"Atti sessuali su minori", tentano di uccidere a coltellate un 30enne: tre arresti a Taurianova |VIDEO

I fatti risalgono a tre anni fa, nel mirino un presunto pedofilo. Gli aggressori avevano organizzato tutto nei minimi particolari per ottenere "una privata e medievale giustizia"

Una violenta, premeditata e organizzata aggressione nella piazza di Taurianova, armi in pugno, che ha messo in pericolo la vita di un 30enne della Locride. Dopo tre anni di indagini i carabinieri della Compagnia della città della Piana, hanno stretto il cerchio e risolto il caso.

Ieri mattina infatti, gli uomini del Comando provinciale hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Palmi, su richiesta della Procura, diretta dal procuratore capo Ottavio Sferlazza, a carico dei fratelli Giuseppe e Rocco Larosa, rispettivamente di 42 anni e 43 anni, pluripregiudicati, e del cugino Mario Maduli, 29enne, tutti di Taurianova, perchè ritenuti responsabili del reato di tentato omicidio in concorso.

La ricostruzione

I fatti risalgono al periodo pasquale del 2017, quando un 30enne di Locri, giunto nel tardo pomeriggio a Taurianova a bordo della sua auto, dopo aver parcheggiato in piazza Italia, fu raggiunto da tre individui. Obbligato a scendere dal mezzo, circondato e colpito ripetutamente con un coltello, venne colpito al torace, alla spalla, al dorso e alle mani.

"Il ragazzo - spiegano i carabinieri - non ha perso la vita solo perché, fortunatamente, è riuscito a parare alcuni fendenti e attirare l’attenzione di altre cittadini con le sue urla, mettendo in fuga gli aggressori, prima che potessero ferirlo mortalmente". 

Gli aggressori, nel corso della colluttazione, come successivamente ricostruito dagli uomini agli ordini del comandante provinciale, colonnello Giuseppe Battaglia, dopo essere intervenuti, per evitare che la vittima riuscisse a scappare, staccarono anche le chiavi dal quadro dell’auto, lanciandole lontano sul manto stradale. 

Un agguato studiato nei minimi particolari

Si sarebbe trattato, dunque, secondo i militari di un vero e proprio agguato, studiato nei minimi dettagli e preceduto da una attenta osservazione dei movimenti della vittima. Una dinamica che ha fatto subito intuire ai carabinieri di Taurianova come l’aggressione non fosse "né casuale e né estemporanea". 

"Purtroppo, - continuano i carabinieri - come troppo frequentemente accade, il ragazzo fin da subito si è mostrato particolarmente reticente, non collaborando con gli investigatori e celando parte della verità, venuta poi alla luce solo attraverso complesse e successive indagini, coordinate dalla Procura di Palmi".

L’analisi delle videocamere, dei cellulari sequestrati, delle testimonianze, integrate da altre attività tecniche, ha consentito ai carabinieri di identificare  i tre aggressori, parenti tra di loro, due dei quali pluripregiudicati per vari reati, ed ha permesso anche di acclarare il movente del grave gesto delittuoso. 

L'ipotesi degli inquirenti è che l'agguato fosse riconducibile ad un contesto di atti sessuali che sarebbero stati compiuti della vittima con ragazzi di giovanissima età, anche della Piana di Gioia Tauro.

I tre malviventi, insomma, avevano un solo obiettivo,  "ottenere una privata e medievale giustizia".  In realtà, chiariscono ancora i carabinieri "proprio queste condotte a danno di minori, la stessa vittima, nell’aprile dell'anno scorso, è stato a sua volta colpita da ordinanza di custodia cautelare in carcere", eseguita all’esito di specifiche indagini svolte dagli stessi carabinieri di Taurianova.
 

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