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Venerdì, 9 Dicembre 2022
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I turisti che cercano qui le radici ma poi non vogliono più andare via

Stanley Tucci ha fatto una gaffe, come ci spiega l'interprete Pasquale Pacicca, che ha una lunga esperienza di lavoro sul territorio per tour operator stranieri

Le parole poco lusinghiere di Stanley Tucci sulla Calabria alle nostre latitudini hanno suscitato una viva e contraddittoria reazione, ma la serie Cnn “Searching for Italy” e la seconda stagione inaugurata con la puntata calabrese non ha deluso i fan americani dell’attore. Dopo l'iniziale ondata di entusiasmo, però, anche oltreoceano molti emigrati di tre generazioni si sono accorti del “fattaccio” e si è propagato un passaparola social sullo strano discorso di Stanley. Se dapprima lo aveva notato solo qualche spettatore più attento, adesso tanti italoamericani di calabre radici ce l’hanno un po’ con Mr. Tucci per quel suo giudizio tranchant sulla ‘ndrangheta e lo scarso gradimento dei turisti.

Mentre si scatena un puntiglioso dibattito tra chi considera la puntata monotematica (animali, montagne, cibo delizioso ma da poveri) e segnala, ad esempio, la clamorosa assenza dei Bronzi, e chi giustifica la star spiegando che in un’ora non avrebbe comunque potuto essere esaustivo, spunta qualcuno che vuole saperne di più. Sarà pericoloso andarci? Rischiamo qualcosa? Quelle storie di mafia rendono gli aspiranti turisti parecchio nervosi, e molti arrivano alla conclusione che forse è meglio cambiare rotta verso la popolare Amalfi Coast o le blasonate Roma, Firenze e Venezia, imperituri sogni italici dei viaggiatori statunitensi.

Viaggi alla ricerca delle radici e visite aggiunte a tour italiani di mete celebri

Qualcuno dall'America difende però le nostre lande malavitose facendo scaricabarile su Napoli, notoria terra di borseggiatori, o addirittura il Messico, che con la sua diabolica nomea polverizza mafia, 'ndrangheta e camorra ("è là che devi avere paura, non in Calabria"). Una sentenza inappellabile la pronuncia però chi replica con una grande verità: “I miei genitori sono originari di qui ed è la prima volta che la vedo in un programma televisivo. E’ già un grande risultato, perché la Calabria nessuno la conosce”. Insomma, al netto della postilla mafiosa, invece di lamentarci dovremmo persino ringraziare per l'attenzione ricevuta. Perché tra le sue simpatie, Tucci esprime un'impietosa bocciatura del nostro turismo internazionale.

Se gli stranieri davvero vengano qui soltanto per ritrovare il paese dei nonni o riabbracciare qualche parente superstite lo abbiamo chiesto a Pasquale Pacicca, interprete reggino con certificazioni internazionali che lavora da anni come responsabile locale per agenzie statunitensi e tour operator stranieri. Nella città dello Stretto e provincia ha proposto anche un servizio di ricerca di parenti calabresi, molto richiesto dagli statunitensi. “E’ vero – dice – in base alla mia esperienza, in particolare gli americani vengono soprattutto per ritornare nei luoghi delle loro origini, perché chi non ha familiari emigrati difficilmente sa dell’esistenza della Calabria. Oggi – continua – le cose stanno cambiando, ma le mete calabresi restano casuali, ad esempio c’è chi viene in Italia per vedere le grandi città d’arte e poi prosegue per una visita a Sud, e allora poi può passare da queste parti”.

Stanley Tucci, quindi, ha ragione. “Ha detto tante verità, che già conosciamo tutti. Penso che non avrebbe dovuto parlare in quei termini – spiega Pacicca – perché non era il contesto giusto, quel programma serve a promuovere il cibo oltre che il paesaggio e la cultura delle regioni italiane, ha sbagliato e ha creato anche qualche danno”. Dopo le dichiarazioni dell'attore, Pacicca ha notato sui social qualche dibattito sulla minacciosità della ‘ndrangheta e conferma che “ho letto commenti di tanti americani che temono di venire qui ed essere aggrediti o rapiti. Ho cercato di far capire che è una paura infondata. Non neghiamo che la ‘ndrangheta esiste, ma Tucci parla di racket, che non tocca i visitatori stranieri e per questo era un tema che non c'entrava niente con il programma. La 'ndrangheta invece tiene molto ai turisti, sono trattati benissimo perché portano guadagno”.

Gli emigrati che dall'estero portano i turisti alla scoperta della terra natale

Nel 2021 il rapporto "Italiani nel mondo" della Fondazione Migrantes, divulgato dal progetto Terra dei Padri della Regione Calabria, ha censito oltre 430mila calabresi residenti all’estero e iscritti all’Aire (anagrafe italiani residenti all’estero). E' il target che poi alimenta quel turismo genealogico o di ritorno di cui parla Stanley Tucci. In 4.594 sono partiti nel solo 2021, e al terzo posto come percentuale di residenti in paesi stranieri rispetto al territorio di origine troviamo la provincia di Reggio con 9.038 unità

Pacicca, che è stato facilitatore di ricongiungimenti familiari romanzeschi, aggiunge: “Il vero problema del nostro territorio è che, al di là delle solite parole, il turismo non è mai diventato la priorità. Lo si vede da tante cose. Ricordo una ricerca per la quale avevo bisogno di un documento anagrafico, l’impiegato di quell'ufficio forse la riteneva una seccatura e non fu possibile avere l'informazione che cercavamo per la mancanza di una carta che il cliente straniero non poteva certo reperire dietro l’angolo! Non esiste la mentalità giusta per attirare i turisti. L’unico valore che possiamo giocare è la bellezza del territorio, il mare e la montagna. Una volta accompagnai a Bova un noto regista americano in vacanza con la moglie e lei estasiata mi disse che era più bello delle Hawaii”.

Pasquale Pacicca si trova temporanemente in Sudamerica dove lavora con le sue competenze linguistiche, ma da lì continua ad organizzare tour calabresi lavorando con agenzie del luogo. E non è il solo. Negli Stati Uniti sono tanti quelli che hanno trasformato le origini calabresi in un vero e proprio lavoro. Ad esempio Francesca Montillo, fondatrice della società "Lazy Italian Culinary Adventures", nata nel 2016 dopo essersi accorta di ricevere continue richieste di consigli e informazioni sul Belpaese. Manco a dirlo, il cibo è stato il colllante: "Mi piaceva - dice nella presentazione della sua attività - poter condividere con chiunque mi chiedesse delle mie origini e del cibo italiano. Mi è venuto abbastanza naturale. Andavo a casa di amici e cucinavo insieme a loro tutto ciò che mia madre mi aveva insegnato. Tutto questo richiedeva tempo e fatica, ma non mi facevo pagare. Compiuti 40 anni, ho deciso che era giunto il momento di prendere la mia passione e le mie conoscenze e farne un business". Sono nati così itinerari di viaggio tra cultura, paesaggio e ovviamente gastronomia, ma a dettare legge è sempre il marketing: sul sito di Francesca è un tripudio di recensioni italiane dove la Calabria non figura quasi mai. Adesso però ha aperto le prenotazioni per un tour geograficamente tematico, programmato per settembre 2023, con tappe a Tropea, Pizzo e Stignano. Dopo la trasmissione di Tucci anche lei ha ricevuto commenti intimoriti a proposito della sicurezza di una destinazione calabrese.

E ora anche in Sardegna, descritta come un far west, ce l'hanno con la Cnn e Mr. Tucci

Intanto la telenovela “Searching for Italy” non è ancora finita. La stagione in corso si focalizza sul Sud e la Calabria non è l’unica regione ad essere rappresentata con toni eccessivamente pittoreschi. Nella seconda puntata è toccato alla Sardegna (altro territorio italiano poco noto all’estero, quasi quanto il nostro) e l’ineffabile Stanley ha proseguito sulla strada della sperimentazione culinaria selvaggia con scenette che hanno messo sottosopra lo stomaco a molti spettatori. Roba che il nostro panino con brandelli di naso e orecchie suine è da palati sensibili. Puntuali sono arrivati i commenti di chi ha bollato i sardi come un popolo bruto che beve sangue d’agnello e si nutre di cavalli e polpi, e il malumore degli oriundi a cui la definizione della loro terra come “selvaggio West d’Italia” non è sembrata un complimento. Infine si sono offesi pure perché il povero diavolo americano non aveva studiato e candidamente ha ammesso di non sapere cosa fossero bottarga e fregula. Poi dicono che ad essere permalosi sono i calabresi.

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