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Lunedì, 20 Maggio 2024
L'intervista

Ponte sullo Stretto, Zangari: "Vi spiego le ragioni del sì e l'attualità di Anassila"

L'intellettuale reggino è favorevole alla costruzione della grande opera e ricorda anche il tiranno che unificò le due sponde

"Il ponte sullo Stretto è una straordinaria, opportunità di crescita, di sviluppo e di coesione, da cogliere positivamente per il riscatto di Reggio Calabria e Messina", non ha dubbi Giuseppe Zangari, intellettuale e studioso reggino che è fermamente schierato per il sì alla grande opera. 

Si tratta di un ponte dalla lunghezza totale superiore ai 3,5 chilometri e con una campata unica di circa 3.300 metri. La larghezza è di 60 metri, in grado di accogliere sei corsie stradali e due binari ferroviari ed è sorretto da torri altre 400 metri. Il tutto per garantire il transito di seimila veicoli ogni ora e di 200 treni al giorno.

Per il completamento dell’opera saranno necessari sette anni e oltre 15 miliardi di euro. 

"La vera conurbazione tra le due sponde dello Stretto - spiega Zangari - si può avere solo con l'attraversamento stabile, una soluzione che accorcia i tempi di percorrenza. Basti pensare che adesso i tempi medi complessivi di attraversamento sono di circa 2 ore per i mezzi gommati e molto superiori per il traffico ferroviario, essendo inoltre impossibile, per motivi tecnici, il traghettamento di treni ad alta velocità". 

"A chi afferma che basterebbe aumentare le corse dei traghetti o dei mezzi veloci da e per la Sicilia, dico subito, - aggiunge Zangari - che già lo Stretto è attraversato ogni anno da quasi 100.000 corse di traghetti su cui transitano circa milioni di passeggeri e merci e inquinano moltissimo. Invece con il ponte si avrebbe un transito veloce, in pochi minuti, a fronte di mezz'ora in mare". 

Anassila e la conurbazione dello Stretto

"È un'opera necessaria e che favorirebbe la nascita reale dell'area metropolitana dello Stretto. Un'idea questa che non è affatto nuova. Basti pensare, - afferma lo studioso reggino -  che già nel 494 avanti Cristo, Anassila pensava di unire le due sponde. A quei tempi sia Reggio che Messina erano due città di importanza e valenza strategica internazionale, per i loro traffici commerciali e per la loro capacità finanziaria, per la loro rilevanza politica al centro geografico del Mediterraneo. I documenti che possiamo leggere, quindi storici, archeologici e numismatici ci confermano ciò. Una conurbazione dello Stretto pari a quella che riuscì a creare Anassila, seppure purtroppo di breve durata, non è stata mai più possibile ripeterla durante i lunghissimi XXV secoli che ci separano da essa.

E non sarà possibile ripeterla nemmeno oggi ed in futuro, in mancanza di qualcosa, del quid, che possa apportare di nuovo un mutamento radicale riavvicinando strategicamente ancora una volta le due città. Io riesco ad intravedere questa possibilità, e non ne trovo altre, nella costruzione del Ponte sullo Stretto, e nelle conseguenze che potrà apportare a beneficio del territorio.

Ancora oggi, sebbene ci siano i mezzi per superare il gap, le due città di Messina e Reggio, sono separate da un tratto di mare, che rappresenta comunque uno iato, una rottura tra i due territori, uniti è vero dai collegamenti aerei e marittimi, però discontinui. Cioè fatti di lunghe soste e partenze e durevoli tragitti. Il fatto di avere un collegamento “stabile” tra Messina e Reggio, ha una portata davvero impensabile.

Storicamente Reggio antica, proprio nel periodo di Anassila, cioè 25 secoli fa, era in sostanza una città siciliana, ed in qualche modo lo è ancora oggi, anche linguisticamente, molti di voi lo sanno. Pertanto se riflettete bene, la penalizzazione di insularità non riguarda Messina verso Reggio o la Sicilia verso l’Italia e l’Europa, ma allo stesso modo Reggio verso Messina e l’Italia verso la Sicilia, direi che è una costosa “insularità reciproca”. Le metropoli si distinguono per essere città moderne e sviluppate, e dotate di linee di collegamento veloci, stabili e distribuite mediante stazioni, in maniera puntuale e capillare sul territorio.

La conurbazione di Messina e Reggio e dello Stretto, è possibile soltanto con la costruzione dell’attraversamento stabile. Con esso le città vengono immediatamente liberate dall’insularità reciproca".

giuseppe zangari (foto profilo Fb)

"Un'idea tanto antica quanto attuale quella del ponte, - continua Zangari - che dovrebbe essere sposata facilmente da tutti ma che ancora vede un fronte del no attivo. Penso che chi dice no al ponte sullo Stretto, e penso ai tanti comitati e cittadini che in questi anni sono scesi in strada a protestare, faccia le ragioni del Nord e non di certo gli interessi della nostra terra. Si dicono ecologisti ma non capiscono che inquina di più l'attraversamento via mare che quello stabile. Penso che una volta che prenderà il via il progetto del Ponte tutta l'area sarà attenzionata e ci sarà maggiore tutela del territorio". 

Non sarà un'altra eterna incompiuta

"C'è anche chi profetizza un'altra eterna incompiuta pensando al Ponte. Vorrei invece che i calabresi e i siciliani si scrollassero di dosso il pessimismo atavico e per una volta pensassero positivamente, guardando alla grande opera come un'opportunità per l'Italia ma anche per la nostra Reggio che ancora non ha chiara una visione turistica e sconta il fatto che molti giovani siano andati via per trovare lavoro fuori e qui si respira un'aria stagnante. 

Siamo nel centro del Mediterraneo, ma non abbiamo saputo valorizzare la nostra posizione. Adesso siamo sulla strada giusta e dobbiamo crederci. Fra otto anni avremo il ponte e la nostra visione cambierà. Bisogna ascoltare i tecnici, entrare nel progetto e capire il grande valore. Lasciando fuori le fake news e quanti hanno solo preconcetti. Dico semplicemente ai miei concittadini andate a Villa San Giovanni e vi renderete conto del grande inquinamento ambientale e acustico che c'è!". 

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