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La richiesta

Strutture psichiatriche: Usb e Coolap scrivono alla prefetta per un nuovo incontro

Per l'Unione sindacale di base e il Coordinamento lavoratori psichiatria "solo un tavolo prefettizio può garantire la risoluzione delle questioni"

Sul futuro delle strutture psichiatriche reggine continua a pendere la spada di Damocle del tempo che passa inesorabile, mantenendo alto il rischio della crisi per diverse cooperative. Questo significherebbe non solo la perdita di diversi posti di lavoro, ma anche gravi disagi per gli attuali utenti e le loro famiglie.

Così nella giornata odierna Usb e Coolap hanno scritto alla prefetta Clara Vaccaro per chiedere un nuovo incontro dopo quello tenutosi il 31 gennaio scorso. "Da questo incontro - si legge in una nota - era scaturita la proposta di conversione delle attuali strutture psichiatriche per gestire altre forme di residenzialità, al fine di salvare le cooperative e offrire servizi attualmente non erogati nel territorio.

Una ipotesi di “ripiego” che non rispecchia le legittime aspettative delle cooperative e dei lavoratori, né le numerose assicurazioni di continuità del servizio in ambito strettamente psichiatrico fornite negli anni da Asp e Regione e giustificate dall’effettivo fabbisogno di questo delicato settore. Ma è un’opzione che, come è stato assicurato, non dovrebbe comportare problemi riguardo qualifiche e standard del personale dipendente, garantendo quindi gli attuali livelli occupazionali.

Ciò nonostante questa ipotesi di percorso solleva numerosi e significativi interrogativi che richiedono un confronto tra tutte le parti coinvolte e l'assunzione di impegni precisi".

Secondo Usb e Coolap "solo un tavolo prefettizio può garantire la risoluzione di tali questioni. La riconversione delle strutture richiederà tempi di attesa e importanti investimenti, cosa altamente problematica per cooperative sull’orlo del dissesto economico.

È importante ricordare che questo dissesto è frutto della scellerata decisione di bloccare i ricoveri psichiatrici nell’Asp 5, nonché dei precedenti ed ingenti investimenti effettuati dalle stesse cooperative per adeguare le strutture nel passaggio dalla gestione mista all’accreditamento privato.

Un percorso di adeguamento alla normativa che era stato formalizzato in diversi documenti e atti ma che, nonostante la sua ufficialità, è stato poi completamente disatteso dalla Regione Calabria, portando le strutture all’attuale situazione".

Ancora: "È urgente quindi definire tempi certi e procedure di trasformazione compatibili con la necessità di salvare i posti di lavoro, attraverso una contrattualizzazione transitoria ma immediata, che accompagni il percorso verso le nuove tipologie di strutture, senza interruzioni delle attività, anzi aprendo da subito a nuovi ricoveri.

Emerge inoltre la necessità di conferire alle strutture così riconvertite (Rsa anziani e disabili) una specifica specializzazione atta a dare una risposta concreta ai bisogni della lungodegenza psichiatrica, ad oggi costretta a rinunciare all’assistenza o a migrare: sono ben 900, come la stessa Regione Calabria paradossalmente esplicita nella “rete territoriale” in cui stabilisce di ridurre il numero dei posti letto nella psichiatria, i pazienti psichiatrici costretti a migrare in altre regioni. Non è altresì sostenibile, né concepibile che strutture operanti da trent’anni possano ancora essere considerate “nuove”.

Il tavolo del 31 gennaio ha dato speranza ai lavoratori, ma è essenziale agire senza indugi. Il tempo - concludono Unione sindacale di base e Coordinamento lavorratori psichiatria - rimane il principale avversario da sconfiggere, e serve l’impegno responsabile di tutti affinché non trascorra ulteriormente senza che siano stati fatti passi avanti nel delicato percorso che si è iniziato a tracciare".

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