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Domenica, 23 Giugno 2024
L'attesa

Udienza di convalida del fermo del macellaio, ancora il gip non ha deciso: si attende il verdetto

Questo pomeriggio si è svolto l'interrogatorio di Putortì. L'avvocato difensore Condipodero ha smontato la tesi accusatoria

Si è svolta questo pomeriggio la lunga udienza di convalida del fermo nei confronti di Francesco Putortì che, si trova rinchiuso nel carcere di Arghillà, accusato di omicidio volontario di Alfio Stancampiano, il catanese di 30 anni abbandonato davanti all'ospedale Morelli e del ferimento del complice, Giovanni Bruno, di 46 anni, anche lui catanese, ricoverato all'ospedale di Messina. 

"Il gip ha interrogato Putortì - spiega l'avvocato Maurizio Condipodero - e noi come difesa, insieme all'avvocata Giulia Dieni, abbiamo smontato tutte le tesi accusatorie e abbiamo formalmente chiesto la revoca della misura della custodia cautelare in carcere. Aspettiamo adesso le decisioni del gip, che dovrebbero essere nell'immediatezza, ma le carte dell'indagine sono molte e quindi il magistrato dovrà acquisire tutte le informazioni prima di pronunciarsi". 

Il gip Giovanna Sergi dovrà, comunque, decidere entro il primo giugno se convalidare l'arresto del macellaio ed emettere o meno un'ordinanza di custodia cautelare.

"Noi siamo fiduciosi - aggiunge il legale - e speriamo che il reato venga derubricato anche perché, non solo dalle dichiarazioni rese da Putortì, ma anche dalle indagini fatte delle forze dell'ordine è emerso che in casa dell'indagato, a Rosario Valanidi, nella periferia sud di Reggio Calabria, non c'è traccia di sangue del ladro, così come non c'è lungo la strada, per ben 800 metri. Eppure i ladri hanno corso lungo la strada e sono stati ripresi dalle telecamere di videosorveglianza, oltre che sono stati visti da una vicina di casa, ma non c'è traccia di sangue".

Quando Putortì è tornato a casa quella mattina infatti,  - secondo la sua ricostruzione - e ha visto i ladri  ha impugnato un coltello e ha reagito. C'è stata, quindi, una colluttazione  e l'indagato ha colpito i due ladri prima che questi riuscissero a scappare e a correre, perdendo anche le pistole che avevano da poco rubato a casa del macellaio e da questi detenute legalmente.

Come è possibile, si domanda l'avvocato che aggiunge: "Anche se fosse stato ferito in casa Alfio Stancampiano, sarebbero state ferite lievi altrimenti come avrebbe fatto a correre e soprattutto senza perdere sangue".

"Inoltre, - aggiunge Condipodero - la refurtiva, alcuni monili e i soldi (1500 euro) non sono stati trovati nella macchina. Questo può far ipotizzare che la banda, al momento della spartizione del bottino, abbia potuto litigare con conseguenze gravi". 

Francesco Putortì, 48 anni, è provato e sta soffrendo per l'essere rinchiuso in carcere. "Non è facile per una persona incensurata, - spiega l'avvocato - stare in carcere. Francesco è un padre di famiglia, che vive del suo lavoro da impiegato in un supermercato nel reparto di macelleria, e ha fatto sacrifici per comprasi la villetta a Rosario Valanidi, in un posto tranquillo e isolato. Sta pagando un mutuo per quella casa e i soldi che hanno rubato in casa, erano quelli ricevuti dal figlio per il suo diciottesimo compleanno, da poco festeggiato".

Intanto i carabinieri del Ris sono andati nell'abitazione di Oliveto per eseguire i rilievi e cercare di ricostruire la dinamica dello scontro tra Putortì e i due ladri.

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