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Il caso

Vincolo sul Piano De Nava, le associazioni di categoria fanno ricorso al Tar

Il presidente provinciale Ance spiega i motivi dell'iniziativa legale contro la proposta della Soprintendenza, ritenuta dannosa per l'area interessata

Il Piano De Nava potrebbe essere "blindato" da una tutela paesaggistico, come nelle intenzioni della Soprintendenza Abap, ma le associazioni di categoria sono contrarie e ritengono che un vincolo nell'ampio ambito urbano interessato penalizzi l'edilizia e l'economia locale. Per questo contro la proposta è stato depositato un ricorso al Tar, per iniziativa di Ance, Confindustria, Unione Artigiani-Confartigianato, Uppi e Federproprietà. 

La decisione di rivolgersi al tribunale amministrativo è basato sull'analisi della proposta, che secondo le associazioni appare "viziata da diversi aspetti di dubbia legittimità oltreché nel merito, con precipuo riferimento alla situazione di degrado diffuso dell’area oggetto della maggiore perimetrazione operata dalla soprintendenza riguardo il vincolo.

A spiegarlo è l'architetto Michele Laganà, presidente di Ance Calabria, in una nota: "Pur nella discrezionalità riconosciuta alla Soprintendenza, la scelta di vincolare un ambito urbano vasto, anche più ampio del centro storico, comprensivo di aree prive di pregio estetico notevole, desta dubbi e perplessità da valutare sotto il profilo della ragionevolezza e della proporzionalità dell’azione amministrativa ai fini del giusto bilanciamento degli interessi pubblici e privati in gioco, come anche sottolineato dalla giurisprudenza, in particolare della Corte Costituzionale".

Secondo la associazioni, il vincolo comporterebbe "notevoli sacrifici che vengono imposti agli immobili mediante la previsione di prescrizioni d’uso molto limitanti e questa misura di salvaguardia graverà sulla già debole economia della città di Reggio Calabria, con gravi ricadute sull’operato delle imprese edili, oltre che sui professionisti". Colpiti sarebbero anche i proprietari immobiliari che "si vedranno notevolmente danneggiati dopo aver investito i loro sacrifici, così vanificati, con un decremento del valore immobiliare, oggi vincolato".

Nel ricorso al Tar si rileva anche che la perimetrazione dell’area soggetta a vincolo risulta più ampia della zona A sia del vecchio piano regolatore, sia del recente Psc approvato alla fine dello scorso anno con anche il parere favorevole della stessa Soprintendenza, comprendendo anche zone di età più recente come il quartiere di Santa Caterina e l'area attorno al viale Galileo Galilei e la zona portuale, "caratterizzati - dice ancora Laganà - da degrado diffuso, in cui il valore estetico e l’esigenza di conservazione non si rinverrebbero, mentre emerge con forza la necessità di riqualificare e rigenerare il patrimonio edilizio”.

Nella proposta della Soprintendenza si evidenziano varie pecche della pianificazione urbanistica e paesaggistica ma, continua il presidente provinciale, queste considerazioni sembrano rappresentare "una denuncia verso la pubblica amministrazione deputata al controllo del territorio ed al rispetto delle norme, cioè il comune di Reggio Calabria, esponendo, inoltre, anche la categoria degli imprenditori edili e costruttori oltre che dei professionisti ad una anche non velata inadeguatezza a progettare e a costruire".

Continua l'architetto Laganà: "Nella proposta di vincolo si rinvengono prescrizioni d’uso degli immobili che appaiono delle vere e proprie prescrizioni urbanistiche che peraltro annullano di fatto quelle contenute nel regolamento edilizio ed urbanistico approvato nel Psc, conducendo peraltro a dubbi in termini di eccesso di potere nell’azione della Soprintendenza. Si sta vincolando un intero ecosistema urbano, che deve essere supportato nella trasformazione e l’adeguamento ai più moderni standard energetici, sismici e ambientali del patrimonio esistente, ai sensi della normativa in materia”.

Il tema della rigenerazione urbana non è invece "minimamente menzionato nella procedura iniziata dalla Sabap che, pur consentendo quasi sempre la demo-ricostruzione, neutralizza l’utilizzo delle nuove tecniche costruttive e soprattutto produce l’abrogazione, di fatto, delle novità introdotte con la rivisitazione e modifica dell’art. 3 del Drp 380/01 che, al comma 1, prevede, tra l’altro, interventi di ristrutturazione edilizia che perderebbero di efficacia, rispetto alle determinazioni assunte dalla Soprintendenza". Una norma di rango primario, approvata dal legislatore nazionale e che, per paradosso, sarebbe così in futuro applicata in tutto il territorio italiano, tranne che nel territorio del Comune di Reggio Calabria.

In gioco c'è, dice ancora Laganà, un giusto bilanciamento degli interessi pubblici e privati. E il presidente Ance richiama una contraddizione: “Appare singolare, stante la tutela imposta con la proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico, come la Soprintendenza abbia potuto intraprendere il progetto di trasformazione della piazza De Nava, il cui progetto - ampiamente dibattuto da associazioni culturali e fondazioni ambientali - appare in netto contrasto con quanto sostenuto dalla stessa nella vicenda del nuovo vincolo paesaggistico: il Piano De Nava, con la sua piazza intitolata all'illustre ingegnere, è considerato privo di valore storico e culturale se il progetto di demolizione e ricostruzione, peraltro con la sostituzione di diverse tipologie di materiali e morfologia urbana rispetto allo status originario, viene redatto dalla stessa soprintendenza, mentre diventa strumento vincolante se ad intervenire, sui propri immobili privati, sono i singoli cittadini”.

Non è chiaro secondo i ricorrenri quali siano stati gli elementi e gli approfondimenti che hanno portato ad una decisione così impattante ed importante per il futuro della città di Reggio Calabria. Si evince però, dalla documentazione Sabap, che tutto il territorio oggetto della proposta di tutela è di fatto vincolato da alcune disposizioni legislative già dal 1939. “Sembra di essere quindi di fronte ad una mera narrazione - prosegue Michele Laganà - circa la necessità di intervenire con la decretazione di urgenza da parte della Soprintendenza Abap di Reggio Calabria e Vibo, in quanto gli episodi edilizi susseguitisi negli ultimi 50 anni, sono stati quasi tutti sottoposti al vaglio della stessa autorità competente (provincia di Reggio Calabria e Soprintendenza) per il rilascio dei prescritti pareri paesaggistici e storico culturali”.

Le associazioni tracciano anche uno scenario futuro nella realizzazione di nuove opere pubbliche o riqualificazioni poiché la proposta di vincolo non fa nessun cenno alle possibilità derogatorie in tema di appalti pubblici. “Né lo stato, né la Regione, né Comune e Città Metropolitana potranno realizzare, nelle nove unità di paesaggio individuate, opere pubbliche (anche quelle programmate ed oggetto di finanziamenti in atto, ad esempio sul Pnrr) poiché sottoposte alle misure inibitorie della Soprintendenza. E nell'area identificata con n. 1, ricadono anche aree fuori delega comunale, di competenza dell’Autorità di Sistema portuale dello Stretto che vedrà, pertanto, sottratta la sua titolarità nella realizzazione di interventi programmati ai sensi di legge".

L’auspicio dei ricorrenti è che, oltre la decisione sul conflitto sorto attorno al vincolo, si possa creare un'occasione per ripensare una strategia urbana sostenibile per Reggio Calabria, "città - conclude Michele Laganà - caratterizzata da un progressivo spopolamento, con un gravissimo decremento demografico e un ingente patrimonio edilizio che deve essere messo al più presto in sicurezza”.

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