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Conflitto Russia Ucraina

Storie di mamme in fuga dalla guerra e di chi li accoglie

E' stato costituito un comitato per organizzare meglio gli aiuti che farà leva su progetti personalizzati

Tiene strette le mani dei suoi nipotini Ludmila, da vent'anni a Reggio Calabria, e mai si sarebbe aspettata di doverli accogliere perchè nel suo paese c'è la guerra. 

“Mia figlia è scappata da Lutsk, una delle più antiche città dell'Ucraina, appena sono iniziati i bombardamenti. Ha raccolto in fretta poche cose, prima ha trovato rifugio in campagna da mia madre e poi quando ha capito che le cose sarebbero peggiorate, ha deciso di venire in Italia. Insieme ai bambini ha fatto un viaggio in pullman di tre giorni”.

“Io lavoro notte e giorno, - racconta Ludmila – assisto un anziano che ha l'Alzheimer . Per qualche giorno ho avuto la possibilità di far stare mia figlia e i bambini con me, in casa, ma non era una situazione facile. Poi per fortuna abbiamo ricevuto aiuto e adesso vivono in un appartamentino vicino”.

Anja e Demetrio ascoltano la nonna parlare e cercano di capire, così Ludmila traduce. “Ho avuto tanta paura – ricorda Anja – ho capito che erano bombe e tutto tremava. Io ho dieci anni e mi sono resa conto di quanto stava accadendo, mio fratello invece no, ma lui è piccolo!”.

Anja e Demetrio sono tra i dieci bambini insieme a venti donne che sono stati accolti in città, grazie al supporto di privati che li hanno aiutati a trovare alloggio e li stanno supportando sia per gli aspetti legali che di via quotidiana. Privati cittadini che hanno messo a disposizione le loro case e altri che si sono offerti di pagare l'affitto, per un periodo, a queste mamme in fuga dalla guerra.

I bambini sono subito stati inseriti a scuola e anche le donne sono tra le prime allieve ucraine a frequentare la scuola di italiano in piazza, nella sede invernale della scuola presso i locali della chiesa degli Ottimati.

“C'è tanto da fare - racconta Marisa Cagliostro – per aiutare queste persone che arrivano in una terra straniera e non conoscono neanche l'italiano. Dalla spesa, alle pratiche in Questura, non si finisce mai e c'è da lottare anche con la burocrazia. Però grazie al sentire comune, siamo riusciti adesso a mettere su una rete sociale, anche perchè non sappiamo quanto staranno qui quelli arrivati e se arriveranno altri profughi dall'Ucraina”. 

Per organizzare meglio questa accoglienza è stato costituito, su iniziativa del centro comunitario Agape, referente la vicepresidente Lucia Lipari, un comitato composto dalle parrocchie del Crocefisso e di Sant’Agostino, rette da don Marco Scordo e da padre Gabriele Bentoglio, dall’associazione Ulysses di Marisa Cagliostro, dal Banco Alimentare di Giuseppe Bognoni, dalla coop Demetra con Cristina Ciccone, dai Medici del Mondo con Alberto Politi, dai patronato della Cigl con Mimma Pacifici e della Cisl con Federica Sgrò e con la compagnia Teatrale Scena Nuda di Teresa Timpano.

Alena Serciscena è un po' l'interprete del gruppo di donne ucraine appena giunte ed è lei che le accompagna anche a scuola d'italiano. 

Racconta Alena: “Io sono qui da più di venti anni e sono arrivata in Italia dopo che mia madre ha trovato lavoro a Bagnara. Io ho studiato qui e sono sposata con un italiano. Quando è scoppiata la guerrra in Ucraina abbiamo pensato ai nostri parenti, a cosa stavano vivendo e li abbiamo decisi a venire da noi. Abbaimo accolto cinque cugini: due donne e tre bambini. I loro mariti sono in guerra. Hanno avuto un permesso di tre mesi e loro sperano di poter rientrare presto in Ucraina, ma mia cugina ha perso tutto: la sua casa è stata bombaradata! Lei è riuscita a fuggire con i sui figli e a mettersi in salvo, ma non ha potuto portare nulla. E' partita con i soli vestiti che aveva addosso”.

Si rabbuiano gli occhi azzurri di Alena mentre racconta della guerra. “Noi siamo un popolo democratico, non amiamo la guerra. Da tempo c'erano avvisaglie di quello che sarebbe successo, dicevano pure dove andare a nascondersi in caso di guerra, ma nessuno ha dato ascolto. Nessuno pensava che si sarebbe arrivati allo scontro militare. Gli uomini sono andati a combattere per difendere l'Ucraina e la democrazia, le donne coraggiosamente hanno iniziato a fare anche bombe fatte in casa, utilizzando le bottiglie. Ma adesso è tutto distrutto e spero solo che si possa tornare presto a vivere serenamente nella mia bella Ucraina”.

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