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Venerdì, 21 Giugno 2024
Il dramma / Villa San Giovanni

Neonato ucciso a Villa, lo choc della gente e una terribile storia di minori nel degrado

Dopo il fermo della presunta autrice dell'infanticidio, nonna del piccolo, la comunità vive un trauma e ricostruisce quello che si sa della famiglia coinvolta

Un'intera comunità sotto choc sta seguendo in queste ore a Villa San Giovanni gli agghiaccianti sviluppi dell'infanticidio del piccolo partorito da una tredicenne del posto e poi ritrovato senza vita in uno zaino tra gli scogli del lungomare. Adesso, dopo l'autopsia sul corpicino, possiamo usare la parola che identifica il crimine, e c'è la certezza che il neonato non sia morto durante il parto ma ucciso da qualcuno e del terribile atto è accusata la nonna, madre della puerpuera minorenne, e arrestata poche ore fa. I residenti nella zona sono traumatizzati dalla storia di violenza e degrado che ha nuovamente acceso i riflettori su Villa, città che nelle ultime settimane è stata al centro delle cronache per il progetto del ponte sullo Stretto, ma stavolta il motivo è drammatico: lo stesso tratto di lungomare dove pochi giorni fa ha sfilato una popolazione pacifica e unita, oggi è avvolto in una cappa di angoscia e orrore, al pensiero di quello che accadeva a poca distanza dalla chiesa e dagli scogli abitati dai pescatori. 

Perché non affidare quel bambino alla parrocchia? Perché non chiedere aiuto a qualcuno che avrebbe potuto supportare la famiglia nella quale la gravidanza della tredicenne era stata evidentemente un problema insormontabile? Questi interrogativi rimbalzano tra i villesi, sconcertati dal modo in cui la vicenda non sia mai venuta alla luce nonostante la ragazzina, che presenta una lieve disabilità cognitiva, fosse da giorni assente da scuola (frequenta la terza media), dove la sua situazione familiare disagiata è nota ed è seguita da un insegnante di sostegno.

L'indagine aperta sull'infanticidio fa affiorare un contesto di abusi che sembra assurdo non sia stato notato da nessuno: secondo gli inquirenti, la ragazzina potrebbe essere stata indotta a prostituirsi dalla madre (nonna del neonato morto) che è stata arrestata nel pomeriggio. Nella zona esisterebbe un giro di prostituzione minorile e la donna avrebbe favorito incontri sessuali anche con stranieri, che spesso erano visti frequentare la famiglia, composta anche da altri figli minori. I lineamenti del piccolo ucciso lasciano infatti pensare a geni di razza africana, ma a dare informazioni certe in merito sarà l'esito dell'esame del dna effettuato sul cadaverino.

Secondo quanto raccolto da chi la conosce abitando nella zona, la donna è madre di più figli, i maggiori dei quali vivono da molti anni presso altri familiari che se ne occupano, lontano da quell' ambiente degradato. Il nucleo familiare di Villa soffre infatti di un disagio sociale ed economico e proprio per questo la donna avrebbe fatto prostituire la figlia. Per soldi. Al momento però non ci sono formali accuse e se si tratti di voci o di una orrenda realtà potranno dirlo solo le indagini avviate per l'infanticidio.

Nel nucleo familiare è assente il marito o compagno padre dei figli, dal quale la donna è separata ed entrambi hanno nuovi rapporti sentimentali più o meno stabili.

La circostanza della fragilità psichica della tredicenne, insieme al contesto nel quale la giovanissima è cresciuta, spiegano perché lei stessa non si sia mai rivolta a nessuno per denunciare le violenze. Forse aveva paura, o non se ne rendeva conto. Avrebbe potuto farlo qualcuno al posto suo? In pochi vogliono commentare una storia che suscita sensi di colpa e chiama in causa il senso di umanità e solidarietà di tutti. Qualche familiare sarebbe stato a conoscenza della gravidanza della minore ma non ha detto nulla, ovviamente non sapendo cosa di spaventoso sarebbe accaduto dopo il parto e mai immaginando che la nonna del nascituro sarebbe stata capace di fare ciò di cui è accusata. 

La fine dell'innocente vittima stringe il cuore e sta gettando un'ombra scura sulla cittadina dello Stretto, ma non meno triste è il pensiero dell'inferno vissuto dalla madre minorenne, anche lei violata. E se portare in grembo un figlio a tredici anni in quell'ambiente sociale avrà probabilmente suscitato vergogna, il vero, terribile motivo di quel segreto potrebbe essere un altro, maturato dentro un'abiezione inconfessabile, quella della prostituzione di una figlia poco più che bambina. 

A Villa tutti sostengono di non essersi accorti che la ragazzina fosse incinta, ma lei ha frequentato la scuola fino alla scorsa settimana. Non sarebbe certo il primo caso di una futura maternità occultata da abiti larghi o forse da una corporatura di per sè robusta, ma oggi, ugualmente, in tanti sono amareggiati e impotenti. La gente si chiede se si sarebbe potuto capire qualcosa e aiutare quella ragazza, che ha rischiato di morire durante parto indotto in casa. E soprattutto portare quel neonato in salvo, verso un futuro nel quale forse avrebbe trovato una famiglia pronta ad accoglierlo e amarlo.

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