha proposto persino la settimana corta anche alle superiori. “Noi siamo per stare di più e non di meno in classe”, conclude Pollidori. “La scuola è luogo di istruzione e anche di relazione, dovrebbe essere aperta ben oltre l’orario delle lezioni e magari persino la domenica. Ma occorrono correttivi all’ambiente scolastico e impiego di ulteriori e varie professionalità”.

Anche in Calabria cresce il trend dell’educazione parentale

Il Covid ha esacerbato un sentore di delusione e sfiducia verso l’istituzione scolastica, che negli ultimi due anni ha spinto molte famiglie italiane ad allontanarsene, triplicando le richieste di homeschooling (da 5.126 a 15.361, passando dal 2019 al 2021). L’educazione parentale, fenomeno ordinario all’estero e che nel nostro paese è attecchito inizialmente al Nord, adesso sta iniziando a interessare le regioni meridionali.

L’homeschooling è una modalità di educazione implicitamente riconosciuta dalla nostra Costituzione, che negli articoli 30, 33 e 34 non cita nessun obbligo scolastico in senso stretto ma solo di istruzione, lasciando ai genitori la facoltà di scegliere il metodo più adatto per far studiare i figli (“l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”, secondo l’articolo 33).

I genitori hanno quindi un diritto-dovere di istruire i figli in piena libertà, come riconosciuto anche dall’articolo 26 della Dichiarazione universale Onu dei diritti dell’uomo e da quella dei diritti del fanciullo. Nell’età dell’obbligo i ragazzi che studiano a casa sono attenzionati dagli enti territoriali con accertamenti sulla situazione familiare, per vigilare su eventuali abusi che possano nascondere un reale abbandono scolastico. Le verifiche avvengono con gli esami statali di fine ciclo, come per gli studenti che frequentano la scuola.

Nel 2017 punto di riferimento delle famiglie italiane che scelgono questo tipo di didattica è l’associazione Laif, che in Calabria è rappresentata da Alessia Valmorbida, madre di quattro ragazzi e homeschooler convinta da quando la prima figlia aveva dieci anni. Ma esistono anche progetti indipendenti e “sciolti”, come la scuola organizzata in tempi non sospetti - quasi un decennio fa - a Bovalino mettendo insieme mamme del comprensorio che già si conoscevano e avevano creato una piccola comunità amicale, diventata poi sede di un’istruzione completa: qui una decina di ragazzini di età diverse imparavano anche ad occuparsi dei più piccoli e ad essere autonomi su alimentazione e igiene. A luglio è stata poi presentata a Maida la scuola parentale dell’associazione Montessori Ma.Mo.Bo, che sarà ospitata in un agriturismo e partirà a settembre.

L’importanza delle attività negli spazi aperti è centrale per l’homeschooling, perché questo tipo di scuola non chiude mai e persino le vacanze sono organizzate (da infaticabili genitori) come occasione di crescita e sviluppo personale dei figli. Per questo l’istruzione parentale si trasforma quasi sempre in lavoro: quali madre e padre potrebbero altrimenti dedicarsi, in termini di tempo e bilancio economico, a seguire la prole come precettori privati (il senso originale dell’homeschooling è in realtà proprio questo) se dovessero pure portare a casa un reddito? Inoltre un’istruzione totalmente indoor non garantirebbe la socialità, come invece avviene per le attività proposte ad un target di utenti esteso fuori dal nucleo familiare. Infatti dal punto di vista tecnico nell’educazione parentale rientrano le scuole libertarie, alcune associazioni montessoriane e steineriane e gli “asili nel bosco”.

Un esempio attuale è il Progetto Margherita dell’Associazione Celeste, con sede a Catania. La rappresentante legale dell’organizzazione no profit è Federica Tagliaferri, trentunenne ex atleta che ha scelto la Calabria, e in particolare Rosarno, per una delle attività di accoglienza del progetto, rivolto a genitori di tutta Italia.

Partirà con il prossimo anno scolastico ed è un percorso ibrido di didattica a distanza e laboratori in presenza. Lo hanno organizzato alcune mamme di tutta Italia e l’elemento inedito è che si rivolge al segmento d’istruzione delle scuole superiori. Gli studenti faranno una soft dad di tre ore al giorno e ogni due mesi si vedranno di persona per uno stage di dieci giorni nelle strutture individuate (tra cui “Il dono di Atena” a Rosarno), dove si faranno corsi di cucina, sport, attività con gli animali e ricreative.

A giugno sosterranno un esame conclusivo tutti insieme, in una scuola. E’ prevista ovviamente una retta mensile (irrisoria), come per tutte le scuole parentali. Anche a potersi permettere di farlo gratis, ci sono costi logistici da coprire per sede, materiali didattici, assicurazione degli allievi. Insomma non è la casa nella prateria, ma una scelta consapevole e da intraprendere soltanto con una forte motivazione.  

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