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La relazione

Scuola, Sos di Save the children: "Povertà mette a rischio percorsi educativi"

In Calabria l'indice di dispersione scolastica si attesta al 14%, sale anche la percentuale di Neet: giovani che non studiano e non lavorano

La campanella per la ripresa dell'anno scolastico in Italia e nel Lazio non suona solo per studentesse e studenti, chiamati al ritorno in classe, ma riserva il suo tono più acuto e allarmante agli adulti e alla politica, per le debolezze di un sistema scolastico che, di fronte alle enormi sfide della crisi in atto, non è in condizioni adeguate per contribuire efficacemente ad invertire il ciclo negativo di povertà materiale ed educativa. È quanto dichiara Save the Children in una nota.

Già prima del conflitto in Ucraina, nel 2021, la povertà assoluta riguardava 1 milione e 382mila minori nel nostro Paese, si legge nella nota, il 14,2%, in crescita rispetto al 2020 (13,5%) Le conseguenze della crisi energetica e dell'impennata dell'inflazione che ha un impatto maggiore sulle famiglie meno abbienti e con minore capacità di spesa (+9,8%, contro il +6,1% delle famiglie con livelli di spesa più elevati), sono una grave minaccia e potrebbero sospingere rapidamente un numero ancora maggiore di minori nella povertà.

Ma l'impoverimento materiale di bambini, bambine e adolescenti, in crescita nonostante gli sforzi compensativi attuati per proteggere categorie e famiglie più esposte, non è che la cornice di un quadro ancora più preoccupante, se possibile, per il loro futuro: l'impoverimento educativo sconta ancora gli effetti di Covid e Dad, soprattutto tra i minori già in svantaggio socioeconomico.

Il 9,7% degli studenti con un diploma superiore nel 2022 si ritrova in condizioni di dispersione 'implicita', spiega Save the Children, cioè senza le competenze minime necessarie (secondo gli standard Invalsi) per entrare nel mondo del lavoro o dell'Università, mentre il 12,7% dei minori non arriva neanche al diploma delle superiori, perché abbandona precocemente gli studi, e nel Lazio raggiunge il 9,2%.

Anche il confronto con l'Europa è pesante, visto che l'incidenza della dispersione scolastica, nonostante i progressi compiuti, in Italia resta tra le più elevate in assoluto dopo quella della Romania (15,3%) e della Spagna (13,3%), ed è ben lontana dall'obiettivo del 9% entro il 2030 stabilito dalla Ue. Il numero dei Neet nel nostro Paese, i 15-29enni che si trovano in un limbo fuori da ogni percorso di lavoro, istruzione o formazione, raggiunge il 23,1%, con il 21,6% nel Lazio, ed è addirittura il più alto rispetto ai paesi Ue (media 13,1%), segnando quasi 10 punti in più rispetto a Spagna (14,1%) e Polonia (13,4%), e più del doppio se si considerano Germania e Francia (9,2%).

"Alla ricerca del tempo perduto - Un'analisi delle disuguaglianze nell'offerta di tempi e spazi educativi nella scuola italiana" lanciato oggi da Save the Children, l'organizzazione internazionale da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini in pericolo e per garantire loro un futuro, in vista della riapertura delle scuole per il nuovo anno scolastico.

A partire dal collegamento tra povertà materiale e educativa in Italia, il rapporto analizza alcuni deficit strutturali del sistema scolastico a livello nazionale e locale, in termini di spazi, servizi e tempi educativi, come mensa e tempo pieno, palestra e agibilità delle scuole. Mettendo in luce la relazione effettiva tra disuguaglianze di offerta sui territori e esiti scolastici, ma anche quella tra la qualità dell'offerta, dove c'è, e la resilienza nell'apprendimento dei minori in svantaggio socioeconomico.

Il rapporto offre, alla viglia dell'elezione di un nuovo Parlamento e della formazione di un nuovo Governo, uno spunto concreto per l'orientamento degli investimenti sul rilancio della scuola, che non può non esser posta al centro dell'attenzione e condurre a scelte coraggiose. Sebbene focalizzato su un'analisi italiana, il rapporto menziona anche la necessità di garantire l'accesso e la qualità dell'educazione ad ogni bambino e bambina nel mondo, anche in situazioni di emergenza.

Sono attualmente 222 milioni i minori nel mondo che vivono in contesti di crisi e necessitano di supporto per l'istruzione, di cui 78,2 milioni non frequentano più la scuola. Save the Children ritiene fondamentale progredire verso un accesso universale a sistemi educativi resilienti, anche assicurando il completo finanziamento di fondi multilaterali quali la Global Partnership for Education, ed Education Cannot Wait che l'Italia avrebbe l'occasione di supportare con un primo contributo significativo in occasione della Conferenza di rifinanziamento Ecw prevista a febbraio 2023.

In Italia, le disuguaglianze territoriali si configurano come un fil rouge in negativo che attraversa le diverse dimensioni della povertà educativa in Italia. Guardando in dettaglio i dati sulla dispersione 'implicita' al termine del ciclo scolastico della scuola superiore, che a livello nazionale si attesta al 9,7%, emerge infatti una forte disparità geografica. Nelle regioni meridionali infatti, nonostante una riduzione consistente avvenuta nell'ultimo anno in particolare in Puglia (-4,3%) e in Calabria (-3,8%), permangono percentuali di dispersi alla fine del percorso di istruzione più elevate rispetto alla media nazionale, con una punta del 19,8% in Campania.

Se guardiamo poi alle competenze nelle singole materie, in Campania, Calabria e Sicilia più del 60% degli studenti non raggiungono il livello base delle competenze in italiano, mentre quelle in matematica sono disattese dal 70% degli studenti in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. Nel caso della dispersione esplicita, l'abbandono scolastico nella maggior parte delle regioni del Sud va ben oltre la media nazionale (12,7%), con le punte di Sicilia (21,2%) e Puglia (17,6%), e valori decisamente più alti rispetto a Centro e Nord anche in Campania (16,4%) e Calabria (14%). ù

Anche prendendo in esame la percentuale dei Neet, che in Italia è del 23,1%, in regioni come Sicilia, Campania, Calabria e Puglia i 15-29enni nel limbo hanno addirittura superato i coetanei che lavorano (3 giovani Neet ogni 2 giovani occupati).

Entrando ancor più nel merito della realtà territoriale della scuola, il rapporto diffuso oggi prende in considerazione alcuni indicatori strutturali su tempi, spazi e servizi educativi, come la presenza di mensa scolastica e tempo pieno, palestra e certificato di agibilità, mettendo in luce la correlazione positiva tra la qualità dell'offerta in termini di strutture e tempo scuola e il livello di apprendimento conseguito da studentesse e studenti.

Mettendo a confronto le 10 province italiane con l'indice di dispersione 'implicita' più bassa e più alta, si rileva come nelle province dove l'indice di dispersione 'implicita' è più basso, le scuole primarie hanno assicurato ai bambini maggior offerta di tempo pieno (frequentato dal 31,5% degli studenti contro il 24,9% nelle province ad alta dispersione), maggior numero di mense (il 25,9% delle scuole contro il 18,8%), di palestre (42,4% contro 29%) e sono inoltre dotate di certificato di agibilità (47,9% contro 25,3%).

Questa correlazione appare ancora più rilevante se si considerano i minori svantaggiati dal punto di vista socioeconomico. Prendendo infatti in considerazione le province italiane che hanno la percentuale maggiore di studenti nel quintile socioeconomico più basso, la dispersione 'implicita' risulta significativamente inferiore in quelle province dove almeno la metà degli alunni della scuola primaria frequentano il tempo pieno e almeno la metà delle scuole ha la mensa (10 punti percentuali in meno di dispersione rispetto alle province dove meno di 1 alunno su 4 frequenta il tempo pieno alla primaria o dove meno di 1 scuola primaria su 4 ha la mensa).

La stessa correlazione in positivo si evidenzia anche sulla presenza della palestra (5,5 punti percentuali in meno di dispersione implicita nelle province dove almeno il 50% delle scuole primarie ne è dotata, rispetto alle province dove la palestra è presente in meno di un quarto delle scuole) o del certificato di agibilità (12 punti percentuali in meno). Le variabili strutturali considerate dal report rappresentano solo alcune delle tante componenti da considerare per rafforzare la strategia di contrasto alla dispersione scolastica.

Tuttavia, l'analisi proposta evidenzia quanto un'offerta adeguata di spazi e di tempi educativi possa contribuire efficacemente a ridurre le disuguaglianze educative territoriali. È un vero paradosso che, pur ribadendo l'importanza della 'qualità dell'offerta educativa', i territori dove la povertà minorile è più forte siano in Italia quelli dove la scuola è più povera, privata di tempo pieno, mense e palestre. Proprio dove i bambini, le bambine e gli adolescenti affrontano, con le loro famiglie, le maggiori difficoltà economiche c'è al contrario maggior bisogno di un'offerta educativa più ricca. Il rapporto mette in evidenza, del resto, che quando questa offerta scolastica è potenziata, questa è in grado di fare la differenza, anche nelle province con maggior numero di minori in difficoltà socioeconomica.

È fondamentale quindi aumentare significativamente, più che diminuire, le risorse per l'istruzione, portandole al pari della media europea (5% del Pil). È evidente, infatti, che i fondi attualmente previsti sono già oggi insufficienti a garantire un'offerta educativa di qualità, con spazi e servizi adeguati in tutti i territori, nonostante i minori costi dovuti al calo demografico. Investire il 5% del Pil vorrebbe dire rendere disponibili circa 93 miliardi, contro i circa 71 stanziati nel 2020

. "Non si tratta di obiettivi irraggiungibili, ma di un investimento irrinunciabile per lo sviluppo del Paese che va messo al centro dell'agenda politica. L'aumento di spesa corrente per l'istruzione, unitamente alla riorganizzazione di fondi che fanno capo ad altri Ministeri, ai fondi stanziati dal Pnrr e agli altri fondi europei - che andranno attentamente monitorati nella loro efficacia per ridurre i divari a livello territoriale -, dovrebbe essere finalizzato sia al giusto riconoscimento retributivo del corpo docente, da sostenere anche nella formazione continua per una didattica rispondente alle attuali esigenze degli studenti, che all'aumento dell'offerta di tempi, spazi e servizi educativi, a partire dalla rete degli asili nido, all'estensione del tempo pieno e delle mense almeno in tutto il ciclo delle scuole primarie, all'adeguamento degli edifici scolastici in termini di sicurezza, sostenibilità e qualità degli ambienti di apprendimento".

In Italia, le classi a tempo pieno (40 ore) nella scuola primaria superano di poco il 50% solo nel Lazio (55,7%), Toscana (52,8%), Basilicata (52,4%) e Lombardia (52,3%), ma sono una rarità in Sicilia (11,5%), in Molise (7,5%), Puglia (18,7%), Campania (18,8%) e Abruzzo (19,6%), mentre la media nazionale è del 37,3%.

Secondo le stime del rapporto, l'investimento annuo necessario a garantire il tempo pieno in tutte le classi della scuola primaria statale ammonterebbe a 1 miliardo e 445 milioni di euro circa, destinato all'adeguamento dell'organico per riorganizzare ed estendere gli orari di lezione, al netto delle spese aggiuntive per riorganizzare e/o aumentare gli spazi necessari (esempio per la mensa, presente oggi solo nella metà circa delle scuole) e per la formazione specifica degli insegnanti.

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