Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

Insieme in nome della cultura: accordo tra Soroptimist e MArRC

L'associazione reggina, presieduta da Francesca Crea Borruto si impegna alla realizzazione di una programmazione condivisa per iniziative formative, di promozione, valorizzazione e divulgazione del patrimonio archeologico museale del territorio

Il Soroptimist Club di Reggio Calabria oltre ad aver realizzato numerosissime e significative iniziative nell'ambito dei progetti nazionali quali, da ultimo, “Stanza tutta per sé” presso il Comando provinciale dei carabinieri, “Camminata silenziosa” per sensibilizzare al rifiuto della violenza sulle donne, ha anche donato, in sinergia con altri Clubs service e associazioni cittadine, per l'emergenza pandemica di apparecchiature sanitarie e presidi di protezione individuali al GOM, nonché un cucinino al nuovo reparto di terapia intensiva e ha sostenuto l’Hospice - Via delle stelle, il webinar sulla grande donna e scienziata Maria Montessori.

"Oltre a perseguire tali finalità - sostiene Francesca Crea Borruto - l'associazione non trascura il proprio impegno verso la cultura e, in quest'ottica, il 2 luglio scorso l'architetto Carmelo Malacrino, direttore del Museo Archeologico Nazionale, ha sottoscritto con la presidente del Soroptimist un “Accordo di collaborazione” nelle cui premesse è riportato, da un lato, che il MArRC nell’ambito delle relazioni di collaborazione con le associazioni e gli Enti che si evidenziano per l’elevata competenza e le finalità promozionali/divulgative del patrimonio culturale in genere e delle collezioni museali in particolare, attuerà progetti anche con eventi - in partenariato – riguardanti tematiche socio-divulgative afferenti l’ambito in cui opera il Club di Reggio Calabria che, a sua volta, si impegna alla realizzazione di una programmazione condivisa per iniziative formative, di promozione, valorizzazione e divulgazione del patrimonio archeologico museale del territorio.

Il direttore Malacrino ha rivolto un saluto a tutte le socie Soroptimiste partecipanti, porgendo un sentito ringraziamento alla Presidente del Club per l’entusiasmo con cui ha proposto l’iniziativa ed ha auspicato una concreta e condivisa collaborazione che già ha avuto inizio con questo webinar in cui sarà descritta la collezione dei Pinakes.

Anche la presidente ha ringraziato il direttore per l'ospitalità, disponibilità ed apertura verso l'ssociazione che assicurerà un contributo fattivo ed efficace. Ha ricordato, inoltre, il grande impegno dell’architetto Malacrino per il Museo che, sotto la sua direzione dal 2006, è stato rivitalizzato ed ha attratto un numero di visitatori mai raggiunto prima, grazie anche all'organizzazione di numerose mostre di grande successo con eminenti studiosi.

I Pinakes sono stati efficacemente illustrati da una grande esperta, l'archeologa Roberta Schenal, che è coautrice del “Corpus dei Pinakes locresi”. L’intervento - dal titolo “Donne della Magna Grecia tra quotidianità, rito e mito” – ha preso avvio da un inquadramento generale su queste tavolette in terracotta figurate a basso rilievo, rinvenute in migliaia di frammenti nel santuario di Persefone fiorito a Locri nell’area collinare della Mannella e celebrato sin dall'antichità come il più illustre santuario della Magna Grecia.

In particolar modo si è illustrata la modalità della loro realizzazione, sottolineando come la produzione seriale con la tecnica delle matrici partisse da prototipi ideati con estro artistico che ci permette di considerare i Pinakes non semplici prodotti artigianali ma vere e proprie espressioni artistiche.

In seguito, si sono illustrate le tematiche delle scene su di essi raffigurate, connesse alla loro natura di doni votivi: il mito di Kore-Persefone e i rituali del culto tributato alla dea nel santuario locrese della Mannella, soprattutto dalle fanciulle in procinto di sposarsi, con il duplice intento di garantirsi la protezione divina in questo fondamentale momento di transizione e di assicurarsi un’unione feconda. Si è sottolineata la straordinaria ricchezza di particolari iconografici grazie ai quali si può ricostruire un elaborato percorso di iniziazione che ritualizzava il passaggio dall’infanzia all’età adulta sancito dal matrimonio.

Si è cercato di far comprendere come le nozze fossero percepite in modo ‘traumatico’ in quanto sottraevano ai giochi spensierati dell’infanzia e imponevano l’assunzione di precise responsabilità; vi era inoltre il timore della maternità, visti i rischi che all’epoca si correvano. La relatrice ha voluto, in conclusione, ammantare di umanità i reperti che si ammirano nelle teche del Museo nella loro algida bellezza, suggerendo di immaginarli nelle mani delle devote che, con trepidazione, si affidavano a Persefone per affrontare, timorose, la vita da sposa quale la società imponeva loro.

La relazione ha consentito alle tantissime socie dei Club di tutta Italia e anche agli appassionati di scoprire e conoscere questo tesoro custodito nel Museo Archeologico di Reggio Calabria, offrendo una testimonianza anche sul ruolo e sulla condizione della donna nella civiltà magnogreca. 

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