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Lunedì, 5 Dicembre 2022
Cronaca

Insegnanti di sostegno specializzati all'estero ed esclusi dalla scuola: l'appello

I docenti si rivolgono all'assessore regionale Minasi che ribadisce: "Questione che va subito risolta. Mi batterò per questo"

"Ho ricevuto oggi un appello appassionato da parte di un nutrito gruppo di insegnanti specializzati in Spagna sul sostegno, che, non vedendosi riconosciuto il titolo in Italia, non possono lavorare nelle nostre scuole. Situazione che, in realtà, riguarda migliaia di docenti con specializzazione in Paesi membri dell’Unione europea, ai quali è appunto inibita la possibilità di insegnare, nonostante la gravissima carenza di personale specificatamente formato per seguire i ragazzi con disabilità. E sono purtroppo proprio loro a pagarne le conseguenze anche in questo nuovo anno scolastico".

Dopo essere stata contattata da una serie di insegnanti di sostegno esclusi dalle graduatorie per le cattedre dell’anno scolastico 2022/23, Tilde Minasi, assessore alle politiche sociali della Regione Calabria e candidata al Senato con la Lega al collegio uninominale Reggio Calabria, interviene sulla questione, che tocca peraltro in modo rilevante direttamente il suo settore di competenza.   

"Innanzitutto li ringrazio pubblicamente per le belle parole che hanno voluto riservare a me e alla mia attività nel sociale – afferma l’assessore – Poi voglio dire loro che prendo pubblicamente l’impegno di seguire questa vicenda e portarla, già da subito, all’attenzione dei miei referenti nazionali, perché si possa finalmente trovare una soluzione positiva. Mi farò, anzi, portavoce io stessa della questione in Parlamento, nel caso in cui sarò eletta".

Il tema riguarda non solo queste migliaia di insegnanti direttamente interessati, ma anche l’intera collettività, sottolinea l’assessore: £Da un lato gli alunni che hanno bisogno di essere seguiti da personale specializzato e che, invece, devono “accontentarsi” di docenti senza formazione specifica, applicati provvisoriamente per tamponare il problema e che, per quanto volenterosi, non possono offrire il servizio che invece sarebbe indispensabile per la loro crescita e inclusione.

Dall’altro le famiglie di questi alunni, che, ottenendo dalla scuola meno aiuto di quello a cui avrebbero diritto, si ritrovano spesso a dover affrontare più spese privatamente per pagare un’assistenza adeguata a domicilio.  E’ dunque nostro dovere, soprattutto come Istituzioni che si occupano di questa materia – dice Minasi – intervenire per dare le risposte richieste".

La scuola italiana continua, d’altronde, a fare i conti con un’annosa penuria di insegnanti di sostegno e, puntualmente ogni anno, deve far ricorso a graduatorie “incrociate” – come ricordano anche i professori nella lettera indirizzata all’Assessore – ovvero a insegnanti o aspiranti esterni privi appunto di specializzazione.

"Proprio pochi mesi fa leggevo alcuni dati Istat su questo argomento, per i quali in oltre un caso su tre questi incarichi sono assegnati in deroga a un docente di materie curriculari, dato che al Nord sale a quasi uno su due e che vede le nomine spesso soltanto dopo un mese dall’inizio dell’anno scolastico, con perdita di tempo prezioso per i nostri ragazzi più bisognosi. 

Non si capisce, dunque, perché – prosegue l’assessore – nell’ultima ordinanza di maggio il ministro Bianchi abbia ritenuto di non consentire l’insegnamento a chi è ancora in attesa di riconoscimento del titolo conseguito all’estero, nonostante la loro specializzazione sia facilmente verificabile. 

E’ assolutamente necessario, invece – afferma Minasi – innanzitutto integrarli a scuola, proprio per offrire il miglior servizio possibile ai nostri studenti, e poi fare comunque in modo che le procedure per il riconoscimento delle loro specializzazioni siano velocizzate, superando le “complicate e onerose procedure telematiche”, di cui questi insegnanti mi scrivono e a cui peraltro il MIUR non risponde, lasciando loro come unica strada possibile quella legale. Sarebbe stato allora intanto preferibile continuare a dar loro la possibilità di lavorare “con riserva” coprendo i posti vacanti, com’era fino allo scorso anno.

Si tratta – ribadisce e conclude l’assessore – di una questione di fondamentale importanza, che non può essere tralasciata e che va risolta in temi celeri. E per questo mi batterò".

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