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Reggio città turistica / Centro / Corso Giuseppe Garibaldi

Turisti allo sbaraglio senza informazioni, a dare supporto ci pensano solo privati e commercianti

Il commerciante Fabio Chiovaro segnala la mancanza di guide aggiornate: per sapere dove andare i visitatori devono rivolgersi a bar e negozi

A Reggio Calabria i turisti, quando ci sono, si notano: italiani o stranieri, la loro identità è inconfondibile e nelle ultime settimane li vediamo a gruppetti nelle strade del centro cittadino, in prossimità di dove ipotizzano di poter trovare luoghi di interesse culturale o paesaggistico. Il verbo non è casuale, perché i visitatori letteralmente vanno a congetture, totalmente allo sbaraglio in mancanza di cartellonistica e materiale informativo su quello che c'è da vedere o fare a Reggio. Le ultime guide della città, pubblicate da Iiriti, risalgono al 2008, non esattamente attuali. 

Il maggiore afflusso di presenze a cui oggi assistiamo era già atteso nella prospettiva dei nuovi voli aerei, ma forse per scetticismo o più probabilmente soltanto la solita atavica inerzia, l'amministrazione non ha provveduto a curare questo importante aspetto della strategia turistica. Lasciando l'incombenza ad esercenti e commercianti, gli unici a cui i disorientati turisti possono rivolgersi. Ce lo racconta Fabio Chiovaro, titolare dell'antico emporio Pastore (a cui il Touring Club Italiano territoriale ha attribuito una targa come espressione di patrimonio storico della città) sul corso Garibaldi: "I visitatori chiedono a noi sugggerimenti su dove andare, purtroppo manca ogni tipo di informazione, dagli orari degli autobus agli elenchi degli alberghi fino alle indicazioni per raggiungere attrazioni storiche e culturali. Tutto questo dovrebbe già essere disponibile in aeroporto, dove i turisti trovano invece solo i taxi... per il resto sono costretti ad orientarsi da soli. 

Chiovaro è recentemente apparso nel servizio "Somewhere street" che l'emittente televisiva giapponese NHK World ha dedicato a Reggio Calabria, approdando qui con una troupe protagonista di una lavorazione rocambolesca con varie riprese rinviate. Il motivo è presto detto: il tapis roulant, oggetto di una delle scene, era sempre chiuso. Forse per un guasto? No, tornando più volte quel cancello lo hanno trovando sempre sbarrato. Alla fine il regista si è arreso escogitando una divertente soluzione per inserire ugualmente la nostra scala mobile, il cui design lo aveva affascinato pur commentando la poca coerenza con lo stile architettonico liberty del corso. A svelarci questo retroscena è proprio Chiovaro: "Per spiegare perché il tapis roulant fosse chiuso, il regista lo ha chiesto a un passante, che ha risposto con una scusa un po' comica, dicendo che si trattava di una pausa pranzo. Ma questo, giustificarci per i luoghi che i turisti trovano chiusi, è per noi abituale... dal castello agli ipogei di piazza Italia o le aree archeologiche ormai non sappiamo più cosa inventarci". 

E' il caso di dire che l'imbarazzo è tutto nostro, mentre i turisti la prendono con filosofia, come ha fatto la troupe giapponese scherzando sul fatto che un macchinario come il tapis roulant avesse bisogno di una piccola siesta. "La città piace a tutti - sostiene il commerciante - e anche se ci sono piccole osservazioni sulla spazzatura o sulla mancanza di acqua, passano in secondo piano e gli stessi albergatori riescono a mitigarle come temporanee. Chi non deve affrontare questo disservizio tutti i giorni vivendo qui pensa che sia un caso e non certo la regola. Quello che maggiormente è notato riguarda i luoghi sempre chiusi. Non con spirito critico ma con stupore... per i turisti sia stranieri che italiani questo è un fatto assurdo". 

In mancanza di un intervento strutturale da parte degli enti, a questa lacuna sopperiscono unicamente i privati. Le associazioni di categoria Confcommercio e Confesercenti si sono occupate a vario titolo di offrire strumenti informativi ai visitatori, e i commercianti del centro hanno anche accolto l'invito a curare il decoro urbano con aiuole fiorite. Il paradosso è l'evidentissima differenza tra le zone antistanti a negozi e bar e quelle dove, non essendoci esercizi commerciali, resta un deserto. 

Il commerciante enumera i vari siti cittadini che non si possono visitare perché chiusi: "Non è possibile usare il criterio degli orari di lavoro perché il turista non ne ha e utilizza tutto il tempo che ha per vedere il più possibile. I gruppi vengono la mattina presto e  se ne vanno il pomeriggio, ma spesso riescono a visitare solo il museo e per il resto stanno in giro ma non hanno idea di cosa ci sia da fare a Reggio". 

Gli infopoint funzionano a singhiozzo e le loro attività vanno spesso fuori tema, diventando inutili per lo scopo originario di offrire supporto ai visitatori. Come tanti esercenti, Chiovaro fa la sua parte con la distribuzione di libretti e opuscoli, ma ribadisce che ormai sono rimaste solo pubblicazioni datate: "Alcune giacevano in magazzino inutilizzate e le abbiamo chieste per averle qui così in qualche modo servono, ma si riferiscono a quasi dieci anni fa... nel frattempo tante cose sono cambiate o non esistono più". 

Un'accoglienza disorganizzata e frammentaria, con alcune situazioni surreali come le colonnine delle bici elettriche nelle quali i mezzi sono scomparsi, o il mare meraviglioso con la cornice di spiagge sporche che lasciano i turisti sbalorditi, passando a pochi metri di distanza dalla bellezza al degrado. Poi i dettagli di cura e valorizzazione, come il 'buco' al centro della piazzetta della chiesa di San Giorgio dove c'era la statua dell' angelo, spostata dentro il palazzo comunale per proteggerla dagli agenti atmosferici: era stata promessa la sua sostituzione con una copia, è rimasto uno spazio vuoto. "E' un peccato - conclude Chiovaro - perché Reggio è apprezzata da tutti, e non solo oggi, e anche per questo noi siamo costretti a nascondere i problemi che ci sono e accampare scuse... non vogliamo dire come stanno le cose per non rovinare l'opinione che i turisti hanno della città".

Ma non può essere un espediente eterno. L'affluenza turistica va coltivata per farla crescere e stabilizzare. L'effetto Ryanair, eclatante nelle prime settimane, sembra essersi un po' ridimensionato negli ultimi giorni, mostrando meno visitatori in giro nel centro. Per farli tornare e attrarne altri è fondamentale il passaparola, possibilmente supportato nero su bianco da qualche informazione utile che si possa condividere e far girare.

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