L'intervista

Stella polare: il meraviglioso mondo del gruppo scout nautico di San Paolo tra sport, gioco e formazione

A Reggio Calabria l'ultima Route nazionale Federscout che ha visto giungere in riva allo Stretto giovani da tutta l’Italia. L'intervista al capo scout Alessandro

L’amore per la natura, le attività di gruppo, la classica uniforme blu, camicia e bermuda, con fazzolettone al collo. 
Chi non identifica gli scout in questi pochi segni distintivi? Ma gli scout sono di più, molto più di questo. Dietro ogni spilletta, dietro ogni pseudonimo, c’è un mondo appassionante e appassionato di importanti valori che gli aderenti a questo antichissimo movimento fanno propri assurgendoli a principi cardine della propria vita e trasferendoli a giovani e giovanissimi attraverso un metodo educativo, affascinante e coinvolgente.

Sono tante le compagnie del movimento scoutistico sparse per tutto il mondo da quando, nel 1907 Baden Powell ha questa intuizione: sfruttare lo spirito di banda dei più piccoli e la loro tendenza a riunirsi attorno alla figura di un ragazzino più grande. Ecco l’idea di un capo squadriglia che, oltre a formare i più giovani, nel percorso, forma sé stesso.

Anche a Reggio Calabria sono presenti tanti gruppi scout. Uno di questi è il nautico “Stella polare”, che fa capo alla parrocchia di San Paolo alla Rotonda, che ha come assistente spirituale don Simone Gatto, sempre attento ad offrire un sano percorso formativo ai giovani e valido supporto alle famiglie.

Per la sezione dei Rover (16-21 anni), una sede d’eccezione, all’interno del Circolo velico, dove si svolgono tantissime attività. Il capogruppo, Alessandro, cresciuto e formatosi presso il gruppo scout nautico di Cattolica dei Greci, accoglie ReggioToday proprio nella sede del velico, e spiega il concetto di scout e le attività svolte.

“Grazie a Francesco De Gaetano, direttore del Velico, che ha accolto il Clan di Stella polare col cuore, offrendoci in comodato d’uso gratuito un capannone per poter dare vita ad un gruppo scout nautico”, ci tiene a sottolineare subito Alessandro.

Una sede interamente ristrutturata dai ragazzi e con le pareti decorate, sulle quali prendono forma tanti dipinti di personaggi che rappresentano ognuno di loro, che li identificano attraverso una loro peculiare caratteristica.

Così, davanti al nostro splendido mare, Alessandro ci racconta di questa meravigliosa realtà che è Stella polare.

Conosciamo gli scout, li immaginiamo nella loro organizzazione più classica, in un bosco, che montano la tenda e accendono il fuoco. Ma Stella polare è un gruppo scout nautico, in cosa consiste?
“Nell’utilizzare l’ambiente acqueo come ambiente educativo. I ragazzi imparano ad andare in kajak, a vela, e svolgono tante attività legate al mare, sempre con lo stesso spirito scout per l’avventura, in piena sicurezza con capi scout formati e competenti”.

E i lupetti?
“Svolgono le loro attività prevalentemente a San Paolo, ma anche qui al velico, dove fanno piccole regate in kajak con istruttori, giocano e vengono organizzate attività in funzione del momento dell’anno e del racconto “Il libro della giungla”, che è il filo conduttore, strumento educativo usato per far comprendere loro i concetti e i valori degli scout e della vita. Inoltre imparano a cantare, fanno uscite, e le prime esperienze fuori in accantonamento, qui a San Paolo abbiamo la casa parrocchia”. 

Quindi tanto sport?
“Si, ma lo scoutismo non è gioco, animazione, o sport fini a sé stessi, bensì rimanda sempre alla valenza educativa dell’attività, che ne è componente essenziale. Lo scoutismo non è animazione ma educazione. Tutto con il gioco ma niente per gioco”. 

È un vero e proprio metodo educativo?
“Esattamente. Fondato sulla figura dell’educatore capo. È un metodo molto antico, aggiornato negli strumenti ma non negli elementi essenziali”.

Cioè?
“Avventura, vita all’aria aperta, aggregazione, sono gli elementi granitici, immodificabili e poi ci sono gli strumenti, che possono essere aggiornati, come quelli tecnologici per esempio”.

Come si sviluppa?
“Gli scout sono organizzati per fase evolutiva, cioè per età. Inizialmente esistevano solo gli esploratori, scout per eccellenza, formati dai ragazzi che vanno dalla terza media alla terza superiore. Poi Baden Powell notò che i più piccoli guardavano e si interessavano molto alle attività e creò una branca dedicata a loro legandola al gioco”.

Delle vere e proprie esche educative?
“Esattamente. Prima il gioco, poi l’avventura. E successivamente creò i Pionieri, in Italia Rover, che sono coloro che hanno finito il percorso da esploratori e arrivano ai 21 anni per poi formarsi come capi”.

Dunque gioco (scoperta), avventura (competenza, imparare a fare), servizio (responsabilità), le tre fasi della vita di uno scout.

Quanto è importante un capo nello scoutismo?
“Importantissimo che sia competente e carismatico, soprattutto oggi che i ragazzi sono inondati da stimoli di varia natura. Perché uno dei nostri ragazzi dovrebbe andare a rispettare delle leggi scout invece di andare a fare una passeggiata sul corso Garibaldi? Perché dormire in tenda al freddo a cucinare al fuoco, invece di stare a casa a giocare alla Play? Proprio perché gli offri la possibilità dell’avventura!”.

A quale federazione appartiene Stella polare?
“Facciamo parte di FederScout, associazione di associazioni di cui, tra i valori dello statuto, c’è proprio quello di seguire lo scoutismo originario che è l’unico che funziona”.

Il vostro gruppo scout ha ospitato a Reggio Calabria l’ultima Route nazionale Federscout che ha visto giungere in riva allo Stretto giovani da tutta l’Italia?
“È stata una esperienza bellissima, il primo grande evento dopo il covid. Sono arrivati gruppi scout dal Trentino, dal Veneto e da tante altre regioni. Almeno 120 persone. Si è svolto in agosto: 4 giorni di campo fisso e 4 di campo mobile, tenda, zaino e andare alla scoperta delle meraviglie della nostra Città metropolitana”.

Quindi anche la conoscenza del nostro territorio?
“Eh già! E ai nostri ragazzi consegniamo l’orgoglio di essere reggini, di amare il territorio, educazione al civismo, senso di appartenenza e, nello stesso tempo, l’importanza di essere cittadini del mondo”.

Su cosa si basa il metodo formativo scout che il suo gruppo sposa?
“Salute e forma fisica, formazione del carattere, attività manuale e servizio al prossimo. Sono i 4 punti fondamentali su cui si basa tutto il metodo scout”. 

Ci dedica tanto tempo mi sembra. Come riesce a conciliare gli altri impegni di vita?
“Si, lo posso fare solo perché tutta la mia famiglia è nello scoutismo, moglie e figli”

Quanto costa iscriversi agli scout?
“I ragazzi pagano 50 euro l’anno. Tutti quello che è necessario, poi, per svolgere le attività, lo acquistano i loro, ma non con i soldi dei genitori bensì autofinanziandosi”.

Classica la scena dei film statunitensi nei quali si vedono piccoli scout vendere biscotti porta a porta…
“Negli States vendono i biscotti e lavano le auto, cosa che qui non sarebbe possibile a norma di legge. Noi vendiamo stelle di natale, palme a pasqua e svolgiamo altre attività al circolo”.

Quanto è grande tutto il gruppo scout di stella polare?
“Siamo 40 tra branco, bambini fino a 5 elementare e il clan. Manca il “reparto”, branca intermedia che va dalla prima media al terzo superiore che sarà attivata dal prossimo anno quando i capi saranno completamente formati. Abbiamo creato un clan forte, concentrandoci su di loro e per essere pronti a creare il reparto”.

Ovviamente voi non svolgete attività solo in mare ma anche nel più classico contesto del bosco…
“Certo”.

Come fate a seguire grandi numeri di ragazzi soprattutto in situazioni “wilde”, per esempio, appunto, in un bosco?
“Esiste il sistema di sestiglia. 5 lupetti hanno un capo sestiglia, che è un bimbo più grande. Nel “Reparto” 5 o 6 ragazzini hanno un capo squadriglia, che generalmente è ragazzo di quinto che è cresciuto all’interno del sistema. I piccoli sanno che devono obbedire al capo sestiglia o squadriglia, che è molto carismatico, e che risponde direttamente ai capi. Io mi siedo con i capisquadriglia e, attraverso loro, conosco le problematiche o le difficoltà di ogni ragazzino. Insieme studiamo le attività per dargli supporto”. 

Quindi arriva preparato?
Si, anche di fronte agli imprevisti. Tutto viene sempre fatto in sicurezza e con le competenze necessarie per gestire eventuali emergenze”.

Esperienze educative di grande valenza, dunque, che Alessandro, con tutto il gruppo Stella polare, mette in atto con grande competenza e preparazione, per offrire ai nostri ragazzi stimoli importanti in ambienti protetti per un crescendo formativo fondamentale per i cittadini di domani.

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