Giovedì, 5 Agosto 2021
Cronaca

Sindacati all'attacco: "La Calabria muore e la politica fa campagna elettorale sui precari"

I segretari di Cgil, Cisl e Uil Calabria affondano il colpo sulla Regione e si preparano alla mobilitazione nazionale del 26 luglio a Siderno con Landini, Sbarra e Bombardieri

Da sinistra: Sposato, Russo e Biondo

“Non c’è più tempo per la Calabria, il tempo è adesso”. I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil – Angelo Sposato, Tonino Russo e Santo Biondo – lanciano l’ennesimo appello per aprire "un dibattito pubblico sui destini della Calabria in un contesto nazionale dove si faranno scelte irreversibili sugli investimenti, sullo sviluppo, a partire dal fare chiarezza sul Pnrr". "Alla Calabria – scrivono –, regione tra le ultime d’Europa e con la ndrangheta tra le mafie più potenti del Mondo serve un piano straordinario per il lavoro, misure adeguate per l’istruzione, per la salute, per la legalità. Servono azioni concrete del Governo nazionale e legislazioni speciali per l’occupazione".

Ennesima campagna elettorale sui precari

“Come le misure del Pnrr impatteranno sullo sviluppo e l’occupazione nel Sud e nella Calabria – si legge in una nota ne discuteranno i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil Maurizio Landini, Luigi Sbarra, Pierpaolo Bombardieri a Siderno il 26 luglio. Occorre capire come verranno allocate le diverse risorse pubbliche e come attuare un adeguato piano per l’occupazione. Per fare ciò il ruolo della politica locale, regionale, delle amministrazioni locali del Mezzogiorno deve essere adeguato alle sfide. Ad oggi non ci siamo proprio. Invece di alimentare un piano per l’occupazione vero, con una legislazione speciale come avvenne a fine anni 70, per dare certezze al lavoro e renderlo meno precario, assistiamo all’ennesime campagne elettorali sul precariato, sulle rovine della Calabria, sulla sanità morente, sulla povertà, senza un minimo impegno e dibattito pubblico su come costruire opportunità vere e proposte che diano un orizzonte ai territori, alle aree interne, alle famiglie, ai giovani, alle donne”.

Giunta regionale non è una squadra

“Il limite della Calabria – argomentano i segretari – è l’assenza di un pensiero collettivo, a volte si fanno autorevoli analisi, si giudica e si danno pagelle sul lavoro degli altri, ma nessuno mette in campo idee, proposte concrete su cui fare discussioni vere, di respiro ampio e di prospettiva». Sposato, Russo e Biondo ricordano di aver cercato «nei mesi scorsi di dare un modesto contributo per avviare un dibattito pubblico con un documento unitario sui diversi temi che affliggono la nostra regione, lo abbiamo inviato alle Istituzioni, alle forze politiche, alla deputazione parlamentare e regionale, alla giunta regionale, per cercare di aprire con umiltà un confronto sulle riforme che servono alla Calabria, su piani di sviluppo, sulle Zes, sul Pnrr, sulla sanità, sul precariato, sul lavoro”. E sottolineano che “la giunta regionale che sta rimodulando milioni di euro di spesa pubblica è una sommatoria di individualismi, che invece di proiettare misure concrete per lo sviluppo, attraverso un piano per lo sviluppo di qualità e di lavoro vero, continua la strada della parcellizzazione della spesa, dei piccoli interventi a pioggia, alimentando la precarietà del lavoro e dello stato di bisogno”.

Cosa serve alla Calabria

Alla Calabria, per i sindacati, “non serve un nuovo esercito di precari, su questo bisogna essere chiari, ma occorre sbloccare i concorsi nelle amministrazioni pubbliche in tutti i settori (sanità, enti locali, giustizia, scuola) con clausole specifiche che prevedano il riconoscimento del lavoro precario svolto. Serve un piano del lavoro che parta dalla gestione e dalla manutenzione del territorio, delle aree interne, individuando una strategia di gestione con un ufficio unico del piano (Calabria Verde, protezione civile, Consorzi, Parchi, università..). Serve un piano nazionale con politiche industriali per fare investire in tecnologie le partecipate pubbliche nelle aree del mezzogiorno e delle Zes e rilanciare i retroporti a partire da Gioia Tauro, con riallocazioni di aziende e filiere produttive delocalizzate. Serve un grande processo di formazione, conversione e riqualificazione del lavoro. Serve una battaglia senza confini contro ogni forma di sfruttamento del lavoro povero, precario, grigio, che in Calabria viene retribuito al di sotto delle soglie del reddito di cittadinanza. Servono protocolli di tracciabilità della spesa pubblica contro le infiltrazioni criminali e per la legalità. Servono riforme vere, per fare diventare la Calabria una regione normale. Su questi temi siamo disponibili al confronto”.

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