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Domenica, 23 Giugno 2024
Il dibattito / Locri

Nella Locride si può studiare anche seduti sui rami di un ulivo

Il caso della mamma finlandese contro la scuola italiana riaccende l'attenzione sugli homeschooler, e alcuni genitori del territorio raccontano la loro esperienza

Il caso della mamma finlandese che ha attaccato il sistema scolastico italiano riaccende il dibattito sulla rigidità di metodi e strutture dell'istruzione statale, che nell'ultimo decennio ha portato molti genitori, sull'esempio di altri paesi europei, a scegliere l'homeschooling facendo scuola ai figli in casa.

In Calabria questo tipo di educazione, legittimata dalla Costituzione, è scelta da molte famiglie, che fanno riferimento alla sede regionale della Laif, associazione nazionale che riunisce e coordina padri e madri coinvolti nell'istruzione parentale. Per alcuni lungo il cammino si è trasformato in lavoro, ma c'è anche chi ha semplicemente scelto questa sperimentazione formativa creando una piccola comunità educante privata.

Nove anni fa nella Locride è sorta la prima iniziativa del genere sul territorio calabrese, mettendo insieme quattro famiglie che hanno deciso di far studiare i figli, nella fascia d'età della scuola d'infanzia e primaria, in uno spazio di autonomia e senza steccati nè fisici né mentali. Ognuno è organizzato nel proprio domicilio, ma base per le attività collettive è un'area attrezzata nelle campagne di Bovalino, di proprietà di una mamma del gruppo, che qui accoglie tutti i ragazzi per alcuni momenti di apprendimento e gioco in comune.

La prima esperienza calabrese di homeschooling è nata nella Locride

Le mamme e i papà, che vivono tra Locri, Caulonia e Bovalino, si sono conosciuti perché i loro bambini frequentavano l'asilo domiciliare di una tagesmutter (figura riconosciuta di mamma educatrice che apre le porte della sua casa per includere altri minori nella cura dei propri figi in un ambiente domestico e familiare, ovviamente strutturato a norma di legge), anche lei pioniera in Calabria. Le premesse c'erano già, perché Villa Villacolle, nome ispirato alla mitica residenza di Pippi Calzelunghe - dove oggi, usciti i figli dalla fascia d'età di riferimento, la tagesmutter non opera più - seguiva il modello libertario, basato cioè sullo stesso principio della scuola parentale, fuori dalle strutture istituzionali ma con gli stessi obiettivi educativi del sistema pubblico.

Daniele Mangiola, insegnante, è uno di quei genitori. Oggi sua figlia, dodicenne, ha interrotto l'homeschooling per iniziare un percorso di scuola tradizionale, ma in questi anni ha alternato i libri al gioco e la scoperta della natura. "Con gli altri ci siamo conosciuti per caso - ricorda - e quando è arrivato il momento dell'iscrizione a scuola abbiamo discusso su quello che volevamo per i nostri figli e come avremmo voluto farli crescere. Ci siamo trovati d'accordo, anche se le motivazioni erano diverse per ciascuno. Nel tempo il numero dei ragazzi è cambiato, ma l'esperienza continua". 

La scuola parentale a Bovalino

Si tratta di una contestazione al sistema-scuola (di cui lo stesso genitore è parte)? "No, è stata una scelta, certamente fondata su alcune considerazioni. Personalmente avevo riserve sulle strutture scolastiche, che non ritenevo offrissero uno spazio valido per lo sviluppo fisico e sensoriale. Da osservazioni simili, per me e gli altri, è nata l'idea di creare un ambiente didattico e di formazione diverso per i nostri bambini". 

Da questo punto di vista sembrerebbe aver ragione la mamma finlandese che ha affondato il coltello nella piaga della scuola italiana. Nella 'scuoletta' di Bovalino non si sta seduti e fermi otto ore al giorno, si esplora, si usa la manualità, eppure si studiano ugualmente e con profitto tutte le materie. "La signora finlandese, da mamma - risponde Mangiola - ha ogni diritto di esprimere la sua opinione, lamentarsi di quello che non le va bene e decidere cosa sia meglio per l'istruzione dei suoi figli. Con quello che lei ha detto non si può non essere d'accordo, ma non è una cosa nuova. Si tratta di una critica, anzi di un'autocritica, che la scuola conosce bene. C'è consapevolezza di una necessità di cambiamento e si sta andando in questa direzione anche se - continua - ce ne siamo accorti un po' tardi. Siamo ancora al 'vorrei', in una fase di trasformazione per passare dalle parole ai fatti". 

Docente di lettere alla media e di scienze umane al liceo, Mangiola ricorda che i momenti di pausa dalla lezione frontale e sui banchi sono già previsti dal nostro sistema. Ma non sempre è possibile svolgere attività alternative per un problema di spazi idonei, soprattutto al Sud. "La mamma finlandese ha visto le scuole siciliane ma sarebbe stata la stessa cosa in Calabria. Non è così in tutta Italia. Bisogna riflettere sulla differenza di risorse a cui ha accesso una scuola primaria emiliana rispetto a una della provincia reggina, le strutture non sono uguali né quello che è possibile fare".  

La figlia dell'insegnante adesso però è traghettata nella scuola pubblica. "Ce lo ha chiesto lei - spiega Daniele Mangiola - è stata una sua esigenza per motivi non legati alla didattica. A quest'età accade spesso che il percorso di homeschooling sia abbandonato e i ragazzi vogliano entrare nell'ambiente scolastico tradizionale. Questi anni per lei sono stati importanti per costruire un'esperienza cognitiva innovativa". 

La scelta dell'istruzione parentale è prevista dalla Costituzione

Secondo l’articolo 34 della Costituzione, l’istruzione impartita per almeno otto anni è obbligatoria e gratuita, ma non è indicato come si debba somministrare. E collegandosi all'articolo 30, sul dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, appare chiaro che siano previste per legge anche forme di educazione privata. Occorre però seguire una procedura, comunicando questa scelta alla direzione didattica territorialmente competente e autocertificare che i genitori hanno i requisiti e la possibilità economica per avviare questo percorso. Per il ciclo della primaria non serve avere titoli di studio specifici, ma è indubbio che i genitori che ci cimentano debbano possedere almeno una sufficiente preparazione o affidarsi all'aiuto di professionisti. Nel gruppo di famiglie della Locride molti sono insegnanti, ma questo non rende l'impresa meno impegnativa. "Lo è sicuramente - commenta Daniele Mangiola - e non tutti possono farlo, per questo resta preziosa l'esistenza della scuola pubblica, accessibile per ogni bambino. Per me è stato molto stimolante, il bello dell'educazione parentale è che si impara insieme, genitori e figli. Io, che ho una formazione letteraria, ho dovuto studiare matematica e tecnologia, che non sono del mio campo". 

Gli homeschooler della Locride non hanno complessi d'inferiorità sotto il profilo della preparazione tout court. E questo ci rimbalza a un'altra affermazione della mamma finlandese che ha fatto scalpore, secondo cui gli insegnanti italiani in cui si è imbattuta conoscevano, per fare un esempio, l'inglese meno bene dei piccoli allievi scandinavi, scandalizzati dall'ignoranza di alcuni maestri. Sul punto, a mettere in imbarazzo innanzitutto il ministro potrebbero essere gli inequivocabili risultati dei test Invalsi (che anche nel 2022 hanno classificato la Calabria tra le regioni fanalino di coda). A Mangiola, che per la figlia ha voluto un'istruzione indipendente ma è pure un docente statale, poniamo la controversia tra ore di lezione frontale in classe e attività esterne. Fondamentali le seconde per la formazione della personalità degli alunni, ma secondo molti insegnanti sottrarrebbero tempo per lo svolgimento del programma e le verifiche, con effetti negativi sui livelli di apprendimento. "Ci sono insegnanti - dice il professore - che contestano le attività extracurriculari ma spesso il problema è che riuscire a fare una didattica in cui queste attività facciano parte dello studio diventa molto difficile, per i soliti motivi strutturali. Lentamente le cose stanno cambiando e sono molti i docenti che provano ad offrire una scuola diversa. Anche le attività fuori dall'aula sono formazione. I nostri figli hanno imparato a leggere seduti sui rami di un albero di ulivo".

Lo sostiene anche Jacques Prévert nella poesia 'Compito in classe'. I calcoli aritmetici sono esatti ma arriva il momento in cui la fantasia prende il sopravvento e allora i muri dell'aula crollano, il gesso ridiventa scoglio e la penna ridiventa uccello.


 

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