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Randagismo / Cittanova

Cittanova, sequestrato rifugio abusivo con cani maltrattati e nel degrado

La denuncia di Stop Animal Crimes Italia rivela un altro caso di gestione illegale degli animali vaganti e di inerzia delle istituzioni

Un nuovo caso di cani detenuti in condizioni aberranti dentro strutture abusive nella provincia di Reggio Calabria è stato denunciato dall'associazione Stop Animal Crimes Italia, presieduta da Antonio Colonna.

In un rifugio non autorizzato a Cittanova, grazie alla segnalazione dell'associazione animalista, è stato svelato l'orrore di cani sistemati in box rudimentali in un ambientedegradato e a grave rischio igienico, in mezzo a sporcizia, feci e urine. A gennaio l'intervento di SAC aveva già portato a un primo sequestro della struttura adibita a canile, eseguito dai carabinieri del Nas. Adesso il nuovo controllo dei Carabinieri Forestali ha permesso di rinvenire all'interno del rifugio abusivo animali maltrattati, alcuni dei quali morti e abbandonati in un bidone. 

Degrado nel rifugio abusivo

Apposti i sigilli al sito, i cani sono passati in consegna al sindaco di Cittanova, che ne è responsabile per legge e dovrà trasferirli in una struttura autorizzata. Ma l'associazione di Antonio Colonna intende andare a fondo chiedendo all’autorità giudiziaria ulteriori accertamenti per verificare se a carico del Comune si configurino responsabilità per omessa vigilanza e concorso omissivo per i delitti di uccisione e maltrattamento degli animali che si trovavano nel pretesto rifugio. Reati per i quali con una denuncia-querela Stop Animal Crimes Italia vuole ottenere l'imputazione a carico del gestore della struttura.

La struttura è stata affidata dal Comune a un gruppo di guardie zoofile 

Ed è questo l'aspetto più grave della vicenda, perché quella struttura era stata affidata dallo stesso Comune a una associazione di guardie zoofile, ma per finalità diverse dallo stallo animali. Invece, come prova la pubblicazione su Facebook di post sui cani ospitati, di fatto era utilizzata come un canile pur non avendo i requisiti per l'autorizzazione. In particolare uno dei gestori avrebbe spesso ostacolato l'adozione dei cani impedendo le visite delle persone interessate da tutta Italia, e da Aosta qualcuno ha segnalato di aver perso le tracce di alcuni randagi che si trovavano nella struttura, scoprendo poi che erano morti. 

Uno dei cani nella struttura

L'associazione animalista sa che questo non è un caso isolato, e la denuncia di Cittanova offre l'occasione per un ulteriore appello a prefetture e questure affinché adottino ogni provvedimento necessario a vigilare in materia, non concedendo titoli di polizia alle guardie zoofile o persino ritirandoli laddove non si eserciti questo ruolo nell’interesse pubblico. 

Segnalazioni anche sul Comune per accertare eventuale omessa vigilanza

Sulla struttura sequestrata nel centro della Piana, Stop Animal Crimes chiede di conoscere i motivi per cui il Comune, che l'aveva affidata all'associazione di guardie zoofile, non sapesse cosa accadeva e ne ignorasse l'utilizzo come canile. Tutto questo sarà segnato alla Prefettura.

Commenta Antonio Colonna: "Ancora una volta, denunciamo il persistere di quel sistema diffuso in tutta Italia, e particolarmente al sud, in cui le associazioni si sostituiscono ai Comuni inerti e avviano una gestione arbitraria degli animali randagi in strutture abusive, il più delle volte a scopo lucro. Così la normativa statale e regionale dettata in materia di tutela benessere animale e lotta al randagismo viene puntualmente disattesa, lasciando spazio a un'anarchia di stampo istituzionale e animalista in merito alla gestione di cani e gatti vaganti".

Riguardo il rifugio abusivo di Cittanova, l'associazione continuerà a monitorare la situazione e si augura che sia formalmente chiusa dal sindaco. Alle forze dell'ordine e Asl veterinarie si chiede invece di smettere di eseguire controlli e sequestri limitandosi, a fronte di strutture abusive e fatiscenti, alle sole prescrizioni. In questo modo la conseguenza è che lasciare gli animali in quelle stesse strutture e "nelle stesse mani di chi, in nome dell’animalismo, gestisce i randagi senza rispettare le regole dettate in materia".

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