Finti incidenti per ottenere rimborsi: arrestati medico e paramedico, indagati 2 vigili urbani

Dieci le persone coinvolte nell'operazione della guardia di finanza denominata "Assicurato". Per quattro sono scattati i domiciliari, due di loro sono dipendenti del Gom. Tra i coinvolti un consigliere comunale.Sequestrati oltre 50 mila euro. Scoperto un "laboratorio del falso"

Orchestravano truffe assicurative per incassare ingenti rimborsi. Dieci le persone coinvolte nell'operazione della guardia di finanza denominata "Assicurato". Quattro sono state arrestate e si trovano ai domiciliari, due di loro Bruno Falcomatà, 53 anni, di Reggio Calabria, dirigente medico del pronto soccorso e Nicola Gullì, addetto paramedico, 60 anni, di Motta san Giovanni, entrambi dipendenti del Grande Ospedale Metropolitano Bianchi-Melacrino-Morelli. Gli altri sono Vincenzo Benedetto, 55 anni, di Reggio Calabria e Francesco Cilione, 49 anni, di Montebello Ionico.

Sono accusati vario titolo e in concorso tra loro dei reati di "falsità in atti pubblici, accesso abusivo a sistemi informatici, violenza privata, costrizione alla commissione di reati, fraudolento danneggiamento di beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona". Indagati anche due vigili urbani in servizio a Reggio Calabria.

Tra i destinatari della misura cautelare, uno è già noto agli inquirenti perchè coinvolto nell’ambito dell’operazione Game Over, condotta dall Procura della Repubblica e dai finanzieri di Reggio Calabria nell’agosto 2017. L'inchiesta delle fiamme gialle è l’epilogo di articolate e complesse investigazioni, coordinate dal procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni, dirette dal sostituto procuratore Giovanni Gullo e condotte dalla compagnia della guardia di finanza di Reggio Calabria.

I fatti

I finanzieri del comando provinciale agli ordini del colonnello Falvio Urbani, durante una perquisizione hanno rinvenuto un estratto conto di una carta Postepay Evolution nella disponibilità di una persona che colto sul fatto ha tentato immediatamente di distruggere il documento scoperto dai militari, insospettendo così gli stessi, che decidevano di effettuare approfondimenti mirati a scoprire la verità.

L'uomo era stato indotto da due degli indagati a fornire i propri documenti per l’accensione di una polizza assicurativa contro gli infortuni a suo nome. Nel corso delle indagini, eseguite dai finanzieri e coordinate dalla Procura, veniva inoltre accertata la produzione di una serie di documenti e certificazioni sanitarie false, utili per l’apertura del sinistro, "con conseguente incardinamento di un iter - spiegano dal comando provinciale - che si concludeva con l’erogazione di oltre 54 mila euro. Questa somma di denaro pur essendo destinata alla persona indotta ad agire, finiva, di fatto, nelle tasche degli artefici della truffa assicurativa".

Gli approndimenti investigativi e i sanitari coinvolti

Ulteriori approfondimenti hanno consentito di individuare il coinvolgimento di un medico e di un paramedico, impiegati entrambi presso il Grande Ospedale Metropolitano Bianchi-Melacrino-Morelli di Reggio Calabria.

A carico di Bruno Falcomatà, 53 anni, dirigente medico del pronto soccorso e Nicola Gullì, 60 anni, paramedico, i finanzieri hanno accertato: la redazione di un falso verbale di accettazione di pronto soccorso; il rilascio di false certificazioni mediche relative a presunte visite di controllo; la predisposizione di una falsa perizia medico-legale; l’effettuazione di un accesso abusivo al sistema informatico dell’ospedale adibito alla gestione delle immagini radiologiche, in vista dell’inserimento a sistema di un falso referto, commesso mediante l’utilizzo delle credenziali di un ignaro collega della struttura sanitaria.

I sospetti delle fiamme gialle sono state poi confermate da numerosi sopralluoghi e appostamenti nei luoghi potenzialmente interessati dalla vicenda; dall'ascolto di numerose testimonianze; dall'analisi della documentazione sanitaria e assicurativa e accertamenti bancari che hanno consentito così di smascherare, tramite l’incrocio di vari elementi, un consolidato sistema criminoso fraudolento, gli individui coinvolti, i loro ruoli nella vicenda e riscontrareinfine la presenza di ulteriori indizi a carico degli operatori sanitari.

Indagati anche due vigili urbani

Durante l'attività investigativa, inoltre, dopo una denuncia - querela presentata da un ignaro cittadino, citato davanti al Giudice di Pace da parte di uno degli indagati, per una richiesta di risarcimento danni non patrimoniali connessa a un presunto incidente stradale, l'autorità giudiziaria delegante richiedeva lo svolgimento di altri accertamenti, a seguito dei quali emergevano profili di responsabilità penali nei confronti di altre 4 persone, compresi due vigili urbani, in servizio presso il comando di polizia municipale di Reggio Calabria, oltre che dello stesso dirigente sanitario e del dipendente paramedico già emersi nel corso dell’indagine.

Questa "seconda" truffa, in vista del successivo giudizio civile, teso al risarcimento anche del presunto danno non patrimoniale, ha consentito agli indagati di riscuotere un primo rimborso assicurativo per falsi danni patrimoniali all’automezzo pari a 4.700 euro.

"Analizzato l’intero scenario, - affermano i finanzieri - la Procura della Repubblica di Reggio Calabria, guidata dal procuratore capo Giovanni Bombardieri, ha richiesto al gip, presso il Tribunale l’applicazione della misura cautelare personale degli arresti domiciliari, e quella reale connessa al profitto di reato pari a 54.250 euro (da operarsi su rapporti finanziari degli indagati, ovvero mediante trattenuta del quinto dei trattamenti retributivi, pensionistici e assistenziali degli stessi, sino alla concorrenza del profitto stesso)".  I finanzieri di Reggio Calabria hanno eseguito questa mattina all'alba le ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip Stefania Rachele.

I nomi degli indagati

Le persone indagate dalla Procura della Repubblica: Pino D'Ascoli, consigliere comunale e medico, 65 anni, Vincenzo Prastaro, 71 anni, Valentino Maria Eroe, 29 anni, Caterina Cangemi, 54 anni, Domenico Scevola, 64 anni, e Paolo Cilione, 42 anni.

Il "laboratorio del falso"

Infine durante l’esecuzione dei provvedimenti cautelari, nell’abitazione di uno degli indagati, è stato scovato un laboratorio di "produzione del falso". I militari hanno scoperto e sequestrato numerosissimi timbri falsi di diverse amministrazioni pubbliche, tra cui alcuni della Regione Calabria e del Gom e di medici, una numerosa documentazione sanitaria, "artatamente manomessa", cd relativi a referti ed esami sanitari strumentali e un fotocopiatore professionale.

Le immagini del laboratorio di produzione

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