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Domenica, 2 Ottobre 2022

VIDEO| Terremoto alla Mediterranea, concorsi pilotati: indagati il rettore e cinque professori

La guardia di finanza ha chiuso l'indagine "Magnifica", sotto la lente d'ingrandimento anche la gestione delle risorse. Tutto è partito dalla denuncia di una candidata ad un posto di ricercatrice, sotto indagine anche due dipendenti amministrativi. I nomi

Terremoto all’università Mediterranea di Reggio Calabria. I militari del comando provinciale della guardia di finanza di Reggio Calabria, guidati dal colonnello Maurizio Cintura, sotto il coordinamento del procuratore Giovanni Bombardieri, in queste ore, stanno portando a compimento l’operazione “Magnifica”.

I militari delle fiamme gialle stanno dando corso a un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale interdittiva emessa dall’ufficio gip del tribunale di Reggio Calabria nei confronti di 6 professori ordinari e 2 dipendenti dell’area amministrativa dell’università “Mediterranea” di Reggio Calabria.

Interdizione per il rettore e il prorettore

Tra le persone sottoposte alla misura cautelare del divieto temporaneo all’esercizio del pubblico ufficio ricoperto presso l’università Mediterranea figurano anche l’attuale rettore dell'Ateneo, Santo Marcello Zimbone, sottoposto ad una misura interdittiva della durata di 10 mesi, nonché il suo predecessore, Pasquale Catanoso, attuale prorettore vicario, sottoposto ad una misura interdittiva della durata di 12 mesi. Nei confronti di quest’ultimo, il gip ha altresì disposto l’esecuzione di un sequestro preventivo del valore di circa 4 mila euro.

I nomi degli altri indagati

Nell'operazione "Magnifica", poi, risultano indagati: Ottavio Salvatore Amaro, professore associato del Dipartimento di architettura ed ex direttore generale dell'ateneo; Adolfo Santini, direttore del Dipartimento di architettura; Massimiliano Ferrara, direttore del Dipartimento di giurisprudenza, economia e scienze umane; Antonino Mazza Laboccetta, professore associato dello stesso Dipartimento di giurisprudenza; i due funzionari dell'Area tecnico-scientifica elaborazione dati dell'università, Alessandro Taverriti e Rosario Russo.

I decreti di perquisizione

Contestualmente, i finanzieri stanno dando esecuzione a decreti, disposti dalla procura della Repubblica di Reggio Calabria, di perquisizione domiciliare e personale nei confronti di 23 persone, di perquisizione di sistemi informatici/telematici in uso all’università, nonché di richiesta di consegna di documentazione ritenuta essenziale ai fini probatori.

L'indagine

"L’operazione - spiegano dal Comando della guardia di finanza - costituisce l’esito di un’articolata indagine condotta dal nucleo di polizia economico finanziaria di Reggio Calabria che ha consentito di ipotizzare – fatte salve successive valutazioni di merito – condotte illecite, commesse in un arco temporale molto significativo, dal 2014 al 2020, integranti l’esistenza di un’associazione dedita alla commissione di delitti contro la pubblica amministrazione e contro la fede pubblica nella direzione e gestione dell’università degli studi Mediterranea di Reggio Calabria e delle sue articolazioni compartimentali".

La genesi dell'inchiesta

Le indagini traggono origine da un esposto, presentato alla procura della Repubblica, da una candidata non risultata vincitrice, nel quale venivano segnalate condotte irregolari perpetrate in occasione dell’espletamento della procedura di valutazione comparativa per un posto di ricercatore universitario.

I ricorsi

"L’esponente, per tutelare la propria posizione, aveva promosso appositi giudizi presso i competenti organi di giustizia amministrativa, in tale contesto, come emerso agli atti delle indagini, veniva suggerito al predetto di rinunciare all’azione giudiziaria intrapresa ed “aspettare il proprio turno” per avere accesso a future opportunità professionali all’interno del dipartimento".

I favori ai candidati

Sulla base di quanto emerso dalle indagini, "la perpetrazione di molteplici e reiterati atti contrari ai doveri d’ufficio di imparzialità, lealtà, correttezza e fedeltà si manifestava, soprattutto, in occasione delle varie procedure concorsuali e comparative, nella selezione delle commissioni esaminatrici attraverso la scelta di componenti ritenuti “affidabili” e pertanto idonei a garantire un trattamento favorevole ai singoli candidati scelti “direttamente” o a seguito di “segnalazione”. Le procedure comparative e concorsuali riguardavano indistintamente le posizioni di ricercatori, di professori ordinari e associati, di assegnisti di ricerca nonché le selezioni per l’accesso ai dottorati di ricerca e ai corsi di specializzazione".

La gestione delle risorse

Inoltre, sulla scorta delle indagini poste in essere venivano riscontrate ulteriori e molteplici irregolarità nella gestione delle risorse universitarie: le autovetture di servizio, infatti, venivano sistematicamente sottratte alle loro finalità istituzionali per essere utilizzate ai fini privati, nonché taluni appalti dei lavori edili di manutenzione dei locali universitari venivano assegnati in assenza di apposite procedure di gara e sulla base di false prospettazioni della realtà fattuale.

Soldi spesi per spese personali

Peraltro, l’indebito utilizzo delle risorse dell’ente non ha riguardato solo le autovetture di servizio, le contestazioni di peculato concernono, infatti, anche le carte di credito intestate all’Università, reiteratamente utilizzate per pagare spese di natura prettamente personale.

I reati contestati

Le condotte contestate agli indagati consistono – ad oggi e fatte salve le valutazioni dei successivi organi di giudizio - nella associazione a delinquere (art. 416 c.p.), nella concussione (art. 317 c.p.), nella corruzione (artt. 318 e 321 c.p.), nell’abuso d’ufficio (art. 323 c.p.), nella falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art.479 e 476 co.2.c.p.), nella turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (art. 353 bis c.p.) e nel peculato (art. 314 c.p.).

Le attenzioni delle fiamme gialle

"Il provvedimento cautelare - si legge nella nota della guardia di finanza - eseguito costituisce la conclusione di un complesso iter investigativo che dimostra, ancora una volta, l’elevata attenzione mantenuta dai militari in forza al comando provinciale della guardia di finanza di Reggio Calabria che - nel solco delle puntuali indicazioni dell’autorità giudiziaria - continua a essere rivolta alla ricerca ed alla repressione delle forme di illegalità nella pubblica amministrazione allo scopo di arginare il cattivo utilizzo delle risorse dello Stato, a combattere la corruzione ed tutelare la trasparenza e la meritocrazia come vere chiavi di successo del sistema Paese”.

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