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Il caso

Strage di Erba, revisione del processo ottenuta da avvocati reggini

Soddisfazione di Fabio Schembri e Nico D'Ascola per l'accoglimento dell'istanza, che punta ad assolvere Olindo e Rosa

E' la notizia virale di queste ore la revisione del processo per Olindo Romano e Rosa Bazzi, riconosciuti autori della strage pluriomicida di Erba. A ottenere questa possibilità dalla corte d'appello di Brescia sono stati il sostituto procuratore generale di Milano e il pool difensivo di Romano, nel quale ci sono due avvocati reggini, Nico D'Ascola e Fabio Schembri (il quale aveva chiesto la revisione per la prima volta già nel 2013, due anni dopo la sentenza definitiva della Cassazione).

I coniugi protagonisti di uno dei fatti di cronaca italiani più efferati, con quattro vittime brutalmente uccise, tra cui un bambino, sono stati condannati all'ergastolo. Furono indicati come colpevoli dall'unico superstite della strage, creduto morto e che invece si salvò denunciando Olindo Romano come suo aggressore in quella terribile mattanza.

Una strage diventata un giallo, tra le piste anche quella della 'ndrangheta

La strage avvenuta l'11 dicembre 2006 nella cittadina lombarda ha assunto negli anni connotazione di cold case dopo che i coniugi rei confessi ritrattarono la loro ammissione. Nella vicenda si è stagliata anche l'ombra della 'ndrangheta attorno alla figura di Azouz Marzouk, marito e padre di due vittime. L'uomo nordafricano aveva precedenti penali per droga, e dopo la sentenza di secondo grado ha clamorosamente dichiarato di essere stato bersaglio dei fatti di sangue, nell'ambito di un regolamento di conti criminale. 

La pista del coinvolgimento delle cosche per i traffici di Azoz Marzouk non è mai stata battuta, ed è tra i punti sulla base dei quali è stata presentata la prima di una serie di istanze per la revisione del processo. Di questo scenario si sono occupate le Iene con un'inchiesta del giornalista reggino Antonio Monteleone, che ha raccolto anche la testimonianza di Marzouk su scontri che l'uomo ebbe in carcere con altri detenuti appartenenti alla ‘ndrangheta.

Chi sono gli avvocati reggini che difendono la coppia condannata per i terribili omicidi

Nella squadra di avvocati dei coniugi che ad oggi la giustizia considera assassini ci sono due stimati professionisti di Reggio Calabria. Uno è il penalista e docente universitario Nico D'Ascola, ex senatore del Pdl nella legislatura 2013-2018 e membro delle commissioni ministeriali Nordio e Pisapia per la riforma del codice penale. Nel 2013 si era candidato a governatore regionale con Alternativa Popolari per la Calabria, arrivando però terzo e con ampio distacco dal vincitore Mario Oliverio e Wanda Ferro. 

L'altro avvocato reggino di Olindo, Fabio Schembri del foro di Milano, persegue la riapertura del processo da quindici anni ed rilasciato le prime dichiarazioni sulla revisione, che inizierà il 1 marzo. L'obiettivo è l'assoluzione della coppia, e la difesa chiederà di ascoltare nuovi testimoni, rianalizzare le intercettazioni ambientali, e ammettere ulteriori consulenze di parte. Una di queste vuole approfondire i consumi dell'energia elettrica in casa di Raffaella Castagna e la relazione con la presenza di persone non del nucleo familiare in quell'appartamento nel pomeriggio prima della strage. 

Per ora a commentare la notizia del ritorno in aula è stato soltanto Olindo, ma è sicuramente sollevata anche la moglie Rosa Bazzi: tra i due esiste un rapporto simbiotico su cui i media hanno spesso indugiato con narrazione morbosa. Anche tra i difensori di Rosa figura un'avvocata reggina, Patrizia Morello. 

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