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Domenica, 3 Luglio 2022
Gli interventi

Trentennale della strage di Capaci, politici e sindacati ricordano Falcone

Sui social, fra gli altri, il presidente Occhiuto, Amalia Bruni, Angelo Sposato e Santo Biondo ricordano il sacrificio del magistrato, della moglie e degli agenti della scorta

"30 anni dalla strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Il ricordo di quella tragedia non si spegne. Sia sempre un monito contro le mafie e per la legalità". Lo scrive su Twitter Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria. Nella giornata dedicata alla memoria del magistrato palermitano, della moglie e degli agenti della scorta morti a Capaci, sono diversi gli interventi che si stanno registrando.

"A trent'anni di distanza, il ricordo della strage di Capaci non è solo un anniversario più importante degli altri che si ripetono a volte con una certa stanchezza, ogni dodici mesi. Deve essere un motivo per riflettere con la massima attenzione su quanto accadde il 23 maggio 1992 nei pressi dello svincolo autostradale di Capaci, per cercare di capire meglio, trovando qualche risposta in più. Ecco, io vorrei che le idee di Giovanni Falcone e le sue tensioni morali continuassero a camminare sulle gambe di tutti noi”. Lo scrive in una nota Amalia Bruni, leader dell'opposizione nel Consiglio regionale della Calabria.

"Lontano dalle bombe, dagli attentati, dalle stragi - evidenzia il commissario della Lega in Calabria, Giacomo Saccomanno -, a distanza di trent'anni si deve registrare un silenzio devastante che ha consentito alla criminalità organizzata di proseguire nella sua azione e di inserirsi anche nei gangli vitali delle istituzioni. Giovanni Falcone parlava di idee che avrebbero dovuto camminare sulle gambe degli uomini. Ma quanti uomini oggi hanno idee e possono ritenersi veramente liberi?".

"Ma quello che lascia molto perplessi - prosegue Saccomanno - è il sistema giustizia che non sembra funzionare adeguatamente. Non vi è uniformità di azione. Tutto è lasciato sulle gambe di pochi uomini che hanno e stanno sacrificando la propria vita e quella delle famiglie per portare avanti una battaglia vera senza se e senza ma. Ma non è il sistema che combatte. Sono i singoli, con la loro disponibilità, sensibilità, moralità, coerenza, capacità, volontà. Il sistema appare, invece, molto condizionato, infiltrato, non reattivo".

Non solo politici ma anche sindacalisti si sono espressi nel giorno del trentennale della strage. ”Oggi ricorre il trentesimo anniversario dalla strage di Capaci dove persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Sta a noi ricordarne l'esempio, proseguire il loro lavoro, il loro sacrificio negli atti quotidiani della vita e nelle azioni pubbliche che facciamo in ogni luogo". Così su Facebook il Segretario generale della Cgil Calabria, Angelo Sposato. "Sta a noi - aggiunge - allontanare dalla società quelle zone grigie colluse che molte volte esaltano il potere mafioso. Sta a noi stare a fianco quotidianamente ai magistrati antimafia che rischiano la vita per il nostro Paese. Sta a noi combattere le mafie all'interno dei processi e con le azioni civili". "Le mafie -conclude Sposato - si possono sconfiggere se parte un processo culturale dalla scuola, dal ruolo della famiglia, della società che sceglie la legalità come stile di vita”.

Santo Biondo, segretario generale della Uil Calabria, sulla pagina social dell’organizzazione sindacale ha scritto: “Trenta anni sono passati dalle bombe di Capaci. Trenta anni senza Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Il loro sacrificio non è stato vano, il loro sacrificio è servito ad alzare un muro civico contro ogni forma di criminalità organizzata. Un muro che non potrà essere abbattuto e che ci vedrà sempre essere una struttura portante di legalità”.

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