Sabato, 20 Luglio 2024
L'intervista

Rivoluzione nelle carceri reggine: la medicina del futuro è già qui, le novità nei penitenziari

Reggio tra le prime città per Telemedicina. Pangallo a ReggioToday: “Faremo le analisi del sangue senza uscire dal carcere. Osservazione e degenza dentro San Pietro con detenuti monitorati h24”. La dichiarazione del commissario Di Furia e della garante Russo

Pericolo di fuga, dispendiosità economica e di organico, alta probabilità di simulazione, rischi alla sicurezza, inquietudine sociale. 

C’è tanto in ballo quando un detenuto esce dal carcere per recarsi in ospedale per cure mediche. E la rivoluzione sta proprio in questo: azzerare ogni ripercussione o possibile pericolo raggiungendo i criteri di sicurezza, economicità, celerità d’intervento, attraverso la Telemedicina. 

Un programma sperimentale, ma ormai rodato, di cui Reggio è attuatrice, tra le prime in tutt’Italia e che, ormai operativo, anche se non al 100 per cento, sta già spiegando tutte le sue potenzialità.

È Nicola Pangallo, dirigente sanitario delle carceri reggine a spiegare a ReggioToday come funziona la telemedicina, un progetto innovativo già presente nella nostra città.

A quali esigenze sopperisce la telemedicina?
“Nasce da tante esigenze. Una delle riflessioni è che ci troviamo in un mercato nuovo della medicina, caratterizzato dalla carenza di medici. Già prima dell’inserimento di questo importantissimo strumento io facevo fronte alle difficoltà dando assistenza telefonica. Non avendo né medici né infermieri intervengo telefonicamente ad ogni esigenza dei detenuti che seguo”.

Come si può seguire un paziente tramite telefono?
“Non essendo un ospedale il 90 per cento degli interventi sono somministrazione di farmaci antiinfiammatori, antidolorifici, anti reflusso… non sono interventi importanti, così possiamo sopperire alla carenza di personale ed evitare di chiamare il 118. Nel protocollo che mettiamo in atto, nel caso di livello sanitario superiore, si va in ospedale, ma così abbattiamo dell’80 per cento le uscite”.

Come funziona il trasferimento in ospedale?
“Quando un detenuto esce dal carcere ha bisogno di 4 agenti di scorta, con grande dispendio in termini di personale ed economico. Inoltre entra in contesto ospedaliero, togliendo sicurezza. Spesso i detenuti simulano malori o patologie proprio per uscire dal carcere”.

Come nasce la telemedicina? 
“Grazie alla lungimiranza del direttore generale dell’Asp, Lucia Di Furia. E poi nel nuovo corso di azienda sanitaria ci sono dirigenti che sono molto rapidi, come la responsabile Uoc Carmen Zagaria. È lei a scoprire che esiste una piattaforma aziendale on line funzionante ma mai utilizzata”.

Quindi?
“La prima cosa che facciamo è attivare la radiologia, ferma da 4 anni, mai messa in funzione, e scopro che… mancava il modem. Mettiamo il modem e parte radiologia”.

Come funziona?
“Carichiamo le immagini nel sistema e le trasmettiamo all’ospedale di Polistena che ce le reperta. Trasmissione di immagini, non facciamo più uscire detenuti!”.

Le uscite sono frequenti?
“Consideri che i detenuti molto spesso simulano malori per uscire. Le faccio un esempio. Con qualunque dolore toracico le procedure prevedono il trasporto in pronto soccorso perché non si può rischiare. Spesso si tratta di simulazioni ma il servizio si deve garantire. Adesso se c’è dolore toracico si va in ambulatorio telemedicina”.

Ottimo per radiologia, e il resto?
“Abbiamo strutturato un protocollo per la gestione di visite psichiatriche da remoto. Io scrivo a distanza dal mio tablet e stampo direttamente in carcere in 3 copie, una per la polizia, una per i registri e una per la cartella clinica”.

È tutto molto veloce, molto immediato mi sembra...              “Esattamente. Anche per ciò che attiene le analisi abbiamo messo in condivisione il laboratorio di via Willelmin con i nostri computer, quindi acquisiamo direttamente i referti”.

Quale sarà il futuro?
“A breve partirà un software per allert automatico all’ospedale di Polistena, quindi con cartelle in condivisione, scheda anamnestica, tracciato. Arriva il referto e sappiamo se il detenuto deve uscire o torna in cella. Per gli enzimi cardiaci abbiamo acquistato l’apparecchio. Faremo le analisi da soli ma tutti i valori andranno sulla piattaforma, monitorando costantemente da remoto il paziente”.

In quali istituti penitenziari funziona la telemedicina?
“Arghillà. Già fatta prima supervisione a San Pietro, e stiamo procedendo con le carceri di Locri e Palmi.Poi metteremo in correlazione i due istituti di San Pietro e Arghillà in modo da coprire eventuali turni medici scoperti con un medico su due istituti”.

Su San Pietro c’è un’altra importantissima novità…
“Si. Abbiamo già effettuati il sopralluogo per ristrutturare tutta l’area sanitaria dove creeremo un polo completamente nuovo per osservazione breve e degenze, con detenuti monitorati h 24 da remoto”.
 

Quante branche specialistiche ci sono attualmente nella casa circondariale?
“In questo momento 14, e intendo aumentarle ancora. Stiamo andando a costo zero”.

Di Furia: "Aumentiamo i livelli di sicurezza"

Sul progetto Telemedicina che rivoluziona il mondo della sanità carceraria il commissario straordinario dell’Asp Lucia Di Furia interviene su ReggioToday: “ Il diritto alla cura deve essere garantito anche per le persone che si trovano in regime ristretto, lo prevede la nostra Costituzione all’articolo 32 e la carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea il concetto è espresso all’art. 35 “La protezione alla salute come diritto di poter accedere alla prevenzione sanitaria e di poter ottenere cure mediche per ogni persona”. 

“Il tema della garanzia della salute anche negli istituti penitenziari - aggiunge - è sempre più attuale e cogente; ogni anno, nelle carceri italiane, transitano oltre 100 mila persone, alle quali deve essere garantito il diritto alla salute. La carenza di personale sanitario e la diffusione di svariate problematiche tra i detenuti, come tossicodipendenza e malattie psichiatriche, rende questo obiettivo sempre più complesso, pertanto, è necessario trovare soluzioni che consentano di ottimizzare risorse umane/professionali e strumentali”.

“Serve una nuova cultura del carcere, basata su una visione che consenta al detenuto di vivere l’esperienza in maniera corretta, garantendo adeguate condizioni di salute attraverso la collaborazione e il raccordo tra ambiente carcerario e strutture sanitarie aziendali (ospedali, strutture psichiatriche, diagnostiche, ecc.)”. 

“Nell’ambito della pianificazione strategica l’Azienda provinciale di Reggio Calabria ha definito obiettivi di implementazione di servizi di Telemedicina con l’obiettivo di far fronte, anche in ambito penitenziario, a tali criticità. Il progetto è stato realizzato in accordo e con l’autorizzazione della direzione dell’istituto penitenziario che, fin da subito, ne ha colto il valore”. 

“Tale progetto – prosegue - si pone come obiettivo il miglioramento dell’assistenza alle persone ristrette in carcere. La telemedicina Telemed_Oltrelemura è un progetto sperimentale; attraverso la costruzione di uno specifico modello di continuità assistenziale e di percorso individuale, rappresenta un supporto prezioso per garantire una continuità di cura dopo la prima visita, monitorare i pazienti con patologie croniche e, agire in urgenza tramite l’invio di referti, in assenza della presenza fisica degli specialisti e dei medici di guardia nell’Istituto. Tutto ciò consente di migliorare il livello di assistenza sanitaria (ridotti tempi di attesa, rapido intervento terapeutico in caso di urgenza o di assenza di personale medico) aumentando il livello di sicurezza interna ed esterna (drastica riduzione delle traduzioni verso ospedale)”. 

“Inoltre, come verificato con questa sperimentazione, consente di abbattere i costi diretti ed indiretti, tra gli altri l’organizzazione delle scorte per trasferimento ospedaliero, la gestione delle procedure di invio in pronto soccorso, il minore carico di lavoro in p.s., l’azzeramento di richieste incongrue di ambulanze 118, ora 112, l’acquisizione dei referti da laboratori e di radiologia in via telematica”.

Sinergia e interlocuzione

Un Risultato, quello della telemedicina che sta già dando i suoi frutti e per la realizzazione del quale è stato importante anche l’apporto dei garanti delle persone private della libertà personale, regionale Luca Murgia, e cittadino, Giovanna Russo, sempre attenta e operativa, che svolge il suo incarico con professionalità estrema e grande spirito di servizio.

“La Telemedicina rappresenta l’ulteriore passo in avanti raggiunto a Reggio Calabria grazie a una sinergia istituzionale che lavora senza sosta da quasi due anni”, sono le parole della garante Russo.

“Risultati concreti e rivoluzionari in ambito di cure sanitarie sono quelli che attestiamo presso la casa circondariale di Arghillá. Il progetto di Telemedicina che, sin dalle prime battute, ho fortemente condiviso con il direttore generale Asp Lucia di Furia, con il dirigente sanitario Nicola Pangallo, e con la responsabile Carmen Zagaria, prende avvio allorquando nel giugno 2023 si stava procedendo al collaudo del gabinetto radiologico del predetto istituto”.

“Importante sottolineare come le interlocuzioni in seno al tavolo tecnico della sanità penitenziaria reggina, alla circolarità delle informazioni ha prodotto notevoli risultati. Arghillá era tra le peggiori della provincia reggina e tra le peggiori regionali in termini di cure in carcere per le cure in ambito penitenziario”. 

“Senza un gioco di squadra –conclude Russo - dialogo continuo, coraggio e tenacia nell’avvio di best practice non avremmo mai potuto servire la causa dei diritti, della garanzia del diritto alle cure. Reggio detta una linea innovatrice”.

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